‘L’amore mio non muore’ di Roberto Saviano: l’amore che fa paura alle mafie

di Daniele Madau

Roberto Saviano in scena in ‘L’amore mio non muore’

Nei giorni, culminati il 25 novembre, di lotta per l’eliminazione di ogni tipo di violenza di genere, il Teatro Massimo di Cagliari, grazie al benemerito circuito Cedac, ha scelto il modo più efficace per riflettere su questo dramma. Infatti ‘L’amore mio non muore’, portato in scena da Roberto Saviano, è un vero pugno nello stomaco, un ceffone di quelli che si danno con forza alle persone che hanno perso i sensi, per il loro bene, per farli rinsavire.

Roberto Saviano, la cui storia non è il caso di ricordare, che porta su di sè la fatica, il peso e la solitudine di decenni di lotta, ha portato in scena- in una scenografia essenziale- la storia di Rossella Casini, la giovane donna fiorentina vittima della ‘ndrangheta, protagonista di “L’amore mio non muore”, il romanzo da cui è tratta l’omonima pièce per la regia di Enrico Zaccheo e la produzione Savà Produzioni Creative, proposta in cartellone mercoledì 26 e giovedì 27 novembre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per la rassegna “Pezzi Unici”.

Una tragedia è caratterizzata dal fatto che, partendo da una situazione con possibili esiti positivi, la storia precipita verso il finale tragico. Qui la storia parte da un incontro d’amore, che avrebbe tutte la possibilità di far sbocciare una delle migliaia di possibilitià dell’amore. Ma il contraltare della passione è la ferocia nera e insensata – l’opposto della fertilità dell’amore – della criminalità organizzata, che arriverà a distruggera ogni traccia non solo dell’amore potenziale, ma anche del corpo stesso di Rossella. La protagonista, infatti, che si è innamorata di Francesco Frisina, uno studente cresciuto nella Piana di Gioia Tauro, i cui genitori sono però legati al clan dei Gallico, sparirà, uscirà da questa vita come un sussurro, agnello sacrificale di logiche di morte.

In “L’amore mio non muore” , lo scrittore intreccia fantasia e cronaca, arrivando a delegare a poesie scelte -quelle a lui più care- i tratti di narrazione che non possono essere raccontati, perché la vicenda è frammentaria, ricostruita con fatica dall’autore.

«Ho deciso di scrivere questo romanzo per raccontare la storia d’amore più drammatica e potente in cui mi sia imbattuto» – afferma Roberto Saviano –. «Raccoglie tutti i colori dell’umano sentire: l’ingenuità e lo slancio, la devozione e l’ossessione, l’amicizia, il desiderio, il coraggio, la delusione, il fraintendimento, il tradimento, lo schifo e la tragedia. Eppure la certezza che proprio nell’amare risieda l’unica possibilità di verità e di senso non viene mai meno. L’amore non muore».

Roberto Saviano, con la capacità che gli è propria, svuota il suo animo con questa storia, parla anche di sè stesso, ci inonda di descrizioni sull’amore e gli innamorati. Ci tiene incollati alla sedia e fa sì che l’ora e mezzo di spettacolo passi in un attimo. Si prende gli applausi non appena appare in scena, che sembra gli siano davvero graditi, perché testimoniano l’essere del pubblico dalla sua parte, in tutte le lotte che combatte.

Cita due volte Michela Murgia e non rinuncia a incursioni sull’attualità delle mafie, di cui dimostra di essere davvero uno dei massimi esperti.

“L’amore mio non muore” si muove nel solco del teatro civile e dell’arte come ricerca della bellezza, come riparazione dell’atrocità subita da Rossella Casini in una vicenda emblematica, quella dell’eroina forte del suo amore puro e totalizzante contro il mostro del Male. In“L’amore mio non muore”, infatti, «ogni pagina ricompone l’amore, / ogni pagina ripercorre l’orrore, / questa è la mia vendetta / per te». Una vendetta di consapevolezza, bellezza, amore, arte. L’unica vendetta lecita.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora