Il nuovo anno e la speranza recisa

di Daniele Madau

Quel locale, dal bel nome- Le constellation– , si affacciava sul meraviglioso panorama delle Alpi di Crans Montana, come loro si affacciavano sul loro futuro. E l’inizio di un nuovo anno doveva essere una primizia di quel futuro, col carico di speranze e attese che portava con se’.

Pero’, erano soli: nessun adulto con loro, ad accompagnarli nella festa. Sembra l’immagine di questa gioventu’, dei giovani dei nostri tempi: senza adulti degni di questo nome ad accompagnarli, capaci di tenerli al riparo dai pericoli, abbandonati ai cellulari e ai luoghi in cui si deve consumare e che non tiene in nessun conto la loro sicurezza.

Cosi’ si e’ aperto il nuovo anno: paradossalmente, antiteticamente, incomprensibilmente, con una speranza recisa, quella delle loro vite. Perche’? 

Non ci sono risposte, almeno di quelle semplici. Forse, sembra essere stata una catena di errori, di leggerezze, superficialita’, destino avverso.

Forse, e’ un drammatica, insensata e tragica reazione al fatto che tutti siamo responsabili gli uni degli altri, ma quando si tratta di ragazzi, la responsabilita’ deve aumentare a dismisura: sono il nostro futuro, e hanno il diritto di essere guidati.

Forse, e’ meglio il silenzio e la compassione, perche’ la comprensione e’ difficile.

Una scintilla, una candela a cascata, segno di festa in mano a una ragazza, diventa l’esca di un incendio di devastazione, di una tragedia: la giustizia fara’ il suo corso, le cicatrici segneranno la pelle, i ricordi di giovani vite resteranno nell’aria, mentre altre albe di nuovi anni sorgeranno.

Se c’e’ un significato e’ solo quello che tutto questo non accada piu’: che dei ragazzi restino soli, senza adulti, in un luogo insicuro, senza sapere cosa fare davanti a un incendio, davanti al male.

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