di Cristiana Meloni
Il 26 aprile 2025, sotto un cielo azzurro velato da leggere nuvole, migliaia di fedeli e oltre 150 delegazioni provenienti da tutto il mondo si sono riunite in Piazza San Pietro per rendere omaggio a Papa Francesco, scomparso la mattina del 21 aprile all’età di 88 anni.
Nonostante l’imponente afflusso di partecipanti, la piazza era avvolta da un profondo silenzio e da una commozione palpabile, segno di un popolo smarrito per la perdita di una guida spirituale che, nei suoi dodici anni di pontificato, aveva indicato con fervore il cammino della fraternità e della pace.
«Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita. E lo ha fatto con forza e serenità, vicino al suo gregge, la Chiesa di Dio».
Con queste parole, pronunciate durante l’omelia dal cardinale decano Giovanni Battista Re, si è rinnovata la testimonianza di quell’ideale evangelico di misericordia e servizio che Papa Francesco ha incarnato, riuscendo a toccare il cuore di uomini e donne di ogni fede, e perfino di chi non credeva. È innegabile, infatti, quanto sia stato una figura peculiare nel panorama ecclesiastico contemporaneo. Con uno stile pastorale diretto e spesso sorprendente, ha saputo rompere schemi consolidati, risultando “scomodo” per alcuni e “rivoluzionario” per altri.
Il suo pontificato ha restituito l’immagine di una Chiesa che, pur consapevole delle proprie fragilità, si impegna a raggiungere ogni persona, prendendosi cura dei bisogni di ciascuno senza mai voltarsi dall’altra parte. Una Chiesa capace di farsi compagna di cammino, sostegno nella prova, voce per chi non ne ha una. Nella sua celebre Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium — dedicata all’annuncio del Vangelo — ha dichiarato con schiettezza: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita nelle strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze». Parole che, con lui, hanno trovato concreta realizzazione, ma che, ancor prima, indicano una strada possibile da percorrere. Una strada che oggi appare più che mai necessaria, in un mondo lacerato da conflitti e divisioni, dove il dialogo e la ricerca della pace sembrano sfide ardue ma imprescindibili.
Proprio al termine della cerimonia funebre, la diplomazia internazionale si è mossa con passi incerti: l’incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky — entrambi presenti a Roma — testimonia quanto sia urgente e vitale ritrovare vie di riconciliazione e di speranza. Dinanzi alla fotografia, divenuta virale, dei due capi seduti uno di fronte all’altro nella penombra solenne della Basilica di San Pietro, c’è chi ha già parlato di “miracolo”. Ma forse, più che di un evento straordinario, si tratta di un segnale: un gesto simbolico che, pur nella sua brevità, ha riaperto uno spiraglio di dialogo, nel quale è impossibile non intravedere il riflesso dell’eredità lasciata dal Pontefice, che in diverse occasioni ha saputo aprirsi con coraggio e umiltà all’incontro con l’altro.
Ora che le spoglie di Papa Francesco riposeranno nella Basilica di Santa Maria Maggiore, cosa accadrà alla Chiesa?
Inizia uno dei momenti più segreti e affascinanti: il Conclave per l’elezione del nuovo Papa. Alla morte di ogni Pontefice si apre la cosiddetta “sede vacante”, e il governo della Chiesa passa temporaneamente al Collegio dei Cardinali, che ne terrà il timone in attesa del nuovo successore.
Per l’elezione, vengono convocati a Roma tutti i cardinali di età inferiore agli 80 anni, in qualità di elettori. Dall’esclamazione “Extra omnes”, nessun contatto con l’esterno sarà più permesso: inizia ufficialmente il Conclave. L’assemblea si riunisce nella Cappella Sistina, mentre i cardinali saranno ospitati presso la Domus Sanctae Marthae, con un percorso isolato per evitare ogni possibile comunicazione esterna.
I cardinali saranno chiamati a votare quattro volte al giorno: due votazioni al mattino e due al pomeriggio, finché non sarà raggiunta la maggioranza dei due terzi. Ogni cardinale scriverà il nome del candidato su una scheda, che, una volta raccolte, sarà bruciata. La combustione delle schede darà vita alla famosa fumata: bianca per l’elezione del Papa, nera per la non elezione. Teoricamente, può essere eletto qualunque uomo battezzato e celibe. Tuttavia, nella pratica, viene sempre scelto un cardinale.
Con l’inizio del Conclave, la Chiesa si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, in un momento di grande transizione. Mentre i cardinali si riuniscono in preghiera, con il cuore e la mente rivolti al futuro, l’eredità di Papa Francesco resta viva. Il nuovo Papa, scelto dai porporati, avrà il compito di portare avanti una Chiesa in uscita, pronta a rispondere alle sfide del mondo con coraggio, misericordia e amore, proprio come ha fatto il suo predecessore.