di Marco Marini
Non so se avete notato che da un po di tempo a questa parte esiste, come dire, un movimento che si oppone al cosiddetto PENSIERO UNICO ed al POLITICAMENTE CORRETTO. Noto però che questo movimento si allarga e allora mi domando, allora state creando un nuovo PENSIERO UNICO ? E poi eravamo abituati a usare termini che avrebbero dovuto essere rispettosi della sensibilità dei nostri interlocutori. Certo le parole sono meno dannose delle bombe di Trump ma come si diceva un tempo “ LE PAROLE SONO PIETRE”. Secondo la Bibbia Dio creò il mondo con la parola e dalle chiacchiere di un oscuro caporale austriaco in una birraria di Monaco si è arrivati alla Shoah. Una nota avvocatessa divorzista ha affermato che NEGRO (nigger in inglese) deriva dal latino e che per questo si dovrebbe adoperare correntemente. Non so cosa ne pensino i cittadini afro-americani di quest’idea. O come quando ti chiamano SARDIGNOLO al posto di SARDO, molti di noi non gradiscono la parola. Questo preambolo per parlare del fatto che oggi ci schieriamo da una parte o da un’altra come se fossimo tifosi di una squadra sportiva. Ecco giustificato il titolo dell’articolo. Va tutto bene, ma lo considero deleterio quando l’argomento di cui si dibatte riguarda la salute (COVID per esempio) o il cambiamento climatico. Alcuni fautori dell’opposizione al pensiero unico, che oltre ad presentare trasmissioni televisive, imperversano in rete, youtube e altri social media, affermano, come ha fatto Nicola Porro giornalista di Rete 4 in un suo video, che sul clima si dicono fesserie, non è stato proprio questo il termine usato. Che altri scienziati, che lui ha contattato hanno smentito le ipotesi più catastrofiche. Salvo poi scoprire che solo il 2% di questi luminari affermano che il clima è sempre stato così con cambiamenti periodici nella vita della terra. Mi domando, allora il 98% restante è composto da ignoranti, imbecilli o hanno un interesse personale magari legati economicamente a qualche azienda privata che li foraggia per affermare che il mondo va a rotoli. Siamo nel pieno delle teorie complottistiche in un senso o nell’altro. Che l’uomo cerchi di manipolare la natura non mi sembra cosa strana. Il Messico ha accusato gli Stati Uniti di controllare gli uragani che nascono nella zona caraibica facendoli perdere forza quando transitano negli U.S.A. salvo riprenderla una volta lasciata la Florida o la California. Sarà. Ricordo che anche in Sardegna si cercava di “coltivare” le nuvole appesantendole con cristalli di ioduro d’argento permettendone così la pioggia in una determinata zona. Non se ne fece più nulla. Ora ci si pone la domanda, l’uomo sta veramente mettendo in crisi la Terra o le ondate di calore ed altri fenomeni estremi sempre più frequenti sono semplici fluttuazioni che rientrano nella normalità? La risposta è semplice, il cima variabile segue ritmi molto diversi da quelli del passato geologico. Cioè variazioni climatiche cicliche ci sono sempre state e con picchi ben più alti rispetto alle previsioni per i prossimi cento/duecento anni, ma mai con un’impennata repentina e drammatica come quella registrata negli ultimo cento anni. Questo rende inequivocabile l’impatto diretto o indiretto dell’uomo sul riscaldamento globale. Questo è quello che dicono i dati scientifici. Il resto sono solo chiacchiere. Chi nega l’influenza dell’uomo sulle variazioni climatiche afferma che la Terra vive cicli di riscaldamento e raffreddamento e quello attuale è solo uno di questi. Questo è vero ma le variazioni non hanno precedenti per intensità e velocità. E come si può dimostrare tutto questo? Gli scienziati analizzano le rocce ed i ghiacci presenti nell’Artide e nell’Antardide perché intrappolano nel loro interno le sostanze chimiche presenti nel suolo e nell’atmosfera (bollicine di aria imprigionate nel ghiaccio). Così apprendiamo che al tempo dell’estinzione dei dinosauri , 65 milioni di anni fa, la temperatura era 6/8 gradi più di oggi ed un ambiente tropicale dominava le terre emerse. A queste variazioni su scala di milioni di anni si aggiungono quelle del ciclo cosiddetto Milankovic, legati ai moti orbitali della terra nell’arco di migliaia di anni, variazione dell’eccentricità dell’orbita, inclinazione asse terrestre, della precessione degli equinozi (fenomeno dovuto alla precessione dell’asse rotatorio terrestre determinata dall’attrazione del Sole e della Luna sul rigonfiamento equatoriale della Terra per cui gli equinozi e i solstizi ruotano nel cielo e cambiano data; durante un periodo di precessione, circa 25.800 anni, essi anticipano di un giorno ogni 71,6 anni; a ciò si deve la variazione della posizione del polo nord celeste e delle costellazioni visibili in un dato luogo) . Questi fenomeni hanno una ciclicità prevalentemente di 41 mila e 100 mila anni e causano alternanza di periodi glaciali e interglaciali (innalzamento delle temperature medie). Si sovrappongono agli effetti delle variazioni i cicli solari con le radiazioni emesse dalla nostra stella, anche questi studiati con carotaggi nel ghiaccio. Altro impatto sul clima viene determinato dalle correnti oceaniche a loro volta influenzate dalle temperature atmosferiche. Infine anche le eruzioni vulcaniche producono anomalie, i cui effetti sono limitati a pochi mesi o anni. Gli scienziati possono affermare che negli ultimi 2 milioni di anni, le variazioni climatiche hanno seguito il ciclo Milankovic. Negli ultimi 800 mila anni si contano 8 cicli ciascuno composto da un ciclo glaciale (raffreddamento globale) e interglaciale (riscaldamento globale). L’ultimo periodo glaciale si è verificato circa 20 mila anni fa con un incremento delle temperature fino al periodo interglaciale tra 12 e 10 mila anni fa (Olocene). I dati raccolti ci dicono che negli ultimi 8 mila anni il clima è rimasto piuttosto stabile con variazioni limitate che nulla hanno a che vedere con quelle che si osservano da 100 anni a questa parte, quando si rilevano aumenti di 1,2 gradi in coincidenza con l’incremento del CO2 nell’atmosfera a causa delle attività industriali e inquinanti dell’uomo. Eppure c’è un gruppo di persone, tra le quali qualche scienziato e un paio di Nobel che negano le responsabilità dell’uomo sul cambiamento climatico. Ed invitano i governi a non seguire i protocolli di Kyoto del 1997 che chiedono la riduzione delle emissioni di CO2, ed a non ascoltare i “catastrofisti”. Tra i negazionisti, una novantina di italiani provenienti da vari campi di ricerca che però hanno scarsi legami con la scienza del clima (astronomi, fisica delle particelle, sismologi, oncologi, geomeccanici, cardiologi ma anche tecnici, insegnanti e autori web), che a detta dei fautori del cambiamento climatico, avrebbero prodotto 24 articoli in 10 anni sul fenomeno. Dunque nessuna competenza scientifica e una produzione scientifica irrisoria. E li si accusa di avere una grave responsabilità morale. La comunità scientifica ha messo nero su bianco la situazione con l’ IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) dell’ O.N.U. Firmando rapporti ogni 5 anni sulla situazione climatica, rapporti che servono ai politici e governi. Nell’ultimo inviato al nostro governo nel marzo 2023, si dice che i cambiamenti climatici sono dovuti all’uomo e che nel 2100 le condizioni saranno simili a quelle della Terra 3 milioni di anni fa. Quindi affermare che l’uomo non sia responsabile è solo un’opinione, dicono gli scienziati preoccupati del cambiamento. Ed invitano i negazionisti a produrre articoli in merito. Od organizzare convegni comuni dove dibattere la faccenda. Affermano che l’uomo non scomparirà e il mondo non sarà invivibile ma sarà differente, creando non solo problemi al clima con temperature superiori a 3 o 4 gradi rispetto ad oggi, ma sopratutto sui sistemi sociali, sulla produzione, sull’agricoltura, sull’economia e sui flussi migratori che diventeranno imponenti. Ci saranno più ondate di calore fino a 10 volte più di oggi e periodi di siccità 4 o 5 volte di più per ogni anno e il mare sarà più alto di un metro, sempre che non collassino le calotte polari. Roma sarà come Tripoli, Londra come Barcellona. Fra un po’ saremo 10 miliardi di abitanti e le persone più povere avranno maggiori difficoltà per mancanza di mezzi per affrontare il cambiamento. Già oggi milioni di persone si stanno spostando da zone come il Bangladesh. Per concludere la causa antropica del riscaldamento globale è innegabile , escluso per i negazionisti, l’aumento del CO2 nell’atmosfera segue incremento delle temperature. L’Accordo di Parigi ribadisce che l’aumento delle temperature rispetto ai livelli preindustriali si fermerà a due gradi e se non facciamo niente a 5 gradi. Non possiamo tornare indietro ma possiamo ridurre l’incremento oltre i due gradi perché questo condannerebbe le future generazioni a vivere in un pianeta ostile.