di Francesca Basso e Viviana Mazza, per il ‘Corriere della Sera’
Benvenuti alla newsletter ‘Europe Matters’, che ci terrà compagnia settimanalmente: un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.
Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del ‘Corriere della Sera’ da Bruxelles e New York.

Donald Trump e Vladimir Putin hanno parlato al telefono per oltre due ore ieri mattina: era la loro terza telefonata dall’insediamento del presidente americano a fine gennaio. Amichevoli i toni: «Trump ha detto: “Vladimir, puoi alzare il telefono e chiamarmi in qualsiasi momento, sarò felice di rispondere e di parlare con te», come ha riferito un consigliere del presidente russo. Putin si è complimentato con Trump per la nascita del suo undicesimo nipotino, figlio della sua quarta figlia, Tiffany. Ma nonostante le descrizioni positive della telefonata («eccellente» ha scritto Trump; «molto informativa e molto franca» secondo Putin), una soluzione alla guerra in Ucraina non sembra vicina.
«La Russia e l’Ucraina inizieranno immediatamente i negoziati verso un cessate il fuoco e — cosa più importante — per porre FINE alla guerra», ha scritto Trump sul social «Truth». Le parole di Putin sono state tuttavia più caute: non ha segnalato una svolta nella posizione russa, né l’adesione ad una tregua di 30 giorni. Mosca — ha detto il presidente russo ai giornalisti — «proporrà ed è pronta a lavorare con la parte ucraina su un memorandum a proposito del futuro accordo di pace determinando una serie di posizioni, come per esempio, i principi di ricomposizione, i tempi di una eventuale conclusione dell’accordo di pace eccetera, compreso anche un possibile cessate il fuoco per un determinato periodo, in caso del raggiungimento delle rispettive intese». Ma Putin ha ribadito che «la posizione della Russia, in generale, è chiara: l’essenziale per noi è eliminare le cause prime di questa crisi» (parole in cui gli europei leggono la volontà del Cremlino di riportare l’Ucraina nella sfera di influenza russa). Il portavoce del Cremlino Peskov aveva detto già prima della telefonata, d’altronde, che — per porre fine alla guerra — sarà necessario «un lavoro accurato e possibilmente prolungato».
La mediazione
«Le condizioni verranno negoziate tra le due parti, perché è l’unico modo: solo loro conoscono i dettagli di un negoziato di cui nessun altro è consapevole», scrive Trump sul suo social Truth. E alcuni vi leggono la possibile rinuncia al ruolo di mediatore tra Russia e Ucraina; altri osservano però che questa verrebbe vista come una sconfitta del presidente americano. D’altronde, tornando a Washington da Roma, il vicepresidente J.D. Vance ha detto che gli Stati Uniti sono «più che aperti ad abbandonare» i negoziati, in assenza di risultati. Vance ha affermato che il tentativo di risolvere il conflitto è arrivato ad uno «stallo» e ha suggerito che il presidente russo non abbia «una vera strategia per uscirne» visto che ha «un milione di uomini in armi» e ha riconfigurato l’intera economia intorno alo sforzo bellico. Perciò la telefonata tra Trump e Putin mirava a capire se quest’ultimo è «serio» nel voler cercare un accordo, ha spiegato il vicepresidente americano; ma se non lo è, «alla fine dovremo dire: “Questa non è la nostra guerra, è la guerra di Joe Biden, di Vladimir Putin, non la nostra”».
Trump di certo è «sempre più frustrato con entrambe le parti del conflitto», ha detto la sua portavoce Karoline Leavitt prima della telefonata. E il suo obiettivo era «vedere il cessate il fuoco», che però ieri non si è materializzato.
Le sanzioni
I leader di Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia avevano parlato con Trump domenica sera, prima della telefonata. Subito dopo, il presidente americano ha chiamato Ursula von Der Leyen, Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Merz, il francese Macron e il finlandese Stubb oltre a Zelensky. Gli europei intendono rafforzare le sanzioni, visto che la telefonata non ha portato alla tregua, secondo un portavoce di Merz. In un’intervista, ieri, il segretario del Tesoro Scott Bessent non ha escluso ulteriori sanzioni contro la Russia, se Putin non negozia in buona fede. Anche Trump ha minacciato sanzioni nei giorni scorsi. Ma nell’ultimo resoconto del presidente americano sul social Truth ieri si ripeteva solo l’offerta di scambi commerciali «su larga scala» e potenzialmente «illimitati» tra Stati Uniti e Russia, di cui anche l’Ucraina potrebbe beneficiare: una conferma della fiducia nella diplomazia del commercio, anche se con Putin finora non ha portato risultati.
Il Vaticano
Trump ha osservato che il Vaticano è «molto interessato» a ospitare i negoziati, un’offerta accolta positivamente anche dagli altri leader europei e da Zelensky. «L’Italia è pronta a fare la sua parte per facilitare i contatti e lavorare per la pace», ha detto in una nota la premier Meloni. Il presidente ucraino si è detto pronto a studiare l’offerta russa, ma ha anche chiesto a Trump nuove sanzioni contro i settori bancario ed energetico russi. E gli ha chiesto di «non prendere decisioni senza di noi»: oltre al timore che Trump si sfili come mediatore, c’è quello opposto che possa accettare tutte le richieste di Putin pur di porre fine al conflitto.
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