Incontro con Rosy Bindi: ‘Stiamo perdendo il senso comunitario. Ho scritto un libro per difendere il bene essenziale, che è il presupposto di tutti gli altri, la salute’.

di Daniele Madau

Rosy Bindi, figura centrale del panorama politico e sociale italiano degli ultimi decenni, già ministra, presidente del PD e della Commissione parlamentare antimafia, sarà ospite, giovedì 27 novembre, del ‘Circolo Mazzolari’ di Tempio Pausania. Ricorderà Vittorio Bachelet e presenterà il suo libro ‘Una sanità uguale per tutti’. ‘La Riflessione’ ha potuto incontrarla, in un prezioso dialogo sulle tematiche del libro e su quelle di più stringente attualità

Presidente, partirei dalla stretta attualità. Oggi è il 25 novembre, giornata per l’eliminazione della violenza di genere. Da poco la Camera ha votato, promuovendolo all’unanimità, il disegno di legge sul consenso ‘libero e attuale’ all’interno di un rapporto sessuale. Sembra un importante passo avanti. Come lo giudica lei, di cui tutti ricordiamo le parole: ‘Non sono una donna a disposizione’?

Credo che sarebbe stato un passo importante, ma proprio oggi al Senato la legge è stata bloccata dalla maggioranza. E’ un fatto grave. Le donne avrebbero avuto uno strumento in più per proteggersi e non doversi giustificare davanti a un giudice, dimostrando che hanno subito davvero violenza e che loro non erano consenzienti. In ogni caso che sarebbe giusto, per le donne, non dover più essere sottoposte a interrogatori o richieste di prove che uniscano violenza ad altra violenza.

Ieri il ‘Campo largo’ ha vinto in due regioni su tre, ma l’astensionismo è stato elevatissimo

Il risultato era, complessivamente, annunciato. Diciamo che, con l’esito di ieri, nelle elezioni regionali siamo tre a tre, da un punto di vista di presidenze, dopo le tornate in Toscana, Calabria, Marche, Puglia, Campania, Veneto. Ma le regioni conquistate dal ‘campo largo’ sono molto più popolose, e questo è un dato a tutto vantaggio del centro-sinistra. E’ giusto quanto affermato dai suoi leaders sul fatto che anche le regioni sono contendibili. Ma la vera contendibilità deve basarsi sulla lotta all’astensionismo. In tutta Italia, infatti, sta governando una minoranza e questo è un dato che mette in crisi la democrazia stessa, dato dovuto ai tanti, e gravi, problemi avvertiti dalla gente che la politica non sa risolvere. Tutte le forze politiche devono farsi carico di questa emergenza ma, soprattutto, direi che è un dovere prioritario delle forze di centro-sinistra.

Lei sarà ospite, per parlare dei cattolici in politica e di Vittorio Bachelet, e per presentare il suo ultimo libro, del circolo Don Primo Mazzolari di Tempio. Quanto è stata importante la figura di Mazzolari nella formazione della sua persona?

Come tutti coloro che possiamo considerare, tra virgolette, ‘eretici’, ‘irregolari’, è stato un mio modello, un mio punto di riferimento. Come Don Milani, Dossetti, padre Balducci, La Pira, insieme a Moro e Bachelet, ha rappresentato sul piano ecclesiale e civile una ‘irregolarità’, una figura da ‘prete rosso’ o ‘comunistello di sagrestia’, come veniva chiamato La Pira, che ha anticipato i contenuti del concilio Vaticano II. Alla fine, però, come ci ha spiegato Papa Francesco, erano persone che seguivano il Vangelo, per i quali i poveri, gli scartati erano il centro della Chiesa e della vita civile

Vorrei parlare ora del suo libro, ‘Una sanità uguale per tutti’. Come è possibile che una conquista fondamentale come il sistema sanitario nazionale sia ora da difendere? Penso che, evidentemente, c’è stato un cambio di paradigma, che ha cambiato le priorità.

Se una società non è in grado di garantire a tutti, senza discriminare, la tutela del diritto fondamentale alla salute, attraverso un sistema sanitario che non può che essere bene comune e non mercato, quali altri beni sarà in grado di assicurarci? La salute è il presupposto di ogni altra attività della vita. Se una comunità non è in grado di garantire, in maniera uguale, questo bene, gli altri beni che fine faranno? Sì, è cambiato il paradigma. Quando la legge è stata votata- negli anni ’70 – insieme a tante altre, per dare attuazione alla nostra Costituzione, si respirava un clima culturale di amore nei confronti della cosa pubblica. Ora, dopo varie riforme, invece respiriamo un clima che è strettamente legato al pensiero politico dominante, in cui vale il denaro, la forza delle armi, l’individualismo. Penso a Don Milani:’ Ho scoperto che abbiamo lo stesso problema. Uscirne insieme è politica, uscirne soli è avarizia’. Siamo in un tempo di grande avarizia, di soluzioni individualistiche a problemi comuni. Abbiamo assistito, dagli anni ’50 a oggi, a varie fasi di partecipazione del popolo alla vita civile. L’astensionismo è legato anche a questo, a un progressivo allontanamento. La legge sul sistema sanitario, invece, la volevano tutti: le università, i lavoratori,le donne, gli intellettuali. Oggi, invece, ci rassegniamo davanti al fatto che ci stanno portando via il sistema sanitario nazionale. Io ho scritto il libro per combattere questo.

All’orizzonte, però, si profilano anche altri pericoli per la sanità, come l’autonomia differenziata o l’assenza di una lotta all’evasione fiscale veramente efficace

Sì, sono sintomi di quella perdita di senso comunitario di cui abbiamo parlato. Le tasse diventano ‘pizzo di Stato’, invece che il modo di contribuire ai servizi necessari. La, sacrosanta, autonomia diventa il modo per dividere il Paese e non per unirlo. L’unità nazionale, quindi, diventa un peso più che un’opportunità. Sul piano internazionale, poi, si ritorna ai nazionalismi, ai sovranismi, alla perdita di forza del diritto internazionale, e torna la guerra. Tutto si tiene. Noi, in questi ultimi cinque anni, ci siamo giocati ottantanni di storia.

Lei, negli ultimi tempi, più volte ha sottolineato l’urgenza di far sentire inclusa nel cantro- sinistra anche una parte più moderata. Ha in mente i cattolici?

Sì, anche se io non vorrei chiamare moderati i cattolici. Se oggi ci sono delle idee capaci di interpretare la radicalità del momento- penso alla dottrina sociale della Chiesa- sono quelle dei cattolici. Penso al magistero di Papa Francesco, e a quello di Leone: altro che moderati! Nelle loro parole c’è una forza dirompente. I poveri al centro, l’ambiente, l’immigrazione. Sono argomenti che ci spingono non al quieto vivere, ma alla radicalità. Come il vangelo, come gli ‘eretici’ di cui abbiamo parlato. Poi, certo, ho in mente anche cattolici moderati- pensando a chi ci ha governato per decenni- anche se De Gasperi parlava di ‘centro che marcia a sinistra’. Ho in mente tematiche di sicurezza, di politiche migratorie, che vanno trattate in maniera tale da andare incontro a una certa sensibilità. Penso poi ai ceti produttivi,ai professionisti che, tra l’altro, rischiano di venire traditi, se governati da una destra illiberale, che porterà, a breve, l’Italia in perdita, quando termineranno i fondi del PNRR.

Le non è più in Parlamento dal 2018. Alcuni suoi interessi, però, fanno ancora parte della sua vita. Penso all’attività antimafia, che, dopo essere stata Presidente della Commissione Antimafia, la caratterizza ancora

Da quando ho lasciato la politica, non ho più nessun incarico, che so, in qualche consiglio di amministrazione : credo di essere uno dei pochi ex politici ad aver preso questa scelta. Nella mia vita politica, ho dato tanto e ricevuto di più. Ho accettato solo la presidenza del comitato per i cento anni di Don Milani, perché il suo messaggio è di una attualità straordinaria, come quello di Don Mazzolari. Do una mano a Don Ciotti, un altro ‘eretico irregolare’, come quelli di cui abbiamo parlato prima, stando, però-come dire- in panchina.

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