Un ragazzo su quattro vittima di bullismo: più colpito chi è percepito come diverso

Comunicato stampa PK COMMUNICATION

Fondazione Foresta, il nuovo report svela il ritratto degli adolescenti italiani tra corpo, emozioni e identità. Più di uno studente su quattro ha sperimentato episodi di bullismo o cyberbullismo.  L’indagine su 5.849 studenti delle scuole superiori fotografa differenze di genere, abitudini e fragilità e sarà presentata a Padova il prossimo 17 ottobre. Il professor Carlo Foresta: “Il bullismo è uno specchio del disagio giovanile: dietro le prepotenze spesso si nasconde fragilità, bisogno di riconoscimento o assenza di punti di riferimento adulti”

La Fondazione Foresta ETS, punto di riferimento nella ricerca sulla salute e sul benessere giovanile, presenta il report 2025, un’analisi approfondita che ha coinvolto 5.849 studenti delle scuole superiori italiane principalmente delle province del Nord-Est.
Il quadro che emerge dall’analisi dei questionari restituisce un allarme preoccupante: più di uno studente su quattro è vittima di atti di bullismo o cyberbullismo. Si notano differenze significative per sesso e caratteristiche personali. Le femmine risultano più frequentemente vittime, i maschi più frequentemente autori. Il profilo delle vittime restituisce una fotografia di vulnerabilità emotiva e fisica. Tra i ragazzi vittime si osserva una maggiore prevalenza di sovrappeso/obesità rispetto ai coetanei non vittimizzati (26% vs 15%); tra le ragazze la differenza è più contenuta ma confermata (13% vs 7%).
Accanto ai fattori corporei, pesano diversità nell’orientamento sessuale e identità di genere. Tra le ragazze vittime la quota di chi si dichiara “completamente eterosessuale” è più bassa rispetto alle non vittime (57% vs 69%), mentre aumentano “perlopiù eterosessuale” (23% vs 19%), “bisessuale” (8% vs 5%) e “fluido” (8% vs 5%). Tra i maschi vittime scende la quota “completamente eterosessuale” (82% vs 90%) e crescono le minoranze (es. “omosessuale” 3% vs 1%, “fluido” 2% vs 1%). “Il bullismo colpisce soprattutto chi è percepito come diverso — per aspetto fisico, identità o modo di vivere l’affettività — trasformando la vulnerabilità in un bersaglio”, sottolinea Foresta.
Tra i segnali di disagio che accompagnano la vittimizzazione, emergono solitudine e sofferenza psicologica. Nel campione generale le ragazze dichiarano più spesso di sentirsi sole (quasi una su due tra le ragazze, uno su tre tra i ragazzi), quadro che si riflette in una maggiore percezione di isolamento nelle vittime. Sul fronte dei risvolti psicologici, la pratica di autolesionismo nel campione di studio è più di frequente nelle ragazze vittime di bullismo (21,1% vs 9,4% nei maschi), con indicazioni coerenti di maggiore ricorso a supporto psicologico nelle femmine (ha già usufruito o ne ha sentito il bisogno di supporto il 63,7% contro 32,6% dei maschi).
La figura del bullo, specie al maschile, si accompagna a una più alta propensione a condotte a rischio: si fuma di più (tra gli autori maschi la quota di non fumatori scende di oltre dieci punti rispetto ai non autori), si consumano più alcol e sostanze (solo circa un terzo dei bulli maschi dichiara astinenza), e si registra una maggiore esposizione a pornografia online e sexting.
“In alcune adolescenti il confine tra subire e agire è sottile: il dolore non elaborato può trasformarsi in rabbia”, commenta il professor Foresta. “Il quadro complessivo parla di un fenomeno a doppia faccia: le vittime — più spesso femmine — portano i segni della solitudine e del disagio, mentre gli autori — più spesso maschi — si distinguono per trasgressività e comportamenti a rischio, specialmente nell’ambiente digitale. Il contesto familiare non mostra fratture eclatanti, ma tra gli autori si intravede una minore coesione. Non esistono solo bulli e vittime: esistono adolescenti in difficoltà che usano la rete, il corpo o la violenza per esprimere ciò che non riescono a dire. Per le scuole e per le famiglie è un segnale d’allarme. Non bastano interventi punitivi: servono programmi di prevenzione che agiscano sull’empatia, sul rispetto e sulla gestione dei conflitti, integrando l’educazione digitale con il supporto psicologico. Serve un’alleanza educativa stabile tra scuola, famiglia e territorio: riconoscere presto i segnali, offrire ascolto, costruire reti di protezione e di responsabilità”.



SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – L’INDAGINE DI FONDAZIONE FORESTA (SINTESI)


L’indagine nazionale della Fondazione Foresta Onlus, condotta su 5.849 studenti delle scuole superiori (64% ragazze e 36% ragazzi) con un’età media di 18 anni, mostra dati significativi sul benessere psicofisico e sui comportamenti a rischio tra gli adolescenti italiani. Più di un terzo delle ragazze (36,4%) e un quarto dei ragazzi (25,2%) dichiarano di essere state vittime di bullismo o cyberbullismo. Tra chi compie questi atti, la prevalenza è maschile: 17,8% dei ragazzi contro 7,9% delle ragazze. Il peso corporeo emerge come fattore associato alla vittimizzazione: tra i maschi vittime di bullismo, il 26% è in sovrappeso o obeso, rispetto al 15% dei coetanei non vittime; tra le ragazze, le percentuali sono 13% contro 7%. Il tema della solitudine è molto presente, soprattutto tra le ragazze, che nel 72% dei casi dichiarano di sentirsi spesso o talvolta sole, rispetto al 48,5% dei ragazzi. Il disagio psicologico si manifesta anche attraverso comportamenti autolesivi: una ragazza su cinque (21,1%) ammette di essersi fatta del male almeno una volta, contro il 9,4% dei maschi. Tra i comportamenti a rischio, il fumo e l’uso di sostanze stupefacenti risultano più diffusi tra gli autori di bullismo: il 60,5% dei ragazzi autori fuma, contro il 28,5% dei non autori, e il 65,4% fa uso di sostanze, rispetto al 48,4% delle vittime. Infine, la sessualità online rappresenta un ambito di forte esposizione: tra le ragazze, il 52% delle autrici e il 42,3% delle vittime dichiara di aver inviato immagini intime; tra i ragazzi, le percentuali sono rispettivamente 42% e 31%. Nel complesso, i dati descrivono un quadro in cui bullismo, isolamento e comportamenti a rischio si intrecciano, delineando due profili prevalenti: vittime più spesso femmine, segnate da fragilità emotiva e solitudine, e autori più spesso maschi, con maggiore tendenza a fumo, sostanze e impulsività.

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