l’occhiolino di Daniele Madau
Quante analisi abbiamo ascoltato, sino a pochi giorni fa, sull’ultimo referendum e sul mancato raggiungimento del quorum? Un numero imprecisato, indefinito se non infinito.
Commenti, proposte, spiegazioni, accuse – è un’attività che il mondo politico conosce molto bene, replicabile a tutti i campi della nostra società – sino ad arrivare a ciò che, così efficacemente, Tommasi di Lampedusa ha espresso tramite Tancredi nel Gattopardo (romanzo del quale i ragazzi maturandi hanno appena trovato un brano nella rosa delle tracce): «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Dato, però, che la citazione è più che abusata, ne vorrei proporre un’altra, altrettanto efficace; anzi, forse di più: «Prima pagina venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità». Come molti si ricorderanno, è tratta da Don Raffaè, di Fabrizio De André, anno 1990.
Questo gettare la spugna in modo codardo ma nobile, dopo un combattimento di sudore simulato, ricorda molto l’atteggiamento della politica attuale: come non ricordare, a esempio, i proclami sulle tasse agli extraprofitti bancari? Dimenticati, con gran dignità.
O la magra figura sui centri per migranti in Albania? Dimenticata, con gran dignità.
Così, a breve non si parlerà proprio più dei referendum e della democrazia partecipativa (argomento alto, tra l’altro); a meno che non spunti una proposta che non mi sembra di aver mai sentito, a meno che non mi sia sfuggita. Un referendum sul referendum. E’ cioè chiamare alle urne i cittadini con un referendum per poter eliminare (il referendum è sempre abrogativo…) il referendum stesso. Il meta-referendum. O il referendum iperbolico. Può essere un’ottima idea. Ma se non si dovesse raggiungere il quorum cosa vorra dire, che il referendum è vivo o morto? Non se ne esce…