‘Europe matters’ : l’analisi della politica estera con le corrispondenti del ‘Corriere della Sera’

di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e New York

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent e il segretario al Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer (Afp)

E se il tempo giocasse davvero contro Trump nella guerra dei dazi con l’Ue?

Regna l’incertezza. Questo sembra l’unico punto fermo nelle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti. Il presidente Trump è imprevedibile e questo complica i negoziati tra Bruxelles e Washington sulla disputa commerciale innescata dalla Casa Bianca. L’ultima mossa — l’annuncio venerdì scorso dell’aumento dal 25% al 50% da parte Usa dei dazi su acciaio e alluminio — ha annientato le speranze europee che si fosse aperto un nuovo capitolo nei negoziati sui dazi dopo la telefonata del 25 maggio tra la presidente della Commissione von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Trump. Quell’annuncio «compromette i nostri sforzi in corso per raggiungere una soluzione negoziata con gli Stati Uniti», ha ammesso ieri il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nel briefing quotidiano con la stampa. «Riteniamo che questa decisione aggiunga ulteriore incertezza all’economia globale e aumenti i costi per consumatori e imprese su entrambi i lati dell’Atlantico», ha aggiunto, ricordando che «l’Ue, in buona fede, ha sospeso le proprie contromisure il 14 aprile per creare spazio a un proseguimento dei negoziati».

I due presidenti avevano concordato di accelerare il ritmo dei colloqui. E questo nella pratica sta accadendo. «I team tecnici da Bruxelles sono in viaggio verso Washington D.C. proprio mentre parliamo», ha ricordato ieri Gill. Tutta l’attenzione adesso è sull’incontro di domani a Parigi, a margine delle riunioni dell’Ocse, tra il commissario Ue per il Commercio Maroš Šefcovic e il rappresentante Usa per il Trade Jamieson Greer. Ma è evidente che l’incontro di domani non sarà risolutivo e che resta sempre l’incognita Trump. Peraltro il commissario Ue Šefcovic e il segretario Usa al Commercio Lutnick sono «in contatto permanente» perché «fornire soluzioni lungimiranti rimane una priorità assoluta dell’Ue», ha scritto nei giorni scorsi su X il negoziatore europeo.

Secondo diversi osservatori la decisione di venerdì scorso di alzare i dazi su acciaio e alluminio è stata la reazione piccata del presidente Usa al soprannome Taco: Trump always chickens out, ossia «se la fa sotto». L’acronimo coniato da un opinionista del Financial TimesRobert Armstrong, è diventato popolare tra gli analisti di Wall Street per descrivere l’andamento dei mercati che crollano dopo le minacce di dazi di Trump per risalire quando desiste e dà più tempo per negoziare. Trump ha spiegato che è una tecnica negoziale: «Non mi tiro indietro: fisso tariffe ridicole per poi negoziare». Cosa che ha fatto anche con l’Ue. «Ho imposto all’Unione europea dazi al 50% — ha ricordato —. E poi mi hanno chiamato e hanno detto: “Per favore, incontriamoci adesso. Per favore, incontriamoci adesso”. E ho risposto: ok, vi darò tempo fino a luglio, e ho chiesto loro la data perché non volevano incontrarci, ma dopo che ho fatto quello che ho fatto hanno detto che erano pronti a incontrarci in qualsiasi momento e ora abbiamo una scadenza del 9 luglio». La ricostruzione però non è corretta, l’Ue è sempre stata fin dall’inizio aperta al dialogo e al negoziato e a eventuali incontri, non lo è diventata dopo le minacce di Trump.

L’Ue cerca di mantenere la calma e la razionalità ma è consapevole di dover essere pronta a reagire se le trattative non dovessero portare a un risultato reciprocamente vantaggioso: «Nel caso in cui i nostri negoziati non portino a un risultato equilibrato, l’Ue è pronta a imporre contromisure, anche in risposta a questo ultimo aumento dei dazi — ha spiegato Gill —. Ricordo che stiamo attualmente finalizzando le consultazioni per un elenco ampliato di contromisure (su esportazioni Usa per un valore pari a 95 miliardi di euro, ndr). Se non verrà raggiunta una soluzione reciprocamente accettabile, sia le misure esistenti sia quelle eventualmente aggiuntive dell’Ue entreranno automaticamente in vigore il 14 luglio o prima, se le circostanze lo richiedessero». Quelle già decise e congelate colpiscono le esportazioni Usa per un valore pari a 21 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi otto eurodeputati della Commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, tra cui Brando Benifei del Pd, che è anche presidente della delegazione per le relazioni Ue-Usa, sono stati in missione a Washington dove hanno incontrato funzionari dell’amministrazione Trump, tra cui l’Assistente rappresentante per il Commercio Usa per l’Europa Bryant Trick e la vice sottosegretaria per il commercio presso il dipartimento dell’Agricoltura Michelle Bekkering. Da oggi Benifei è di nuovo a Washington dove incontrerà la leadership democratica con una delegazione S&D del Parlamento europeo. «C’è da parte dell’amministrazione Usa un cauto ottimismo sul fatto che si possa arrivare a un accordo», ha spiegato Benifei al Corriere, aggiungendo che però «restano due temi difficili da discutere: i dazi reciproci al 10% su cui gli Usa non vogliono cedere, sono per loro una questione ideologica ma sono fuori dalle regole Wto, e la questione della legislazione: è forte la pressione sugli standard Ue sanitari, fitosanitari, agroalimentari e sulle regole sul digitale. La Commissione è sempre stata chiara su questo, spiegando che non c’è margine. Noi lo abbiamo ribadito: senza il Parlamento Ue le leggi non si cambiano e non c’è intenzione di mettervi mano».

La delegazione si è fermata a Washington da mercoledì a venerdì. «Abbiamo incontrato anche i produttori agricoli americani e i produttori dei semiconduttori, grandi aziende europee negli Stati Uniti e americane che sono in Europa — prosegue Benifei —. Abbiamo anche discusso con i rappresentanti dei governatori ed è stato molto interessante. Abbiamo avuto meeting con il Fondo monetario internazionale e con diversi think tank». Per Benifei «c’è una spinta americana a trovare un accordo che viene da un lato dalla decisione della Corte statunitense del commercio internazionale di annullare le tariffe reciproche, seppure temporaneamente sospesa da una corte d’appello, e dall’altra dal business americano: ad esempio i produttori di soia, che sono un pezzo fondamentale dell’elettorato di Trump, hanno paura di essere colpiti dalle contromisure europee. C’era un clima costruttivo e meno confuso rispetto a un mese fa, quando ero stato Washington e avevo avuto colloqui anche sul tema dazi».

Il negoziato non sarà semplice. La mossa Usa su acciaio e alluminio complica ulteriormente lo scenario. Per Benifei «l’Europa deve essere molto paziente e non aprire a concessioni sbagliate, perché l’Unione può ottenere un accordo favorevole per entrambe le parti e non ha necessità di fare concessioni unilaterali. L’Ue deve sfruttare la situazione americana, dove sembra che il tempo non giochi più a favore di Trump».  

  

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