Alberto Trentini: un silenzioso Premio Nobel per la Pace

Alberto Trentini

di Daniele Madau

La Ong ‘Humanity and inclusion’, per cui lavorava Alberto Trentini, ha vinto il Nobel per la Pace nel 1997, per il loro lavoro contro le mine antiuomo. Siamo in periodo di Premio Nobel e si sentono varie candidature, anche auto-candidature, che rivelano un ego smisurato, in netto contrasto con l’atteggiamento di chi lavora per la pace in modo disinteressato, e perciò autentico.

Scrivo queste righe per mantenere vivo il suo volto, la sua storia, la sua situazione, la pressione verso i governi interessati -in primis il nostro – e per riflettere, secondo le richieste della madre, Armanda. Ma non è semplice trovare le parole.

Saper andare oltre l’interesse personale e favorire il bene, superando le logiche egoistiche ed economiche così naturali, forti, apparentemente invincibili, è un dono incommensurabile, così prezioso che nessun premio può bastare.

Questo faceva Alberto Trentini, in silenzio, seguendo il proprio cuore e la propria coscienza, in Paesi lontani, con i più fragili. Lontano da tutti, ma ben presente a sè stesso e alla povertà del mondo, alla sua coscienza e all’idea di bene, quest’utopia che, quando si vuole, è concretissima.

Noi lo abbiamo conosciuto solo perché è stato arrestato nella maniera più brutale possibile, mentre compiva il bene, che è il suo lavoro, senza accusa, senza una motivazione: come nel peggiore degli incubi, come nel ‘Processo’ di Kafka.

Altrimenti, non lo avremmo mai consciuto, noi avremmo mai saputo dei suoi passi, dei suoi gesti, delle sue mani tra i bisognosi di qualsiasi tipo di cura e di affetto.

Di quanti, allo stesso modo, non conosciamo nulla, eppure sono il respiro del mondo, quel soffio vitale che rende vivo – e non irrespirabile- il nostro pianeta, la nostra vita.

Lo so, lo stanno facendo tutti, ed è banale-ormai- proporre un Premio Nobel per la Pace: ma io lo voglio fare, perché non riguarda una persona o un’associazione, ma un gruppo di innamorati del bene, dell’amore, ed è l’amore che ama sè stesso, quanto di più alto si possa pensare. Per tutti loro che, silenziosamente, amano la vita e la povertà, e la curano, e la servono, io vorrei proporre il Premio Nobel per la Pace, senza che emerga un nome solo, perché, sono sicuro, al contrario di chi fa il proprio, loro non vorrebbero che si sapesse.

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