di Silvana Porcedda

Riceviamo, e pubblichiamo volentieri, una riflessione nata dalla visione del nuovo film di Riccardo Milani ‘La vita va così’. Il regista (già alla direzione, nel 2022, di ‘Nel nostro cielo un rombo di tuono’, dedicato a Gigi Riva) torna a occuparsi di Sardegna con un film ispirato alla vera storia del pastore Ovidio Marras, che ha impedito la costruzione di un resort di lusso sulla spiaggia di Tuerredda, rifiutandosi di vendere un suo terreno.
In questi giorni è in programmazione nelle sale cinematografiche il film “La vita va così”. Un film che ha generato molta attesa e che, in particolare, ha suscitato la curiosità del pubblico sardo, il quale sta garantendo il tutto esaurito nelle sale.
Definirei il film come una tragi-commedia dalla tematica non del tutto inedita, ma che ha il merito di raccontare e descrivere molto bene, senza eccessiva enfasi, una caratteristica peculiare – o meglio, la caratteristica – del popolo sardo: la tenacia, l’ostinazione nel perseguire ciò in cui si crede, a tutti i costi.
La vicenda ruota attorno a un pastore che difende strenuamente un paradiso terrestre sardo, la spiaggia di Tuerredda, in una natura incontaminata che, al contrario, ricchi del nord e grandi imprenditori immobiliari vorrebbero devastare indiscriminatamente con il cemento. Questi offrono milioni di euro, convinti di poter comprare ogni cosa, inclusa la dignità delle persone.
L’aspetto tragico risiede nel paradosso: la tenacia del pastore ha salvato la bellezza naturale, ma ciò costringe i giovani sardi a lasciare la propria terra in cerca di lavoro. La natura, infatti, non genera stipendi; il sardo, per indole, fatica a essere un grande imprenditore (salvo rare eccezioni) e a far fruttare la natura rispettandola. Il pastore ha rifiutato milioni e ha vinto la causa contro il potente immobiliarista, ma suo figlio non è più potuto tornare al paese.
Finché la classe dirigente non darà il giusto valore alle persone e non garantirà il diritto di restare nella propria terra senza morire di fame, pur rispettando l’ambiente, ci sarà sempre il “potente di turno” in grado di comprare terre e coscienze.
Nonostante la tragicità del racconto, è emerso anche un lato ironico grazie agli attori e alle attrici, che con le loro performance hanno saputo strappare più di un sorriso allo spettatore. Il film merita di essere visto e di farne le dovute riflessioni.