I giovani del Giubileo: la bellezza di concedersi di sognare

di Sara Migheli

Cosa sente una ragazza che ha partecipato al Giubileo dei Giovani, con un milione di coetanei, una volta rientrata a casa? Ci racconta la sua esperienza Sara, nello spazio che, come sempre, ‘La Riflessione’ riserva ai sogni, ai sentimenti,  alle vite dei nostri ragazzi

Tor Vergata, sede della Veglia e della messa del Giubileo dei Giovani 2025

Sono Sara Migheli, ho 22 anni, sono cristiana e faccio parte della Gioventù Francescana di Cagliari, un gruppo di giovani che cammina nella fede sull’esempio di San Francesco d’ Assisi. Proprio attraverso questo gruppo sono partita verso Roma per  prendere parte al Giubileo dei Giovani che ha occupato le giornate dal 28 Luglio al 3 Agosto con tutta una serie di appuntamenti, in cui hanno spiccato la Penitenziale del venerdì, la Veglia del sabato e la Santa Messa della domenica . Inizialmente quando mi è stato proposto di partecipare ho semplicemente pensato che fosse un’occasione unica e irripetibile e che quindi non potevo non prenderne parte : l’anno giubilare non è come tutti gli altri, sussiste ogni 25 anni ( fatta eccezione casi  particolari ) e ciò mi ha fatto pensare che proprio per questa specificità valesse la pena esserci , inoltre pensavo a quanto sarebbe stato bello vivere quelle intense giornate in compagnia degli amici e ‘fratelli’ del mio gruppo ; insomma, ciò che mi ha spinto a partire è qualcosa di davvero banale e umano: tutti hanno desiderio di divertirsi in fondo, di stare insieme ! E provare qualcosa di nuovo è spesse volte collegato ad un animo curioso e giovanile.
Ero conscia che sarebbe stato un viaggio tosto e non una vacanza, dal momento che prendere parte a questi grandi eventi richiede un grande spirito di adattamento e resilienza, ma essere lì in compagnia rende tutto più sopportabile e trasforma anche i disagi e le incombenze in avventure da raccontare. Nel momento in cui prendevamo parte agli eventi , avvolti da tutte quelle  persone, era  impossibile non stupirsi . Anche se l’affaticamento e la stanchezza avevano messo a dura prova i nostri corpi, quell’atmosfera satura di ragazzi , che andavano tutti nella medesima direzione , cantando e ridendo , era in grado di strappare un sorriso. C’era qualcosa  che rendeva sopportabile la fatica , credo fosse quel senso di comunità, l’empatia e la vicinanza che potevi scorgere nell’attimo fugace in cui incrociavi gli  occhi di qualcun altro … Nella vita di tutti i giorni ci chiudiamo troppo spesso  in logiche di auto-conservazione e vediamo l’altro solamente come una fonte di problemi ,  in questo contesto invece ci sentivamo tutti sulla stessa barca e probabilmente proprio il comune scopo di essere lì a prendere parte al giubileo , ci faceva sentire una certa familiarità con l’altro, che rendeva i sorrisi  facili da donare.
Sono state giornate veramente difficili: l’assenza di riposo sufficiente e la frenesia tra un appuntamento e l’altro, ci hanno messo a dura prova e infatti non era raro che proprio nei momenti dove eravamo tenuti ad ascoltare , fosse difficile concentrarsi . Ma chi organizzava l’evento lo sapeva e ci anticipava nei nostri bisogni, cercando di venirci incontro in qualche modo  con un linguaggio un po’ più giovanile e prendendo in considerazione le  nostre fatiche:  infatti pur nella totalità caotica dell’esperienza certe parole sono rimaste impresse e hanno brillato dentro al cuore . Personalmente penso al “tutti, Tutti, TUTTI” pronunciato dal cardinal Zuppi giovedì 31 in occasione di un evento riservato ai pellegrini italiani , tenutosi a San Pietro; ho molto a cuore il tema di “Chiesa universale” , che accoglie le diversità e ciò  è stato per me come una carezza , mi sono sentita parte di una grande fraternità , ho sentito ravvivarsi il desiderio di essere con il  mondo un’unica grande famiglia , in cui tutti hanno un posto , una particolare chiamata , un particolare  sogno che è capace di completare un puzzle più grande…
Dopo  questa cosi grande esperienza, una volta a casa , ho pensato al fatto che la gioia e la letizia provate in quelle giornate fossero la conseguenza dell’apertura del mio cuore verso questo  Dio chiamato Padre che è stato eccelso protagonista del nostro giubileo. Per questo dentro di me si è ravvivato il desiderio di sognare , di sperare , di provare cose nuove ! Mi sento meno frenata dalla rassegnazione e dalle  difficoltà; stare in mezzo a tutte quelle persone e vivere questi avventurosi e intensi giorni con i miei compagni mi ha in qualche modo spronato a uscire dalle mie personali insicurezze, a concedermi di sperare e sognare … e credo che tutto questo racchiuda il desiderio più grande ,  celato in ciascuno di noi ,  di vivere assieme , uniti , in una  comunità umana ,  dove rispetto e amore sono vissuti con le proprie fragilità e unicità ,  nel desiderio che quella pace possa esserci davvero .

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