Lo scandalo dello sfruttamento di molti che genera il lusso di pochi, a cui contribuiamo

di Daniele Madau

Una sfilata di moda

La capitale della moda, Milano, sta indagando su sé stessa. Il pm di Milano Paolo Storari, infatti- a capo dell’indagine sul fenomeno del caporalato in quel mondo – ha chiesto, con un’attività dei carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro, a nuovi 13 grandi gruppi del settore di “consegnare” tutta “la documentazione”, in particolare quella sui “sistemi di controllo” sulla catena di appalti e subappalti nella produzione. 

E’ necessario presentarne i nomi, oltre a quelli noti di marchi del lusso già finiti nel mirino, tra cui il più recente caso è quello di Tod’s: si tratta di Dolce&Gabbana, Versace, Prada, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia, Off-White Operating.

In particolare, nelle richieste di consegna della documentazione, che servirà per gli accertamenti necessari, il pm Storari informa che dai filoni di inchiesta su altri colossi della moda “sono emersi episodi di utilizzo” di lavoratori cinesi sfruttati in laboratori o opifici-dormitorio, dove sono stati trovati anche prodotti dei marchi ora finiti nel mirino. 

Per tutte le 13 società, dunque, la Procura evidenzia questi sospetti casi di caporalato nella filiera produttiva e, come tali, da approfondire.

Pur premettendo necessariamente che si è ancora alla fase delle indagini, la notizia ci dovrebbe portare a una riflessione profonda sul mondo della moda e dei marchi non solo di lusso, ma anche, semplicemente, di moda.

I reati ipotizzati sono gravissimi, ma non percepiti come tali. Vi è un’indulgenza diffusa verso questo mondo, i cui motivi si possono capire. In realtà, non si dovrebbe parlare di indulgenza, ma di sottomissione, che spiegherebbe l’indulgenza. Dove andrebbe a finire tutta la retorica del made in Italy se non ci fosse questa indulgenza? E sugli imperi creati da Missoni e Armani? Dove andrebbe a finire la corsa ai regali-siamo in periodo di Natale- se riflettessimo su queste accuse? E il Pil italiano? Eppure, proprio a proposito di Pil, non dovremmo mai dimenticare il discorso di Robert Kennedy: ‘Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base a esso – quel PIL comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, e i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini […]Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani.’ In nome delle nostra gratificazioni, della nostra retorica, del nostro shopping, del nostro consumismo, contribuiamo allo sfruttamento di migliaia di persone (nessuno ricorda l’eccidio in Bangladesh di una decina di anni fa, quando crollò uno di questi laboratori). Lo facciamo per poi essere a nostra volta sfruttati da questi marchi, che applicano il loro logo su questo sfruttamento per poi sfruttare, tramite i prezzi esorbitanti, noi. E poi vivere nel lusso. Non possiamo definirci inconsapevoli, ne siamo coscienti. Per esempio, Roberto Saviano lo scrisse benissimo in ‘Gomorra’. Così come vediamo la magrezza delle modelle, o le etichette degli abiti con la loro provenienza, o le condizioni in cui operano i laboratori cinesi che son presenti nelle nostre città. Nessuno è inconsapevole. Eppure Tod’s ha affermato di esserlo, e di esserne parte lesa. Neanche uno, ovviamente, con un po’ di buon senso e di riflessione, ci crederebbe. E se anche fosse così, sarebbe ugualmente grave perché, se tieni al tuo prodotto e al suo nome, dovresti curare e curarti della filiera. Anche gli altri marchi risponderanno così, perché la legge lo permette. E questo perché il referendum sulla responsabilità dell’azienda appaltante sulla successiva filiera- presente nell’ultima tornata di quesiti referendari- non è passato. Perché siamo stati a casa, perché non ci siamo informati, perché stavamo cercando, magari, in internet un capo di questi marchi. Per comprarlo, per far parte di questo circolo di sfruttamento, in cui la dignità, nostra e degli sfruttati fisicamente, si perde nel guadagno di pochi.

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