di Daniele Madau

Giornata di sciopero generale, forse legittimo, forse illegittimo; forse -date le motivazioni- legittimo pur essendo -secondo il Garante – illegittimo.
Le scuole sono vuote, le piazze piene. In Israele, gli attivisti sono trattenuti, in attesa di espulsione. A Gaza la popolazione subisce ancora l’azione offensiva israeliana; a livello internazionale, si attende la risposta di Hamas al piano di pace Trump-Netanyahu.
Siamo come col fiato sospeso in attesa di poter finalmente respirare, mentre questo fiato sospeso- nelle piazze – viene liberato con urla e grida di protesta. Il silenzio e la protesta, le mani alzate della Flotilla e la marcia dei manifestanti, il richiamo del Garante e il pensare ai diritti fondamentali, che vanno oltre le leggi scritte. Si chiamano leggi non scritte.
Lo sciopero è legittimo? Le acque davanti a Gaza sono acque territoriali israeliane? La Sumud Flotilla ha aiutato – e aiuterà- o no la popolazione, e la pace, a Gaza?
Credo che la riflessione debba essere un’altra, quella che da 2500 anni interroga la profondità dei cuori dell’Occidente, da quando una ragazza-Antigone-seppellì il proprio fratello Polinice, andando contro le leggi dello Stato e seguendo le leggi non scritte, quelle degli dei, quelle della pietà.
Ha pagato con la vita, col corpo. Quel corpo bagnato e arresosi – con le mani alzate della pace e della pietà – dei membri della Sumud, durante l’irruzione dell’Idf.
Quel corpo va oltre le leggi scritte e ci riporta a 2500 anni fa, quando – per le leggi non scritte dell’amore- fu seppellito il corpo di Polinice e, mentre siamo riportati a quel momento, abbiamo in cuore lo struggente desiderio di non vedere più corpi da seppellire, morti in guerra.