Le due settimane di ultimatum a Putin? Il tempo ha un valore diverso sulle due sponde dell’Atlantico

di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington.

Il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente ucraino Zelensky visitano il negozio della Casa Bianca con Trump che mostra loro un cappellino con la scritta “Altri quattro anni” dopo il summit del 18 agosto. In base alla Costituzione, il limite per un presidente è di due mandati di quattro anni e questo per Trump è il secondo (foto diffusa dalla Casa Bianca)

Mai come quest’anno la pausa estiva non è stata una pausa per l’Europa e tanto meno per gli Stati Uniti.

Il presidente Trump ha tenuto accesi i riflettori su dazi,Ucraina e Gaza e l’Unione europea si è trovata direttamente coinvolta pur senza riuscire a essere protagonista. Per usare le parole dell’ex premier Draghi, gli eventi recenti «hanno fatto giustizia di qualunque illusione che la dimensione economica da sola assicurasse una qualche forma di potere geopolitico» all’Unione europea. «Per anni l’Unione europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali — ha osservato l’ex presidente della Bce —. Quest’anno sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata».

La foto di von der Leyen accanto a Trump al Turnberry Golf Club del tycoon in Scozia per l’accordo sui dazi, a fine luglio, è il simbolo di una relazione subalterna che ha spazzato via ogni forma di rispetto tra alleati. E poco ha migliorato l’altra foto che resterà negli annali, quella scattata a Washington il 18 agosto, che mostra i leader europei al cospetto del presidente americano per discutere di Ucraina. È la fine di un’era. Gli europei stanno al gioco di Trump e cercano di blandirlo.

In questo scenario di incertezza, l’Ue cerca di mostrarsi unita pur senza esserlo, perché Bruxelles ha la consapevolezza di poter contare solo quando i ventisette Stati membri sono uniti. Trump ha l’effetto di dividere l’Europa. Le forze populiste fanno il tifo per Washington contro gli stessi interessi europei. E all’interno degli stessi Paesi si aprono fratture. Domani il presidente polacco Karol Nawrocki, fresco di elezione, nazionalista del Pis, sarà alla Casa Bianca invitato dal presidente Usa. Una missione che crea tensioni con il premier Tusk.Le posizioni di Nawrocki sull’Ucraina sono ambigue. Il suo veto alla legge per estendere fino a marzo gli aiuti polacchi ai profughi ucraini ha anche bloccato il finanziamento, di 43 milioni di euro, per il sistema Starlink usato da Kiev.

Ieri è scaduto l’ultimatum di Trump a Putin per un bilaterale tra Mosca e Kiev per avviare il dialogo sul processo di pace: o almeno Macron e Zelensky parlano di ultimatum, ma nei giornali americani questa parola è assente. Infatti, il presidente americano ha usato il termine «due settimane» per individuare scadenze così tanto spesso che il significato non è più chiaro. Il 15 agosto ha detto a Fox News che non doveva più pensare alle sanzioni, dopo l’incontro con Putin, ma avrebbe forse dovuto pensarci tra «due o tre settimane o qualcosa del genere». Il 22 agosto ha ripetuto che «entro due settimane» (quindi entro il 5 settembre) prenderà una decisione: e la scelta è tra nuove sanzioni oppure «non fare nulla e dire: è la vostra battaglia».

Per gli europei lo stallo è la prova della cattiva fede di Putin. La presidente von der Leyen in un’intervista al Financial Times ha detto che «Putin non è cambiato, è un predatore», Trump «vuole la pace e Putin non si siede al tavolo delle trattative… Ha un’esperienza negativa con Putin; sempre più Putin non fa quello che dice». La presidente ha sottolineato che «negli ultimi mesi abbiamo avuto diversi incontri in cui è stato ovvio che si può fare affidamento sugli europei» ed «è chiaro che quando diciamo qualcosa, la facciamo». Ma da quanto trapelato dalla Casa Bianca la fiducia di alcuni consiglieri di Trump verso gli europei non è forte: ritengono che «britannici e francesi» sono stati «costruttivi» (secondo fonti del sito Axios) ma che altri Paesi non siano pronti a impegnarsi e dipendano troppo dagli Stati Uniti per l’Ucraina. Alcuni consiglieri danno la colpa del fallimento dei negoziati non a Putin, ma a quei leader europei che continuano ad alimentare le «false speranze» di Zelensky nella possibilità di un accordo che non lo costringa a cedere una parte dei territori del suo Paese. 

Gli europei stanno cercando di trovare un accordo sulle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina per consentire al presidente Zelensky di sedersi al tavolo del negoziato con Putin da una posizione più forte. Giovedì a Parigi si riunirà la Coalizione dei volenterosi. Ma i ministri della Difesa e degli Esteri dei Ventisette che venerdì e sabato si sono riuniti a Copenaghen, non sono ancora riusciti a trovare la quadra: alcuni Paesi sono contrari alla possibilità di inviare una missione militare di addestramento dell’Ue sul terreno finché la guerra della Russia è ancora in corso; inoltre, Germania, Italia e Belgio dicono no alla confisca dei 210 miliardi di euro di beni russi congelati da usare per aiutare l’Ucraina (al momento sono utilizzati solo i profitti che generano). Sull’ingresso nell’Ue persiste il veto dell’Ungheria. E sulla volontà dell’Unione di riarmarsi per difendersi dalla Russia permangono i dubbi di alcuni grandi Paesi, a cominciare dalla Spagna (e anche l’Italia nicchia).

Tutte le carte sono nelle mani di Trump perché l’Ue senza gli Stati Uniti non è autosufficiente nella propria difesa e non lo è nemmeno per aiutare l’Ucraina.

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