Ucraina, così lontani così vicini: l’Ue tra Stati Uniti e Russia

di Francesca Basso e Viviana Mazza,

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

Il presidente ucraino Zelensky con il presidente Usa Trump nello Studio Ovale (Afp)

L’illusione che si era accesa mercoledì scorso alla Nato è durata meno di due giorni. A spegnerla ci ha pensato Donald Trump venerdì, quando ha incontrato Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca. Riavvolgiamo il filo. Mercoledì scorso il segretario della Guerra Pete Hegseth ha partecipato al Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, che si è riunito dopo il vertice dei ministri della Difesa della Nato, e ha detto che gli Stati Uniti e i loro alleati adotteranno le misure necessarie per «imporre alla Russia dei costi per la sua continua aggressione» se la guerra in Ucraina non dovesse terminare. E ha aggiunto che «se dovremo compiere questo passo, il dipartimento della Guerra Usa è pronto a fare la sua parte in modi che solo gli Stati Uniti possono fare».

Abbastanza per far sperare a Bruxelles che Washington avesse finalmente capito di che pasta è fatto Putin. Ma il presidente russo è riuscito anche stavolta a convincere Trump. Ed ecco che dopo la telefonata di giovedì tra i due presidenti è spuntata l’ipotesi di un vertice a Budapest, proprio nella capitale con il governo finora più antieuropeista e più filorusso, critico nei confronti dell’Ucraina. Un assist al premier ungherese Viktor Orbán, che in primavera va a elezioni, ma anche l’ennesimo schiaffo all’Unione europea

Tutti in Europa hanno fatto buon viso a cattiva sorte, elogiando gli sforzi per la pace di Trump, continuando sulla strada dell’adulazione che tanto piace al presidente Usa. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, l’estone Kaja Kallas, ancora ieri ha detto che «Donald Trump è sincero nel voler porre fine alla guerra in Ucraina, è la Russia che non lo è». Dunque «non dobbiamo farci distrarre e convincere i nostri alleati in giro per il mondo che nulla di concreto avverrà a questi incontri se l’Ucraina e l’Europa non sono seduti al tavolo». Poi ha azzardato una critica a Trump senza menzionarlo, quando ha detto che fare pressione su Kiev affinché fermi l’«aggressione» russa in Ucraina «non è l’approccio giusto, non solo per l’Ucraina, ma anche per la sicurezza europea e globale, perché se l’aggressione dà i suoi frutti, incoraggia il suo ripetersi altrove». Anche per il presidente francese Emmanuel Macron ucraini ed europei «dovrebbero sedersi attorno a un tavolo».

Invece per ora niente. A Zelensky non resta che affidarsi agli europei. Giovedì parteciperà al summit Ue nel quale i leader dei Ventisette discuteranno del sostegno all’Ucraina, del prestito di riparazione da 140 miliardi finanziato dagli asset congelati della Banca centrale russa e del 19esimo pacchetto di sanzioni. Poi venerdì volerà a Londra per partecipare alla riunione della «Coalizione dei volenterosi».

Non solo Zelensky è in difficoltà. Lo è anche l’Unione europea che si trova messa in un angolo da Washington e Mosca. Ciò che manca all’Ue, come osserva sul Financial Times Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, sono «canali di comunicazione discreti con l’avversario» come invece esistevano durante la Guerra Fredda. «L’Europa è l’unica parte a non disporre di canali funzionali regolari con lo stato di sicurezza russo e il Cremlino — osserva Gabuev —. Persino Kiev ne dispone tramite intermediari in Medio Oriente e direttamente attraverso i negoziati con i russi a Istanbul: i colloqui potrebbero essere per ora sospesi, ma i team mantengono le linee di comunicazione».

L’idea di dialogare con la Russia è «divisiva» per gli europei, ammette Gabuev, riconoscendo tuttavia che non ci sono alternative tanto più che pochissimi leader europei attuali hanno esperienza di rapporti con i russi o sono considerati da loro credibili. Per Gabuev «è giunto il momento che l’Europa impari di nuovo la disciplina del dialogo con i suoi avversari». Di sicuro non può permettersi di non avere voce in capitolo. Ma il sospetto non è tanto che l’Ue non abbia più leader adeguati quanto piuttosto che abbia poco di interessante da offrire a entrambi, che forse è anche peggio in un mondo in cui sembra che a prevalere non sia più il diritto internazionale ma la legge del più forte.

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