di Daniele Madau

Al contrario del parlamento inglese, squadrato e formato in maniera tale che gli opposti schieramenti politici siano contrapposti fisicamente gli uni agli altri, il parlamento italiano è emisferico, curvo, circolare, per farvorire il dialogo e non lo scontro.
Questo dialogo, sfociato in collaborazione, ha prodotto negli ultimi giorni ben due votazioni con ampia maggioranza favorevole, trasversale, su due disegni di leggi: uno sul femminicidio, considerato reato autonomo, e uno sulle banche, che non potranno più rifiutarsi di aprire un conto corrente a un cliente giudicato poco appetibile.
E’ davvero un evento che conforta, che mitiga la diffidenza verso la classe politica, che fa ben sperare.
Suffermandoci sul disegno di legge sul femminicidio, esso, riconosciuto come tale in base a determinate specifiche, verrà punito con l’ergastolo.
Parlamentari di tutti gli schieramenti hanno manifestato soddisfazione, in un clima di comune consenso.
Non si può che condividere sia il merito del disegno di legge sia le modalità con cui è stato approvato, e gioire con i relatori e con coloro che l’hanno votato.
Manca, tuttavia, ancora un piccolo tassello, per far sì che le donne – anche coloro che si sentono tali (così si esprime il disegno di legge) – vengano tutelate in tutto e per tutto, in ogni aspetto, rendendo la loro persona, come quella di ognuno, sacra e inviolabile, degna di rispetto, di amore, di valorizzazione.
Questo tassello che, inserito, porterebbe l’Italia al livello dei Paesi più avanzati in materia, riguarda la violenza sessuale: ancora leggiamo sentenze che ci lasciano sgomenti, che analizzano, in maniera a volte umiliante, i tempi di risposta a un tentativo di violenza o che giudicano una prova contraria alla presunta vittima il fatto che questa, nei momenti successivi alla violenza stessa, non manifestasse disagio o malessere. Potremmo avere in mente casi precisi, di stretta attualità.
Bisognerebbe guardare, allora, a Paesi come la Svezia, in cui la legge non è soggetta a interpretazioni e si basa su un principio chiaro: la presenza del consenso, manifesto e continuato in ogni momento, della donna al rapporto. Questo può venire meno in ogni istante.
Tale dovrà essere il prossimo passo, in una strada -lunga, dolorosa e coraggiosa – che ci ha visti partire dal nuovo diritto di famiglia, dall’abolizione del matrimonio riparatore, dalla riconversione della violenza da reato contro la morale a quello contro la persona, all’istituzione del codice rosso.
L’attenzione alla prevenzione e al consenso della donna, completerebbe un quadro che, con l’ultima legge, avrebbe solo l’approccio giustamente punitivo, mentre la sottolineatura sul consenso rimarcherebbe con forza l’idea preventiva di rispetto, di parità, di valorizzazione comune.
Coraggio, allora, abbiamo fatto tanta strada, non fermiamoci.
In realtà, ci sarebbe ancora tanto altro da fare. Per una volta, però, guardiamo alle cose belle, a tutta la strada percosa e al futuro, con fiducia, come se fossimo già vicini alla meta.