da Genova, Alfredo Franchini
In questi giorni così cupi, in cui il canto della pace è sovrastato da assordanti grida alla guerra, riceviamo e pubblichiamo volentieri questo racconto da Genova, dove è di casa, di Alfredo Franchini, una lunga carriera nella ‘Nuova Sardegna’, amico intimo e biografo di Fabrizio De André, saggista ora in libreria per Arcana con ‘Dio è gratis. Il prossimo costa. Il vangelo di De André e Pasolini’

C’è qualcosa di nuovo nella politica e arriva da Genova. La mobilitazione della città e in particolare il peso dei lavoratori portuali hanno segnato la separazione o forse il divorzio della società civile dai governi. Donne e uomini mobilitati come non si vedeva da una ventina d’anni. C’è un clima nuovo perché il messaggio di Genova ci rivela che qualcosa può ancora cambiare.
Parliamo della Global Sumud Flotilla. Decine di piccole barche a vela o a motore fanno rotta su Gaza per portare gli aiuti a un popolo che vive il dramma dell’evacuazione.
A Genova – non a caso città medaglia d’oro per la resistenza – la raccolta di beni di prima necessità è stata copiosa ma è comunque l’aspetto meno importante della storia: le imbarcazioni dopo aver navigato in acque internazionali arriveranno a contatto con l’esercito di Israele deciso – secondo le dichiarazioni di un incauto ministro del governo Netanyahu, – a scambiare i soccorritori per terroristi. Se questo si avverasse la conseguenza sarebbe l’arresto degli attivisti e il sequestro delle barche. I piani di Israele sono chiari: fare pulizia etnica a Gaza e annettere alcune parti della Cisgiordania. Le domande sono tante: se ci fosse l’annessione di parti della Cisgiordania cosa farebbero gli Stati che sono intervenuti per l’invasione dell’Ucraina? E se si verificasse l’arrembaggio israeliano sulle piccole barche dei soccorritori, l’atto di pirateria non dovrebbe essere sanzionato? Ma c’è un’altra domanda che ci riguarda da vicino: cosa farà il nostro governo, sarà dalla parte di chi porta aiuto o di chi uccide donne e bambini?
Se la Global Sumud Flotilla che – ricordiamo – naviga nella totale legalità riesce ad arrivare in porto partirebbe un segnale forte di cambiamento. Le derrate alimentari sono tante ma la distribuzione sempre esigua servirebbe a raggiungere altri scopi come l’istituzione di corridoi umanitari.
Si è messo in moto un movimento di resistenza civile che porta una ventata di aria fresca; si era persa l’idea di poter cambiare le cose ma i portuali di Genova hanno riacceso la speranza: “Se Israele ferma le nostre barche noi bloccheremo tutta l’Europa”, hanno dichiarato i lavoratori portuali di Genova, “da qui partono 13-14 mila container all’anno per Israele e non uscirebbe più un chiodo”.
Alla fine, la Global Sumud Flotilla, derisa da quei fogli di carta della destra, peraltro letti da poche migliaia di persone ma lautamente sovvenzionati, potrebbe beffarsi delle potenze del mondo grazie al coraggio di uomini e donne incuranti di essere dipinti come profanatori delle leggi umane e divine. Del resto, si sa che persino le leggi del capitalismo sono state messe in crisi dai pirati pronti a sostituire la tesi della “mano invisibile” di Adam Smith con quella dell’uncino invisibile dei grandi bucanieri. Samuel Bellamy, ovvero Sam Black, il capitano pirata citato da Fabrizio De André nel disco “Nuvole”, affermava di avere “altrettanta autorità di fare la guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare”. In questo caso le barche della Flotilla non porteranno la guerra, sono volutamente fragili e disarmate, ma hanno l’autorità di chiedere la pace.