di Daniele Madau

Nel fine settimana il castello di Sanluri, in provincia di Cagliari, sarà animato da ‘Sanluri legge’, festival letterario che vuole far riscoprire Il fascino della lettura, che permette di sognare ad occhi aperti e vivere infinite vite, schiude le porte di universi fantastici e indaga la complessità del reale – per la poetessa Wisława Szymborska, “il gioco più bello che l’umanità abbia inventato” – per un ideale viaggio tra storie ed emozioni. La IX edizione del Festival Sanluri Legge è promosso dalla Città di Sanluri con il sostegno della Regione Autonoma Sardegna e della Fondazione di Sardegna e con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni (CeDAC Sardegna) e il coordinamento dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo. La rassegna letteraria, che porta nel cuore del Campidano giornalisti e scrittori di respiro nazionale e internazionale, spazia tra incontri con gli autori, recitals e spettacoli per affrontare questioni di scottante attualità, dalla cronaca alla politica, tra saggi e romanzi gialli e noir, accanto a storie di sport e ritratti d’artista, divagazioni sul sapere e sull’ignoranza, giornalismo d’inchiesta e memorie e leggende. ‘La Riflessione’, per l’occasione, ha potuto intervistare Michela Ponzani, storica, saggista, docente universitaria dalla solida e già notevole carriera di ricerca, volto televisivo apprezzato di divulgazione storica. Con lei, domenica 11 maggio, converserà Marianna Aprile, in un momento tutto al femminile, per analizzare l’attualità geopolitica. Noi abbiamo provato ad anticipare alcuni temi.
La prima riflessione, anche in virtù della più stretta attualità, come l’attacco indiano al Pakistan, ha come oggetto proprio la situazione internazionale; secondo la professoressa: ‘Viviamo un momento drammatico che, certo, non si può dire che non abbia precedenti. Dobbiamo tornare alla caduta del muro di Berlino, al biennio ‘89/’91, in cui si è rafforzata la nostra idea di Europa, che aveva avuto origine -ad esempio- dal manifesto di Ventotene, anche se non si è mai perfettamente compiuta. Dopo, appunto, la caduta del muro, ci si era convinti che la liberal – democrazia, nonostante guerre come quella dell’ex- Jugoslavia, dovesse prevalere sui concetti di nazionalismo; eravamo sicuri che misure e poteri che avevano il compito di equilibrare il potere politico, come la magistratura e come il giornalismo, avessero vita eterna. Stiamo vedendo,invece, come una certa morale di Stato, presente in nazioni come l’Ungheria di Orban, e come l’affermarsi delle destre estreme, stiano mettendo in discussione tutto questo. Gli storici hanno il compito far ritrovare bussola a una società che sembra averla persa e di attuare confronti col passato per poter decifrare meglio il presente: così facendo, capiamo che non stiamo vivendo qualcosa di simile al 1914 o al 1939, ma qualcosa di nuovo, perché sono le democrazie stesse che mettono in crisi la democrazia. L’esempio più eclatante è quello degli Stati Uniti, luogo che è sempre stato per noi un faro, a partire dalla liberazione dal nazifascismo e che invece adesso è quasi una delle cause di questa crisi‘.
Riscopriamo, allora, le radici dell’Italia repubblicana, nate dal sangue delle Fosse Ardeatine, oggetto dell’ultimo saggio di Michela Ponzani (‘Donne che resistono’, Einaudi), oltre che suo luogo del cuore, oggetto anche della sua tesi di laurea. Dopo la sua l’elezione nel 2015, fu anche il primo luogo che il presidente Mattarella scelse di visitare. ‘Come primo atto dopo la sua elezione – spiega la professoressa- il presidente Mattarella ha voluto recarsi nel mausoleo delle Fosse Ardeatine perché quello è un luogo simbolo dell’ antifascismo non retorico. Un antifascismo incarnato nei cadaveri di persone che avevano combattuto in Spagna o che erano andate al confino in Francia, originari di diversi stati e provenienti da diverse situazioni. Quel mausoleo è stato fortemente voluto dalle mogli, dalle madri e dalle figlie di coloro che sono stati uccisi lì, che sono impegnate e hanno combattuto perché ci fosse verità e giustizia. E verità e giustizia, oltre al loro valore intrinseco altissimo, sembrano un tema di estrema attualità, per contrastare anche le polemiche infinite e i falsi storici che, ciclicamente, ritornano. A me quel luogo è caro perché mi portava sempre mio nonno sin da piccola,in una sorta di pellegrinaggio. Mio nonno, fra l’altro, è uno degli ultimi reduci del bombardamento di San Lorenzo,e mi portava sempre lì perché in quel bombardamento era morto un suo carissimo amico medico, partigiano combattente catturato a causa di una spia fascista. Da qui dobbiamo partire per capire che Paese siamo e che Paese vogliamo essere: dalla resistenza tenace su quella fossa comune – perché questo era- che grazie a donne come la moglia e la figlia del tenore Nicola Ugo Stame, guidate da Vera Simoni, e dal lavoro dell’anatomopatologo Attilio Ascarelli, ha restituito memoria e identità dei caduti, rendendole vive e fondamento della nostra repubblica’.
Memoria e identità che anche le università, come testimonia l’opera di ricerca, insegnamento e divulgazione di Michela Ponzani, devono contribuire a ricostruire e tramandare. Le più grandi università americane, tuttavia, e quindi del mondo, sono sotto attacco. ‘Gli Stati Uniti, continua la professoressa – e io ne sono stata testimone diretta- sono sempre stati garanti della libertà d’espressione; perciò fa impressione vedere la repressione del dissenso e quasi l’azzeramento dei finanziamenti. Stiamo parlando dello Stato che vanta il maggior numero dei premi Nobel: da ciò si capisce l’entità del danno che la scienza subisce. Purtroppo, come testimonia il recente ‘Decreto Sicurezza’, anche da noi comincia a serpeggiare l’idea di repressione di ogni forma di dissenso. Per questo, compito dei docenti deve essere sempre di più quello di aprire le menti alla cultura e alla coscienza critica‘.
Una ricerca particolare, sorta in seno all’ università di Cagliari, vede la Repubblica Italiana nata, secondo la ‘dottrina della statualita’, per successive modifiche e ampliamenti, dal Regno di Sardegna, infeudato nel 1297 da Bonifacio VIII. Chiediamo un parere autorevole alla professoressa: ‘È una teoria che si conosce da tempo e che, purché non porti a chiusure locali, si può approfondire. Nell’università c’è sempre spazio per strade e ricerche nuove’.
Oggi è una giornata storica, quella dell’elezione papale di Robert Francis Prevost, Leone XIV. Durante la lunga conversazione con Michela Ponzani ancora non conoscevamo il nome del nuovo pastore della Chiesa, che giunge proprio dagli Stati Uniti di Trump, ma la professoressa ha ben chiara l’idea che si debba continuare a camminare sulla strada tracciata da papa Francesco: ‘Io vorrei che il nuovo papa faccia sì che la Chiesa sia sempre più accogliente, soprattutto verso gli ultimi: ho in mente la bellezza delle parole, lontane dal giudizio, di Bergoglio verso gli omosessuali. Non chiusa nella dottrina ma ferma nella condanna alla guerra e ai nazionalismi. Fedele al messaggio originale del vangelo, di amore universale’ .