di Matteo Mereu, 25 anni, Laurea in Scienze della Comunicazione: attualmente lavora come segretario presso l’Università degli Studi di Cagliari
In questo articolo approfondirò il mondo della comunicazione giovanile, le varie forme di comunicazione e le dinamiche che queste innescano tra i giovani.
La gioventù odierna è completamente digitale, i ragazzi ormai utilizzano il cellulare per compiere quasi ogni operazione della loro vita (come se fosse un’estensione del loro corpo, un altro arto) e allo stesso tempo lo utilizzano sempre più di frequente mentre stanno facendo altro. Con questo voglio sottolineare che l’uso del cellulare in certi contesti ha assunto dei tratti morbosi, tanto da minare le capacità cognitive e di reazione dei giovani, andando ad incidere sulle scelte più importanti che la vita li chiama a compiere.
Non è un caso che sia fatto divieto di utilizzare i cellulari nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, mentre alla scuola secondaria di secondo grado l’uso del dispositivo è vietato solamente durante le ore di lezione fatto salvo che lo si utilizzi per scopi didattici.
Credo che l’uso del cellulare a scuola sia un’importante fonte di distrazione, e pertanto sono d’accordo col divieto.
La comunicazione dei giovani negli ultimi 30 anni si è evoluta moltissimo in termini di velocità. La comunicazione istantanea, un tempo propria del linguaggio orale, dell’oralità (discorsi vis a vis, telefono), è entrata a pieno titolo anche nella corrispondenza scritta. Mentre un tempo per comunicare con una persona distante era necessario scriverle una lettera o inviarle una cartolina, adesso basta accendere il proprio smartphone ed entrare su WhatsApp, l’app di messaggistica più popolare al mondo e quella più usata dai giovani.
WhatsApp è stato nel tempo aggiornato, sono state aggiunte le videochiamate di gruppo e le condivisioni di brevi video, la caratteristica principale di WhatsApp è la comunicazione in diretta botta e risposta. Un rischio derivante dall’applicazione del bottone verde è dato dal fatto che la comunicazione solo scritta è sempre filtrata; perciò, non vedendo le espressioni dell’altra persona, risulta difficile comprendere, o cercare di comprendere, i suoi stati d’animo.
Questo fa sì che la comunicazione via WhatsApp sia facilmente fraintendibile, spesso infatti possono nascere delle incomprensioni che derivano dal non avere il proprio interlocutore davanti, le emoticon non sono ovviamente in grado di trasmettere l’essenza delle emozioni che si provano, e inoltre anch’esse possono essere interpretate diversamente dall’altra persona. Con questo preambolo ovviamente non intendo dire che la comunicazione faccia a faccia non dia adito a fraintendimenti, i rapporti umani sono difficilissimi per natura, e tra i giovani lo sono ancora di più, in quanto entrano in gioco tutta una serie di dinamiche quali: la competizione, il voler apparire, la simpatia, l’antipatia ed emozioni come la vergogna, la timidezza, la rabbia, l’ansia e tanti altri.
Da un certo punto di vista si potrebbe definire anche la mia generazione una generazione digitale, in quanto con l’avvento del nuovo millennio la tecnologia ha fatto parecchi passi in avanti, soprattutto sul versante della telefonia e dei videogiochi. La generazione successiva alla mia è completamente digitale in quanto è nata con strumenti tecnologici all’avanguardia. Molti genitori in modo irresponsabile permettono l’uso del cellulare anche a bambini di pochi anni, ciò va ad incidere pesantemente sui giovani che diventeranno, l’esposizione al cellulare in bimbi così piccoli, infatti, atrofizza la struttura cerebrale proprio nei periodi in cui dovrebbe avere il massimo della plasticità al fine di permettere la formazione completa della persona di domani.
L’utilizzo massivo dei social network ha inoltre favorito la nascita di nuovi lavori quali l’influencer e il social media manager, il primo, o la prima, si occupa di creare contenuti per il grande pubblico che trasmette in diretta o in differita. Si potrebbe definire l’influencer come un’evoluzione dello youtuber, ossia il content creator (creatore di contenuti) per YouTube, la piattaforma video più famosa al mondo. Gli youtubers, figure ancora presenti nel contesto dei lavori multimediali, realizzano video afferenti alle tematiche più disparate e li caricano su YouTube, se riescono a riscuotere un certo grado di successo molte persone si iscriveranno al loro Canale, e di conseguenza il content creator, grazie ad una partnership con YouTube, dopo aver raggiunto un certo numero di iscritti, potrà iniziare a guadagnare dalle visualizzazioni che ricevono i suoi contenuti, che siano video lunghi oppure shorts. Video di 30-60 secondi che il colosso dei video ha ripreso dai Reels di Instagram, il quale a sua volta si è ispirato ai video di TikTok (social network basato sul video sharing che ha iniziato la sua ascesa nel 2016 raggiungendo il boom nel 2019 soprattutto tra gli adolescenti e i giovanissimi).
YouTube è quindi disposto a pagare i suoi partner con un alto livello di video sharing, ossia di visualizzazioni, in modo da aumentare gli ingressi sulla Piattaforma e di conseguenza i guadagni della stessa; la quale ha introdotto recentemente un abbonamento per ascoltare musica senza pubblicità (YouTube Music Premium, molto simile a Spotify, piattaforma musicale digitale che consente lo streaming, e quindi l’ascolto, on-demand di una miriade di brani). Anche Spotify è diffusissima tra i giovani e gli adolescenti, in quanto ti permette di ascoltare tantissimi brani, che selezioni da un catalogo in base ai tuoi gusti, senza pubblicità. Al contrario di YouTube Classic che trasmette alcuni secondi di pubblicità sulla maggior parte dei suoi video.
L’influencer non lavora con YouTube bensì attraverso i social, ed il social più gettonato dagli influencer è Instagram, social network che si basa principalmente sulla condivisione di foto. Instagram è nato come social di photo sharing, ossia condivisione di foto, per poi aggiungere anche i video in modo da rendere la piattaforma più accattivante, e soprattutto più interessante. Le piattaforme digitali sono continuamente in competizione per accaparrarsi più followers (seguaci) possibili, in modo da guadagnare di più attraverso le interazioni sui loro server. Come si può facilmente intuire il fine ultimo delle piattaforme digitali è sempre quello di guadagnare: si potrebbe dire che questo è lo scopo di ciascun professionista, certo, però ciò che contraddistingue le piattaforme digitali è proprio un accanimento quasi spasmodico nel voler guadagnare il più possibile quasi ad ogni costo. Facebook, che potrebbe essere definito il padre dei social network, è stato oggetto di sanzioni disciplinari per aver permesso, nel primo periodo della sua nascita, un accesso troppo facile ai minorenni, ossia una subscribe, un’iscrizione, quasi alla portata di tutti, per la quale serviva soltanto un indirizzo di posta elettronica, e non c’era nessun metodo di verifica dell’identità e dell’età anagrafica. In questo modo è stato dato uno strumento molto potente, come un social in grado di connetterti col mondo intero, a ragazzi, e spesso anche bambini, che non avevano gli strumenti per poterlo gestire. I social quindi, permettendo di iscriversi anche a bambini o adolescenti non ancora pronti, aumentano i propri follower ma allo stesso tempo tolgono tanto a bambini e ragazzi in termini di esperienze di vita e socialità. Il mondo dei social per un bambino può essere devastante, anche perché attraverso la piattaforma il bambino può accedere ad un’infinità di contenuti promossi dai vari guru del trading online, che se non utilizzati con criterio, e a volte anche se usati con criterio, possono portare ad investire e perdere grandi somme di denaro. Qualora un bambino dovesse avere accesso alle credenziali della carta di credito dei genitori, a motivo della loro trascuratezza nel custodire uno strumento così delicato, potrebbe facilmente sperperare tanti soldi col trading, inserendo le credenziali in siti fasulli oppure acquistando prodotti dal web, (anche se quest’ultima operazione necessita comunque della creazione di un account con posta elettronica e password). Ma in virtù di questo se il bambino in questione è un bambino già abituato all’utilizzo dei social allora potrà anche essere in grado di acquistare prodotti online, facendo perdere un sacco di soldi a mamma e papà.
Il social media manager è invece da intendersi come un professionista che lavora con i social network per accrescere la visibilità di un’azienda o di un libero professionista, attraverso un lavoro di grafica. Crea una brand identity spendibile sul mercato digitale e utilizza i canali social per comunicare costantemente la presenza sul mercato del cliente.
Noi giovani che abbiamo ereditato, grazie ai nostri genitori e ai nostri nonni, la libertà di comunicare le nostre idee e i nostri ideali, in questo mondo perlopiù fatto di apparenza, corriamo il rischio di farci intrappolare dal “consumismo comunicativo”.
Per concludere ci si augura che i giovani non cadano nella trappola che siano sempre pronti a tendere una mano reale all’altro e che usino le nuove tecnologie con umanità, ossia con il cuore.