di Cristiana Meloni
“Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni”, disse Frodo.
“Anch’io”, annuì Gandalf, “e così tutti coloro che vivono per vedere tempi come questi. Ma non spetta a noi decidere. Possiamo solo decidere cosa fare con il tempo che ci viene dato.”
(Il Signore degli Anelli)
Era la notte tra il 18 e il 19 marzo 2020. Un corteo di camion militari attraversava le strade deserte e silenziose di Bergamo, trasportando le bare di chi non ce l’aveva fatta. I cimiteri e i forni crematori erano al collasso, incapaci di sostenere l’ondata di morte che la pandemia da SARS-CoV-2 aveva scatenato. Quel mondo che si credeva padrone degli eventi, in grado di gestire ogni imprevisto, quella notte si scoprì fragile e indifeso. Le bare di legno, allineate una accanto all’altra, tutte uguali all’apparenza, appartenevano a persone che non avevano potuto ricevere un ultimo saluto: padri, madri, figli, nonni, nipoti. Uomini e donne falciati senza un addio.
A scuola abbiamo sfogliato, sottolineato e studiato innumerevoli capitoli di storia, sempre nel ruolo di spettatori. Crisi, guerre, catastrofi, epidemie, rivoluzioni: eventi lontani, da analizzare e ricordare. Poi, all’improvviso, siamo diventati i protagonisti di una delle pagine più tragiche, una che mai avremmo voluto scrivere.
Il Covid non è stato solo una pandemia, ma una cesura storica, una frattura netta tra un “prima” e un “dopo”. A distanza di cinque anni, la domanda è ancora lì, forte ed esigente: cosa abbiamo davvero imparato?
Il virus è scomparso dai titoli di giornale, ma le cicatrici restano evidenti: ingenti perdite umane, aziende chiuse, sogni infranti, un debito pubblico alle stelle. La sanità porta ancora i segni di una crisi senza precedenti, mentre il sistema economico, scolastico e finanziario fatica a riprendersi.
Abbiamo conosciuto il meglio e il peggio di noi stessi. Nei primi giorni, la solidarietà ci ha uniti di fronte a un destino comune; abbiamo visto il coraggio di medici, infermieri e di chiunque abbia sacrificato sé stesso per gli altri. Ma abbiamo visto anche la paura, l’egoismo e una disinformazione che si diffondeva veloce quanto il virus stesso. Abbiamo accettato restrizioni che mai avremmo immaginato possibili, adattandoci a una realtà fatta di distanze, certificazioni e schermi.
Eppure, oggi la memoria collettiva sembra già sbiadita. Spinta dal desiderio di voltare pagina, rischia di cancellare troppo in fretta le lezioni che ogni crisi porta con sé. Ma la storia insegna che dimenticare è il primo passo per ripetere gli stessi errori. Eventi di tale portata fanno tremare le fondamenta di un mondo in cui ci illudiamo di camminare sicuri e spensierati, mettendo a nudo ingiustizie sociali e fragilità sistemiche che per troppo tempo abbiamo ignorato. Non basta andare avanti come se nulla fosse accaduto: il vero nemico, oggi, è l’indifferenza. La stessa di chi nega l’Olocausto, di chi minimizza il dramma dei migranti nel Mediterraneo, di chi distoglie lo sguardo dalle macerie di Gaza, di Kiev, di ogni luogo dove la sofferenza viene taciuta. L’indifferenza di chi, dopo la pandemia, sceglie di dimenticare invece di imparare.
Sam: <<Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa >>.
Frodo: << Noi a cosa siamo aggrappati, Sam? >>.
Sam: << C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo>>.