di Giada Piras (Giovane studiosa della Resistenza)

A 80 anni dalla giornata del 25 aprile 1945, ricordiamo ciò che accadde dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. L’Italia, occupata dai nazi-fascisti, entrò in una fase devastante. L’8 settembre è considerato il giorno in cui iniziò la Resistenza, un movimento in cui giovani partigiani, civili, ex militari e moltissime donne scelsero di opporsi all’oppressione fascista. Mettendo a rischio la propria vita, combatterono per conquistare una libertà ottenuta con il sangue, il sacrificio, ma anche con la forza di un’idea condivisa: la volontà di riprendersi la vita e renderla degna di essere vissuta. Le azioni della Resistenza non furono solo militari, ma anche civili e culturali: stampa di giornali e volantini clandestini, sabotaggi, difesa della popolazione. La lotta partigiana univa tutti: uomini e donne, Nord e Sud, comunisti, socialisti, cattolici e liberali, accomunati dall’obiettivo di liberare l’Italia dall’oppressione nazi-fascista e rifondare il Paese.
Tra le fila della Resistenza troviamo due figure simboliche, esempi di coraggio e determinazione. Due donne, in egual modo madri della nostra libertà:
Irma Bandiera, bolognese, classe 1915, è una delle figure più emblematiche della Resistenza. Dopo l’armistizio, senza esitazione, si unì ai gappisti della divisione “Gianni Garibaldi”. Svolgeva un compito estremamente pericoloso: trasportava armi e messaggi, rischiando la vita ogni giorno.
Nel 1944 fu catturata dai fascisti a Bologna. Torturata per giorni nel tentativo di estorcere informazioni sui suoi compagni, Irma non parlò. I suoi ideali furono più forti della paura e del dolore. Fu uccisa il 14 agosto 1944 e il suo corpo martoriato fu lasciato per ore sulla strada, davanti alla casa dei suoi genitori. Quello che voleva essere un monito, divenne un simbolo. Quel gesto non intimorì la popolazione: al contrario, rafforzò lo spirito di ribellione. Ancora oggi, Irma è il simbolo del coraggio, della forza e del sacrificio. Con i suoi 29 anni e gli occhi pieni di libertà e speranza, contribuì in modo indelebile alla Liberazione.
Ada Gobetti fu un’altra figura simbolica della Resistenza. La tragica morte del marito Piero Gobetti durante l’esilio, non la fermò: Ada continuò il suo impegno politico e culturale anche sotto il regime. Dopo l’8 settembre, entrò nella Resistenza torinese come staffetta e dirigente dei Gruppi di Difesa della Donna, fondamentali per il coinvolgimento femminile nella lotta antifascista.
La sua voce risuona nei diari e negli articoli che scrisse, non solo durante la Resistenza ma anche nel dopoguerra. Dopo la Liberazione, contribuì alla ricostruzione democratica dell’Italia, divenendo una delle voci più autorevoli in tema di educazione dei bambini e di emancipazione femminile. Anche lei fu una madre della Repubblica, in senso profondo: voce della giustizia, dell’uguaglianza e della democrazia.
Dobbiamo ricordare che la Resistenza rappresenta le fondamenta della Costituzione italiana, del diritto di parola, del voto, della parità e di tutte le libertà di cui oggi godiamo. Tuttavia, spesso le diamo per scontate. Ci si dimentica che sono state conquistate con coraggio, sofferenza e sacrificio da parte di tanti giovani, che non dobbiamo dimenticare.
Il 25 Aprile non è solo un giorno in cui non si lavora o non si va a scuola. È una giornata commemorativa, per onorare il passato ma anche per ricordare che la libertà va custodita. Se oggi siamo liberi di esprimerci, anche in disaccordo, lo dobbiamo a quegli uomini e a quelle donne che hanno combattuto per tutti, anche per il loro nemico. Garantendo loro e a noi una libertà che non è un regalo, ma una conquista.