Il discorso di Vance all’American Compass, il piccolo think tank del populismo economico conservatore

di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla rubrica ‘Europe Matters’ , un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e New York. 

Oren Cass, fondatore del think tank American Compass, con il vicepresidente J.D. Vance



I politici europei e italiani, quando visitano Washington, visitano spesso think tank di destra e di sinistra. Ce n’è uno che non tutti conoscono: “American Compass”, che è la casa del populismo economico conservatore a Washington. Sia il vicepresidente americano J.D. Vance che il segretario di Stato Marco Rubio, entrambi in linea per la successione a Trump, hanno parlato il 3 giugno al Gala di American Compass, che festeggiava il suo quinto anniversario. E’ stato fondato dall’economista Oren Cass, ex consigliere di Mitt Romney (il senatore repubblicano anti-trumpiano che perse le elezioni contro Obama 2).La visione di Cass, che rifiuta la triade “libero scambio, tagli alle tasse e deregulation” – cose che di solito piacciono ai repubblicani – per perorare la causa del protezionismo, di una nuova politica industriale e di restrizioni all’immigrazione, ma anche un approccio più aperto ai sindacati, è in grande ascesa sotto Trump e per questo è un think tank che è importante conoscere anche per gli europei. Vance ha dichiarato al Gala che questa visione “ha influenzato” sia lui che altre persone nell’amministrazione Trump. “C’è stato un momento della mia vita quando non mi piaceva parlate di politiche commerciali perché non avevo un dottorato in economia, ma è emerso che un sacco di persone con dottorato in economia avevano completamente torto”, ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti (qui i discorsi completi di entrambi).   Ma i limiti del reale di questi principi sono evidenti nel “Big Beautiful Bill” (come lo chiama lo stesso presidente Trump) ovvero la legge in discussione al Senato, che include una serie di misure assolutamente non populiste, come tagli alle tasse per le corporation e per i ricchi, e allo stesso tempo i tagli a Medicaid (programma di assistenza sanitaria pubblica per persone a basso reddito) e agli aiuti per comprare alimenti dati ai più poveri.I recenti disordini a Los Angeles sono l’ultimo strumento che Trump sta usando per cercare di spingere quei repubblicani che sono ancora restii ad approvare questa legge: la Casa Bianca mostra le immagini più violente di quelle proteste, iniziate venerdì scorso contro i raid degli agenti dell’immigrazione, per affermare che sono necessari ulteriori fondi per il controllo dei confini e per la lotta all’immigrazione illegale, nonché per le forze armate – fondi previsti anch’essi nella proposta di legge. Oren Cass ha parlato pubblicamente anche contro alcune delle misure previste in questa legge. In una recente intervista con il sito Politico, l’economista ha criticato i repubblicani al Congresso per l’incapacità nell’articolare una spiegazione economica coerente per i tagli alle tasse che sono stati proposti. Ha anche affermato che la legge non farà che aggravare la “crisi fiscale” aumentando il deficit – ragion per cui Elon Trump l’ha criticata apertamente – anche se Trump continua a negare che ciò accadrà (benché varie stime indipendenti mostrano che la legge aggiungerà 3 trilioni di dollari al debito nel corso del prossimo decennio). Eppure Vance e Rubio hanno partecipato alla festa. Entrambi, da senatori, avevano portato avanti un populismo economico più in linea con quello di Cass. L’ascesa di Vance alla vicepresidenza è una vittoria anche per Cass, con cui è amico da quasi dieci anni, sin dalla pubblicazione di Elegia americana (il bestseller autobiografico di Vance) nel 2016. Ma adesso che Vance e Rubio hanno lasciato il Senato per far parte dell’amministrazione Trump, entrambi hanno dovuto piegarsi al piano economico del presidente, in particolare sulla riforma fiscale, dove American Compass e altri hanno inutilmente tentato di spingere la Casa Bianca ad aumentare le tasse per i ricchi, e sui tagli al welfare. Allo stesso tempo però American Compass ha avuto difficoltà a far breccia nel cuore dei repubblicani più tradizionalisti al Congresso.Cass è un “nerd” della politica, che è allineato ai MAGA ma anche pronto a criticare alcune azioni dell’amministrazione, cosa che non tutti sono pronti a fare di questi tempi e che non tutti apprezzano nell’attuale Casa Bianca. Ha anche criticato il presidente della Heritage Foundation Kevin Roberts, affermando che i suoi commenti sul Project 2025 e la necessità di lanciare una “seconda rivoluzione americana” rischiavano di minare gli obiettivi più significativi del partito.  Ma il Gala del 3 giugno ha rappresentato un tentativo di accorciare parte delle distanze che si stanno creando tra l’amministrazione Trump e i populisti economici conservatori. Vance è emerso come “l’intellettuale” (come lo ha definito Cass) dell’amministrazione Trump e il più abile mediatore tra le diverse anime della coalizione trumpiana, come già fece tra i Maga e i “tech bros” a marzo, dove il vicepresidente usò un discorso ad un simile evento, organizzato da figure della destra di Silicon Valley per cercare di raggiungere una tregua tra “il mondo” di Musk e quello di Steve Bannon. Vance ha spiegato che queste fazioni della coalizione non devono necessariamente essere in conflitto. “L’idea che si può separare la manifattura e l’ideazione delle cose è sempre più irrealistica” ha detto Vance al Gala di American Compass, argomentando che l’attenzione alla rinascita industriale – anche tramite i dazi – che è cara ai populisti dovrebbe esserlo anche per gli oligarchi tech perché è la chiave della crescita economica. Di recente, ovviamente, Vance ha preso posizione al fianco di Trump nello scontro con Musk, ma nel suo commento online ha evitato di attaccare duramente l’uomo più ricco del mondo con cui aveva un rapporto già prima dell’ascesa alla vicepresidenza. Trump approva, perché il suo obiettivo finale è il passaggio del Big Beautiful Bill, una legge per cui ha bisogno delle firme di molti conservatori con idee diverse e che è cruciale per l’intero programma del suo secondo mandato.   

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora