di Daniele Madau

‘Sai che cosa diceva quel tale? In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù‘ (Orson Welles, Il terzo uomo)
A parte qualche inesattezza, quest’aforisma sembra sempre essere valido – del resto, parliamo del genio di Orson Welles- per riflettere sul nostro sistema politico e sulla nostra società, che è specchio del nostro modo di vivere la politica. La nostra Italia non è terra di apatia o, quantomeno, di sereno vissuto quotidiano socio-politico, ma penisola di perenne tensione, di perduranti lotte dialettiche, di disparità insostenibili ma incolmabili, di picchi e cadute, di drammi plateali, di genio e sregolatezza, bellezza e volgarità, di logos e caos, di pathos.
Molti ci definiscono un laboratorio, e forse, in questo, c’è un fondo di verità, ma non si riesce a comprendere il perché. Berlusconi ha anticipato Trump per moltissimi punti di vista? Forse. E se sì, perché? La Francia sta vivendo ciò che ha vissuto l’Italia quindici anni fa in così tanti aspetti da rimanere quasi increduli? È verosimile. E se, invece, è davvero così, perché?
Ricordiamo tutti i sorrisi di Merkel e Sarkozy (Consiglio d’Europa 2011) a una domanda su Berlusconi. Come contraltare- un anno dopo- ci furono le lacrime di Elsa Fornero in conferenza stampa, per annunciare le riforma delle pensioni.
Ecco la nostra maschera: Pierrot, che ride e piange alla luna. Pochi sanno che, anche Pierrot, nacque in Italia.Il suo nome, infatti, è un francesismo che deriva dal personaggio italiano della commedia dell’arte, Pedrolino, interpretato nella celebre Compagnia dei Gelosi da Giovanni Pellesini alla fine del Cinquecento. Il personaggio fu portato in Francia, dove entrò a far parte dei repertori delle Compagnie francesi con il nome di Pierrot. I francesi lo reinventarono e diedero nuova vita a questo personaggio adattandolo al gusto loro e poi del pubblico delle corti europee. Nella versione francese Pierrot perse le caratteristiche di astuzia e doppiezza proprie di quello italiano per diventare il mimo malinconico innamorato della luna. Doppiezza in Italia, malinconia in Francia: fa riflettere, pur senza dare troppo peso a evidenti suggestioni.
Elsa Fornero fu bersaglio facile e indifeso di accuse e attacchi barbari, maleducati, a dir poco stonati. Ma ora le pensioni son sotto controllo, con un governo che – senza alcun giudizio nel merito e, soprattutto, di parte- è stabile e, verosimilmente, arriverà a fine legislatura. In Francia il governo non nasce perché non si vogliono accettare i 62 anni per le pensioni e perché non si può dar vita a un governo di unità nazionale, dato che Macron è esponente di parte, e non super partes come Napolitano con Monti.
Negli Stati Uniti, il culto della persona di Trump sta diventando abnorme, e perciò preoccupante. Chi non ricorda il culto della persona di Berlusconi? Così narcisistico, televisivo, divisivo, nazionalpopolare, italiano? Nanni Moretti, nel ‘Caimano’ mise in scena l’incendio del Palazzo di Giustiza a opera dei berlusconiani; la realtà ci andò vicino: fu solo assediato per qualche ora, e si cantò l’inno sulla scalinata. Negli Stati Uniti, il nano sulla spalla del gigante- Trump- fece assalire Capitol Hill. Nasce tutto dell’Italia? Come il Rinascimento ma, anche, come i totalitarismi di destra nel ‘900? E se sì, perché?
Ritornando, per concludere in leggerezza, al mondo cinematografico, il nuovo libro di Giovanni Floris, Asini che volano, propone l’ipotesi che prima ridevamo dei ‘cinepanettoni’, ora votiamo i personaggi che li popolavano (afferma, Floris, ricordando Lollobrigida: ‘ Ma un ministro che chiama l’amministratore delegato di FS per far fermare un treno e poter scendere alla fermata preferita, non è un tipico personaggio da ‘cinepanettone?’). E’ una tesi affascinante che, nuovamente, aggiunge mistero al nostro essere italiani, in bilico su un sorriso come su un rasoio, perché spesso quel sorriso diventa risata sbocciata e superficiale, più che strumento di comprensione, come per Pirandello.
Per Churchill gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre, e forse è vero anche questo. Ma, oltralpe e oltreoceano, si vive ciò che noi, forse, abbiamo già metabolizzato. E non si può neanche dire ‘mal comune, mezzo gaudio’, perché quel sorriso, affilato come un rasoio, lo abbiamo solo noi. Del resto, in quanto a sorrisi enigmatici, La gioconda è in Francia, ma è opera di un italiano.