Marzia Cilloccu, la terza donna a ricoprire il ruolo di Alter Nos: un’unione tra fede, famiglia e impegno civico

di Cristiana Meloni

Marzia Cilloccu è una figura di spicco nel panorama politico e culturale di Cagliari, conosciuta per il suo impegno nella comunità e per la passione che anima da sempre le sue attività istituzionali. Consigliera comunale per tre mandati, ha dedicato la sua carriera alla promozione dei valori civici, con un’attenzione particolare alle pari opportunità e alla valorizzazione della tradizione culturale sarda.

Nel 2025 ha ricevuto l’onore di essere nominata Alter Nos, un incarico di altissimo prestigio che, per la terza volta nella storia, viene affidato a una donna. Il ruolo dell’Alter Nos, centrale nella Festa di Sant’Efisio, rappresenta l’unione tra potere civile e spirituale: un tempo simbolo del monarca spagnolo, oggi è la voce del Comune e del popolo di Cagliari nei giorni in cui la città rinnova il suo storico voto al Santo.

Durante la festa, l’Alter Nos non ha solo una funzione istituzionale, ma anche un compito profondamente umano e simbolico: accogliere e ascoltare chi affronta difficoltà, offrendo vicinanza e sostegno nel nome della fede e delle istituzioni.

La nomina di Marzia Cilloccu non è solo un riconoscimento al suo percorso politico, ma anche un tributo al suo legame profondo e personale con la spiritualità e la tradizione di Sant’Efisio. La sua presenza rappresenta un importante segnale di inclusione e testimonia il ruolo sempre più centrale delle donne anche nei riti civili e religiosi di maggiore rilevanza.

La redazione de La Riflessione, nella persona di Cristiana Meloni, ha avuto il piacere di intervistarla per permettere ai nostri lettori di conoscerla più da vicino e vivere attraverso le sue parole l’intensità dei festeggiamenti in onore di Sant’Efisio.

Mio padre, che aveva una grande fede, diceva sempre che non bisogna mai chiedere troppo, ma ringraziare sempre per ciò che si ha, impegnandosi per ottenere ciò che si desidera. Con queste parole, Marzia ci introduce nel suo modo di vivere e affrontare la vita, un principio che guida la sua carriera, il suo impegno civico e, oggi, il suo ruolo come Alter Nos nella tradizione di Sant’Efisio. Un ruolo che, come ci racconta nell’intervista, è ricco di significato non solo a livello pubblico, ma anche personale, legato alla sua famiglia e alla sua fede.

Come ha reagito alla notizia della sua nomina ad Alter Nos e cosa rappresenta per lei questo ruolo?

Ho reagito con profonda commozione ed emozione, e con grande gratitudine nei confronti del Sindaco per avermi investito di questo importantissimo ruolo. Devo dire anche del mio gruppo, perché il percorso politico è molto importante, in quanto per arrivare ad essere stata votata per la terza volta ed essere consigliera comunale conditio sine qua non, non si può avere questa investitura, a parte gli anni cui ci sono le elezioni e, dunque, si opta per persone non elette. La tradizione vuole, dunque, che siano consiglieri e, dal 2019, consigliere oppure assessore. Questo è il ruolo che bisogna avere per essere rappresentanti al posto del sindaco durante queste giornate, che abbracciano un lungo periodo che va dal 25 aprile al 25 maggio.

I festeggiamenti, molti non lo sanno, richiedono una grande simbiosi con l’Arciconfraternita, che è depositaria del culto di Sant’Efisio. Mi sono sentita responsabile dal primo momento in cui sono stata nominata. Per me, come dico sempre, ogni passo che faccio – sarà la vicinanza con la Settimana Santa che si intreccia senza soluzione di continuità con questi festeggiamenti, per il santo più amato da tutta la Sardegna – ha un forte valore personale.

Questo ruolo ha, infatti, un grande valore per me, in quanto legato alla figura di mio nonno. Fin da bambina, grazie a mia mamma e ai miei genitori, mi è stato trasmesso quanto fosse importante questo Santo, invocato tanto dai laici quanto dai devoti. Mio nonno, per grande devozione, riuscì coraggiosamente a portare in processione la statua di Sant’Efisio anche durante i bombardamenti del 1943, e riuscì persino a filmare quell’impresa. Questo è un ricordo che ha per me un grande valore spirituale e personale, che mi riporta ai valori della famiglia, del coraggio, della speranza, della pace e della volontà di portare avanti le proprie imprese senza paura, rispettando sempre certi valori.

Ha anticipato una delle prossime domande relative al suo legame familiare con la Festa di Sant’Efisio. Potrebbe approfondire meglio questo aspetto?

Per me è un tutt’uno. Non esistono due domande, ma una sola. Quando mi ha chiesto “cosa ha provato”, c’è stato un rimando immediato a tutto questo. C’è una simbiosi naturale con tutti gli eventi legati a Sant’Efisio: il martirio, che è il momento più importante celebrato il 15 gennaio, ma anche le processioni che si fanno durante l’anno. Come sappiamo, lo scioglimento del voto avviene anche durante la Settimana Santa, il lunedì mattina alle 8 e il lunedì dell’Angelo.

Un altro momento di scioglimento del voto è il ringraziamento per aver allontanato le navi francesi durante l’assedio del 1793. Sant’Efisio è stato invocato da tutti noi, e io considero un miracolo anche solo le fortune che ho: la mia famiglia, i miei figli, le amicizie, e il fatto stesso di essere stata nominata. Sono piccoli miracoli! Non bisogna, a mio avviso, chiedere sempre grandi cose – ovviamente la salute e la pace – ma riconoscere anche quelle che ci avvicinano a Sant’Efisio. Lui compie davvero dei piccoli miracoli, unendoci ogni anno. Tutte le comunità arrivano per rendergli omaggio, ed è davvero uno sforzo immane. Io, che ho avuto anche la fortuna – lo dico sempre – di organizzare tutto questo, di essere stata nominata assessora, considero anche questo un piccolo miracolo. Sono tutte fortune che uno si guadagna con l’impegno, ma non sono mai scontate. La devozione per lui mi ha sempre accompagnata, anche nella mia fede vissuta tutto l’anno in vari modi. Tuttavia, Sant’Efisio è sempre stato al centro dei miei pensieri e delle mie riflessioni.

Quanto sarà orgoglioso suo nonno?

La prima cosa che ho fatto – l’ho detto anche nelle prime interviste – il giorno dopo la nomina, è stata andare immediatamente al cimitero di Bonaria, dove lui riposa. Sono andata da lui e poi anche da mio padre, al cimitero di San Michele. Il mio pellegrinaggio l’ho fatto! Mi vengono ancora i brividi, perché li sento molto vicini.

Tra l’altro, anche mia mamma in questo momento non sta molto bene, quindi non potrà essere fisicamente al mio fianco, ma sarà a casa a guardarmi e a sostenermi. Colgo, a proposito, l’occasione per ringraziare tutti i mezzi di comunicazione che organizzeranno le dirette e permetteranno a tante persone – come mia mamma – di partecipare anche a distanza. È un aspetto che abbiamo riscoperto durante il periodo del Covid. Credo che in quell’occasione le persone abbiano anche avuto la possibilità di scoprire le tante attività che si svolgono dal 1° al 4 maggio. Non si festeggia solo il 1°, ma ci sono diversi riti che avvicinano tutte le comunità dei vari comuni. Questo ci riporta anche al senso del pellegrinaggio, all’insegnamento dell’anno giubilare. Ricordando, dunque, la recente scomparsa del Santo Padre Francesco, possiamo cogliere l’occasione per avvicinarci a una spiritualità che dovrebbe accomunare tutti, nei valori evangelici che, alla fine, sono i valori di ogni giorno.

In un anno giubilare, come questo, che ci vede pellegrini di speranza, qual è il messaggio che Sant’Efisio riesce a trasmettere ai credenti ma anche ai laici?

Quello di camminare insieme. Di unirci nei pellegrinaggi, che possono essere sia spirituali che fisici, come faremo noi adesso nei quattro giorni della Festa. Ma ci sono anche piccoli pellegrinaggi interiori, spirituali. Il valore del pellegrinaggio sta proprio in questo: nel desiderio di camminare insieme, condividendo valori come la speranza, la pace, la pazienza, l’amicizia, la fratellanza. Valori che sono sempre attuali.

In un periodo di guerre – penso anche alle macerie che mio nonno ha documentato – tutto questo assume un significato ancora più forte. È davvero un monito, un impegno che dobbiamo assumerci con ancora maggiore convinzione. Tutto, in un certo senso, ha avuto un’accelerazione. Penso alle parole del Papa durante la Pasqua e alla sua scomparsa, il giorno dopo: eventi che ci hanno fatto riflettere ancora di più.

È, quindi, una grande responsabilità che io sento tutta. Perché vedo i volti delle persone, vedo il loro trasporto. Vedo anche persone che magari non frequento durante l’anno avvicinarsi ai riti religiosi, partecipare ai pellegrinaggi. Magari non entrano nelle chiese, ma il pellegrinaggio rimane un momento che tutti condividono: laici e fedeli.

Lei è la terza donna nella storia a ricoprire questo incarico. Sente una particolare responsabilità nel rappresentare anche il valore femminile nella tradizione?

Sì, assolutamente. C’era un desiderio, una speranza… e anche questo è stato un piccolo miracolo. Un’impresa che abbiamo raggiunto tutti insieme. Ricordiamoci che lo scioglimento del voto è un voto municipale, non dell’arcidiocesi – che, chiaramente, è al fianco della municipalità. Dunque, in realtà, la nomina dell’Alter Nos, che vive in simbiosi con la Guardianìa dal momento dell’investitura fino a tutti i giorni della Festa, avrebbe potuto essere al femminile già da tempo.

È stato invece un desiderio preciso del sindaco Zedda quello di voler condividere questa nomina con la Confraternita. I tempi in cui sono stata Assessora alle Pari Opportunità e molto vicina all’Arciconfraternita erano davvero maturi. In quegli anni c’è stato un dialogo, una condivisione di intenti che ha convinto il sindaco a nominare la prima donna.

Questo per me è un altro traguardo raggiunto dalle donne. Nella scorsa consiliatura ce n’è stata un’altra, e ora questa nuova nomina da parte del sindaco rappresenta un messaggio molto, molto importante per tutte le donne.

Quindi sì, sicuramente sento una grande responsabilità. Perché la prima nomina di una donna come Alter Nos è anche un messaggio chiaro. Come si suol dire: “a buon intenditor, poche parole”. La parità si dimostra con gli esempi, e gli esempi servono!

Anche in questo senso, nonostante ciascuno viva la propria devozione a Sant’Efisio in modo personale, penso che l’esempio debba essere comunicato e reso visibile. È davvero importante!

Quali strategie vede possibili per coinvolgere maggiormente le nuove generazioni nella tradizione della festa di Sant’Efisio?

Allora, io sono convinta di questo, anche perché sono stata contattata da studenti, ragazzi e ragazze, che studiano questo patrimonio immateriale riconoscendone davvero il valore per le nostre tradizioni. Al di là del suo significato religioso e spirituale, la Festa di Sant’Efisio ha la capacità di rappresentare, nei quattro giorni della celebrazione, tanti altri valori – tra cui quelli ambientali. Percorriamo infatti territori ricchi di biodiversità, a volte anche molto particolari. È un valore culturale straordinario!

Recentemente ho pubblicato un post insieme a dei ragazzi che mi sono venuti a trovare: sosterranno un esame di giornalismo incentrato proprio sulle tradizioni, mettendo in luce la Festa di Sant’Efisio e i valori che essa racchiude.

Il valore culturale della salvaguardia delle nostre tradizioni, del nostro patrimonio materiale e immateriale, è centrale. Avevamo anche candidato la Festa di Sant’Efisio – e lo scioglimento del voto – all’UNESCO. Siamo arrivati nella lista rappresentativa, a testimonianza del fatto che tutti i criteri richiesti sono stati riconosciuti.

Possedere un campionario così ricco delle nostre tradizioni, concentrato in una giornata e poi diluito nei quattro giorni successivi, è un’occasione unica: colori, suoni, musica, i carri agricoli (le traccas), la ramadura… tutto questo è un patrimonio immateriale da tutelare. E credo che avvicini molto i giovani, sia nello studio sia nella spiritualità.

Vedo tanti giovani, di ogni età, partecipare con entusiasmo, fare a gara per indossare un abito tradizionale e ballare la sera. L’anno scorso, ad esempio, si è sentita molto la mancanza dei balli: è davvero una festa per tutti. E anche se si arriva stanchi a sera, c’è una grande voglia di ballare in Piazza del Carmine.

Io, poi, ho la fortuna di indossare l’abito tradizionale: sono socia sostenitrice del gruppo folk di Villanova – l’unico gruppo di Cagliari – e non tolgo l’abito fino alla fine del 1° maggio. Mi sento una plurimiracolata!

Mio padre, che aveva una grande fede, diceva sempre che non bisogna mai chiedere troppo, ma ringraziare sempre per ciò che si ha, impegnandosi per ottenere ciò che si desidera.

Per concludere, qual è il momento più emozionante della Festa per lei?

Il momento che mi emoziona di più è sicuramente quello in cui ho la possibilità di stare vicino al Santo, quando arriva sotto il Municipio. È lì che si realizza il congiungimento tra il momento laico e quello religioso. È un’emozione che ho vissuto intensamente quando ero Assessora, indossando l’abito tradizionale, vivendo il pellegrinaggio, preparando la ramadura.

Credo che sarà davvero difficile trattenere la commozione quest’anno, nel ruolo di Alter Nos, mentre scorterò il cocchio e omaggerò il sindaco che mi ha nominata. Mi vengono i brividi solo a pensarci!

Un altro momento profondamente significativo è l’arrivo a Nora, nel luogo del martirio. Sono questi, per me, i due passaggi più toccanti della Festa. Non è un momento solo cagliaritano: è lì che si compie lo scioglimento del voto, e quest’anno io sarò la testimone di tutto questo, con un ruolo davvero particolare.

Sono i due momenti più intensi per una persona come me, che vive questa esperienza sia come devota sia come parte dell’amministrazione, immersa nei riti e in questo mondo così profondo e magico che ruota attorno a Sant’Efisio.

Marzia Cilloccu- Alter Nos- saluta la folla di fedeli durante la processione
I meravigliosi colori di Desulo durante la processione

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