di Francesca Basso e Viviana Mazza
Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.
Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e New York. Se Europe Matters vi piace, inoltrate questa e-mail a chi potrebbe interessare. Basta cliccare su questo link per iscriversi alla newsletter.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Ap)
Anche il fascino a un certo punto finisce. Gli Stati Uniti per decenni hanno suscitato sentimenti complessi di amore e odio, per quell’attrazione repulsione verso libertà e capitalismo spinto. Il sogno americano, l’idea che gli Stati Uniti sono una terra di opportunità, di libertà e uguaglianza che consente mobilità sociale per chi lavora duro e ha la volontà di avere successo, è stato uno sponsor potente, nonostante tutte le contraddizioni che porta con sé. Ma ora qualcosa si è rotto. Secondo l’Indice di percezione della democrazia 2025, pubblicato ieri, la percezione globale degli Stati Uniti è peggiorata in tutto il mondo nell’ultimo anno ed è peggiore di quella della Cina.
L’indagine è stata commissionata dall’Alliance of Democracies Foundation. Alla domanda sul perché la percezione degli Stati Uniti sia peggiorata, il fondatore dell’Alleanza ed ex segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha spiegato, riferisce Reuters, che «il presidente Trump ha innescato una guerra commerciale, ha rimproverato il presidente dell’Ucraina nello Studio Ovale, ha lasciato gli alleati vulnerabili e ha incoraggiato i nemici». «Non sorprende che le opinioni siano cambiate anche tra persone come me, che hanno trascorso la vita ammirando gli Stati Uniti e ciò che rappresentano», ha aggiunto.
Il sondaggio è stato condotto con la società Nira Data tra il 9 e il 23 aprile ed è basato su oltre 111.000 intervistati in tutto il mondo. Il rapporto è stato pubblicato in vista del summit sulla democrazia di Copenaghen, che si terrà oggi e domani. La percezione di Trump è negativa in 82 dei 100 Paesi in cui si sono svolte le interviste, mentre il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping sono stati giudicati negativamente rispettivamente in 61 e 44 Paesi.
L’indagine ha anche classificato la percezione dei Paesi da -100% a +100%. Se gli Stati Uniti hanno perso consensi rispetto a un anno fa, la Cina ha continuato a migliorare la sua posizione a livello globale, superando per la prima volta gli Usa e registrando percezioni per lo più positive in tutte le regioni tranne l’Europa. La Russia, la cui reputazione è crollata in seguito all’invasione dell’Ucraina nel 2022, è ancora (leggermente) più impopolare degli Stati Uniti (-9%), ma la sua immagine sta migliorando. Israele è il Paese con la percezione globale più negativa. Il tasso di percezione netta degli Stati Uniti è sceso al -5% dal +22% dell’anno scorso, il che indica un numero maggiore di intervistati con un’opinione negativa del Paese rispetto a quelli con un’opinione positiva. Per la Cina, la percezione netta è salita al +14% quest’anno, dal +5% dell’anno scorso.
In questa classifica l’Italia è il secondo Paese dell’Ue con il risultato migliore: +31% dietro al +33% dell’Olanda. La Germania ha ottenuto il +24%, la Francia +11%.
La reputazione negli affari è tutto e l’incertezza scatenata dalla politica commerciale di Trump sta presentando il conto. Visto dall’Europa, «l’era dell’alleanza euro-americana del secondo dopoguerra è finita», osserva l’ex ministra degli Affari esteri spagnola Arancha González Laya su Foreign Affairs nella sua analisi intitolata «La rinascita dell’Europa. Come il continente può sopravvivere all’antagonismo americano e uscirne più forte». «Compiacere gli Stati Uniti non funzionerà. Se l’Europa non vuole diventare vassalla di Washington o far parte della sfera d’influenza russa appena creata, deve prendere in mano il proprio futuro — osserva Arancha González Laya —. Il continente ha bisogno di una strategia chiara, di un’azione collettiva e di determinazione».
Tanto più che «l’amministrazione Trump non vuole che l’Europa abbia successo — prosegue —. Cercherà di indebolire il continente attraverso un mix di coercizione esterna e politiche predatorie: sostenendo di dover controllare la Groenlandia per la propria sicurezza nazionale, cercando un riavvicinamento con la Russia a scapito della sicurezza ucraina ed europea, indebolendo la deterrenza della NATO e costringendo l’Europa al commercio. E incoraggerà le forze antieuropee all’interno dell’Ue».
Quanto tempo ci metteranno gli Stati membri a realizzare questo scenario? I cittadini che hanno risposto al sondaggio lo hanno già percepito. Per ora lo sforzo dell’Unione è mantenere aperto il dialogo con gli Stati Uniti anche quando Washington sembra piuttosto sorda. Ma come sottolinea Marc de Vos sul Financial Times, «le nazioni europee devono prendere coscienza che il “progetto europeo” è ormai un progetto di hard-power che necessita di un’impronta geostrategica che vada oltre i suoi attuali confini».
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