Il vertice dell’Alaska e i nuovi demoni

di Daniele Madau

Nel romanzo ‘I demoni’ di Fëdor Dostoevskij, in una riunione clandestina, il congiurato Šigalëv propone un nuovo sistema politico, in cui il 90% dell’intera popolazione del grande impero russo sia costretta a lavorare al livello più primitivo d’esistenza, rimanendo completamente sotto il controllo e dominata dal restante 10%.

Si parla di un romanzo di uno dei più grandi scrittori russi e della storia dell’umanità e, come tale, ad esso si può guardare per decifrare l’attualità, soprattutto quando sgorga dal mondo russo. Trump e Putin, presi singolarmente, hanno tratti da demoni, nella volontà di potenza, nelle ombre della loro persona, negli atteggiamenti e nei tratti politici, volti al dominio. Cosa si saranno detti? Non è dato saperlo con certezza. I diritti della stampa sono stati violati per necessità o per arroganza? Le trame al buio potranno portare luce? Da terra e acqua sporche potrà uscire altro dal fango?

A questo dobbiamo sperare, nella benevolenza del potere al suo stato più ostentato. È un innegabile passo indietro, eseguito calpestando il diritto internazionale e i traguardi raggiunti in termini di democrazia.

L’Europa ci consola, parlando di passi avanti. Speriamo. Spesso, in questo periodo, ricordandomi del ‘Non son mai stato tanto attaccato alla vita’ di Ungaretti, ho pensato: ‘Non sono mai stato tanto attaccato all’Europa ‘.

Però,  “Disgustoso, vergognoso e, in fin dei conti, inutile”, così giudica il vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin il giornale ucraino Kyiv Independent in un editoriale, ricordando il trattamento con tutti gli onori riservato allo zar in contrasto con l’umiliazione riservata a Volodymyr Zelensky in febbraio alla Casa Bianca. Come dare torto? Potremmo aggiungere il fatto che uno Stato aggredito veda discutere il suo aggressore del proprio futuro.

E non c’entra che lo si reputi sconfitto, pensando che sia giusto che il vincitore detti le condizioni: questo capitava alla Germania nazista nella II guerra mondiale. Ma il nazismo era l’aggressore. Quel nazismo di cui Putin, con grande enfasi, celebra la sconfitta ogni anno. Siamo tornati indietro. Speriamo di non rivedere altri demoni.

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