‘Norimberga’ : un’indagine sull’origine del male per le nuove generazioni

di Tonino Secchi

Mio figlio di 40 anni mi ha invitato l’altra sera a vedere il nuovo film di
James Vanderbilt “NORIMBERGA”, interpretato da Russel Crowe, Rami
Malek e Michael Shannon, ed entrando nella sala di proiezione sono
rimasto sorpreso per la presenza numerosa di giovani. Io, classe 1947,
mio figlio nato nel 1984, e un folto gruppo di Millennials si sono
incontrati al cinema per assistere ad un avvenimento storico epocale , il
processo militare di Norimberga intentato contro 21 imputati che
avevano ricoperto importanti ruoli politici e militari ai vertici del Terzo
Reich nazista anche dopo la morte per suicido di Adolf Hitler. Tre
generazioni si sono sentite convocate dall’arte cinematografica per
riflettere sulle mostruose responsabilità degli autori dei crimini commessi
in Europa prima e durante la Seconda Guerra Mondiale che i libri di
storia hanno definito avvenimento umano catastrofico per i 70 milioni di
morti militari e civili e i 6 milioni di ebrei assassinati. Perchè dunque
rievocare oggi la pagina dolorosa del processo più importante del XX
secolo che si aprì il 20 novembre del 1945 e si chiuse il 30 settembre
1946 a Norimberga, oggi Nùmberg, nel cuore della Baviera? La vera
ragione della location tedesca risiedeva nel desiderio dei vincitori della
guerra di processare il Partito Nazista che era nato proprio in Baviera
nel 1920. Il nuovo film Norimberga inizia proprio con una serrata
discussione tra il giudice della Corte Suprema americana Robert
Jackson e la sua assistente su una domanda cruciale: su quale
fondamento giuridico si può istituire un tribunale internazionale? Il rebus
sembrava irrisolvibile anche perché i capi militari e politici degli Stati
Uniti e dell’Inghilterra optavano apertamente per la fucilazione dei
gerarchi nazisti sopravvissuti a Hitler. Ma il giudice Robert Jackson non
si diede per vinto e volle incontrare addirittua il Papa Pio XII per ottenere
il consenso della Chiesa Cattolica al processo : il confronto non fu facile
e il giudice americano ebbe anche l’ardire di ricordare al Papa il
discusso Concordato tra la Santa Sede e il Reich germanico firmato nel
1933 dal Cardinale Eugenio Pacelli e da Franz von Papen. Superate le
resistenze del Vaticano, si poteva aprire finalmente il processo militare
internazionale proprio nella città che aveva visto la nascita del Partito
Nazionalsocialista dei Lavoratori, il 24 febbraio del 1920. Ma sarà nelle
elezioni politiche del 1932 che questo nuovo partito otterrà 230 seggi nel
parlamento di una Germania smarrita, impoverita e umiliata dalle
clausole vessatorie della Pace di Versailles, che erano ricadute
interamente sul popolo tedesco alla fine della Prima Guerra Mondiale.
Hitler fu protagonista indiscusso di questo nuovo spirito revanscista che
lo consacrò il 30 gennaio 1933 Cancelliere della Germania con il benestare di Paul von Hindenburg, ultimo Presidente del Parlamento
della Repubblica di Weimar. Infatti il 27 febbraio 1933 fu dato alle
fiamme l’edificio del Reichstag e furono abolite tutte le libertà dello
Stato democratico. Iniziò allora la storia del Terzo Reich,che durò dal
1933 al 1945 sconvolgendo l’intera Europa, di fatto progressivamente
occupata dall’armata tedesca fino all’ invasione americana
del 1944. Questo scenario di 12 anni di follia nazional socialista fa da
sfondo all’ultimo film di Vanderbilt che utilizza abilmente la trama del
romanzo di Jack El-Hai “Il nazista e lo psichiatra” apparso nel 2014, per
centrare l’attenzione del processo di Norimberga sulla figura di Hermann
Gòring, braccio destro di Hitler e suo successore dopo il suicidio del
Fùhrer. Per tentare di capire cosa si cela nella mente di Gòring entra in
scena lo psichiatra Douglas Kelley a cui gli americani affidarono la
missione di stabilire se i gerarchi nazisti fossero mentalmente idonei a
essere giudicati in un regolare processo militare in cui per la prima volta
nella storia del diritto internazionale venivano contestati i reati di crimini
contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità oggi riassunti
nella parola “genocidio”. Ma il processo di Norimberga si trasformò in
una formidabile tribuna di scontro tra il giudice americano Robert
Jackson e il Feldmaresciallo Hermann Gòring che mise a frutto la sua
esperienza oratoria unita all’astuzia di voler dimostrare la legittimità
della rivoluzione del Terzo Reich, nata, a suo dire, per difendere l’onore
del popolo tedesco. La sorte del processo rischiò di procurare un
vantaggio di immagine a Gòring verso l’opinone pubblica tedesca, che
seguiva il dibattimento dall’esterno, fino alla svolta della proiezione
richiesta da Jackson dei filmati sui campi di concentramento, le camere
a gas e lo sterminio degli ebrei dopo la promulgazione delle terribili leggi
razziali. In parallelo continuava il lavoro dello psichiatra Kelley che
entrava in una relazione quasi amichevole con Gòring, presupposto
forse necessario per giungere alla definizione del profilo psicologico di
un uomo narcisista e crudele che emanava un suo fascino ai limiti
dell’abisso del male. Lo psichiatra fu rimosso dal suo incarico ma riuscì
a consegnare al giudice Jackson un dossier documentale che poteva
inchiodare Gòring alle sue responsabilità nonostante i ripetuti “non
sapevo” , “erano ordini solo di Hitler e non miei”, “la soluzione finale
della tragedia ebraica non era una mia invenzione”, ma la sua firma
appariva in numerosi documenti ufficiali del regime anche dopo la morte
di Hitler. L’epilogo dello scontro processuale avvenne con la domanda
finale di Jackson: “ma lei rifarebbe tutto oggi in ossequio alla volontà di
Hitler?”. La risposta di Gòring fu” Ja “, Sì in tedesco, e in questo modo
firmò la sua condanna a morte per impiccagione! Ma il camaleonte
Feldmaresciallo Hermann Gòring non ebbe il coraggio di affrontare il

patibolo e si suicidò in cella con una capsula di cianuro forse per la sua
“banale” umanità oppure per l’ultimo desiderio di non darla vinta agli
alleati suoi accusatori. Hannah Arendt, studiosa profonda della nascita
del Nazismo, aveva coniato la famosa locuzione “la banalità del male” in
un suo libro che descriveva il processo di Gerusalemme del 1961
intentato da Israele contro Adolf Eichmann, fuggito in Argentina e
catturato dal Mossad con l’accusa di aver ricoperto uno dei principali
ruoli durante l’Olocausto ebraico in Europa. La tesi della Arendt nella
sua semplicità fece molto discutere: “L’obbedienza cieca e senza
pensiero critico alle strutture di potere può aprire le porte a
inimmaginabili atrocità”. Dunque anche Gòring non era stato “un mostro”
ma un burocrate ordinario preoccupato principalmente di eseguire ordini
dei superiori? Può essere questo il vero cuore del recentissimo film
Norimberga? Chi scrive questa recensione è uscito dalla fiction
cinematografica molto commosso come fosse stata una provocazione a
riflettere sulla responsabilità individuale e sull’illusione che il male sia
sempre qualcosa di lontano da noi. Allora la tragedia di Norimberga può
essere vista come una vera e propria indagine drammatica sull’origine
del male utilizzando i dieci anni del nazismo come avvertimento storico
e morale alla nostra generazione e in particolare ai giovani di come una
persona possa arrivare a essere malvagia e spregevole e di come
quella cattiveria sia una condizione umana che potrebbe ripetersi
ciclicamente anche ai giorni nostri. Risuonano le straordinarie intuizioni
di Papa Francesco che la nostra epoca stia già vivendo “una terza
guerra mondiale a pezzi” unitamente al ritorno anche in Europa di
ideologie sovraniste e autoritarie che minano al cuore la stessa
democrazia. Ecco la risposta conclusiva alla domanda iniziale del
perché rievocare Norimberga: certamente perché quel processo voleva
dire “mai più crimini contro l’umanità e contro la pace” e invece al
documento storico sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la
Convivenza comune, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di
Al-Azhar Ahamad al-Tayyib, nel 2019 ad Abu Dhabi, ha fatto da
doloroso controcanto la guerra nel cuore dell’Europa nella martoriata
Ucraina e il Genocidio del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania.
Chi ci salverà? Nel grande dramma apocalittico tra il Bene e il Male si
erge la mite voce di Papa Leone che ha iniziato il suo pontificato con il
saluto universale”la pace sia con voi”, una pace disarmata e disarmante.
E’ il mistero della fede cristiana in un Dio che si fa uomo per esaltarne la
rilevanza nell’ordine della creazione e il valore sacro della sua vita.
L’uomo del nuovo millennio, che vive una nuova rivoluzione tecnologica
che si ammanta di transumanesimo, ricorderà la pretesa di Gesù di
Nazareth che disse ai suoi discepoli: Io sono la Via, la Verità e la Vita?

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora