di Daniele Madau

C’è una Sardegna che brucia, e dove spariscono le spiagge, e c’è una Sardegna dove cadono ‘gocce di splendore’ a spegnere questi incendi.
Certo, solo metaforicamente, o simbolicamente, perché sono le gocce di poesia e canzone d’autore a soffocare i roghi di ignoranza e autodistruzione.
Come un lenitivo su una cicatrice, da Alghero all’Ogliastra (oggi ultima data a Lanusei, ore 21.30), la voce di Faber è tornata a casa e ieri si è posata sulla pianura profumata di mare del Sinis, nella terra dei giganti, nel Parco dei Suoni, che- come i teatri nella Grecia classica- si incastonano, come un gioiello, nel paesaggio, a impreziosirlo.
Ed ecco, allora, in una scaletta da brividi, alcuni dei versi più belli del cantautorato italiano: ‘per consegnare alla morte una goccia di splendore’, di coloro che vanno in ‘direzione ostinata e contraria’; ‘ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso’, dedicato all’anarchia; ‘ ti sveglierai sull’indaco del mattino’, tradotto dal genovese di ‘A cimma’.
A cantarli, nel tour che presenta il meglio di ‘De André canta De André ‘, Cristiano, figlio che sente il dovere di presentare le opere di Fabrizio, come ‘uno che le conosce bene’.
E, in effetti, gli arrangiamenti sono moderni, originali ma fedeli, belli, capaci di ringiovanire una poesia, e rodati.
Il tutto sotto un cielo generoso di stelle, che hanno visto ‘fremere al vento e ai baci’ la nostra pelle. Ad un tratto, incredibilmente vicina, ho visto anche una stella cadente. Agosto, dal concavo cielo sfavillano.
Eppure, uno dei momenti più alti è stato quello di silenzio, dedicato alle vittime palestinesi, insieme a tutti quelli delle guerre cantati dai De André.
In questa liturgia laica, c’è anche uno scambio della pace, a sancire il connubio inscindibile tra poesia e pace, tra cultura e splendore, tra i De André e la Sardegna.