Crans Montana: una riflessione sui fatti

di Francesco Mereu (Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari)

La scuola, in un contesto sociale così complesso, tenta di rinnovarsi e di rimanere fedele alla sua natura di luogo fondamentale di educazione, cultura, crescita, formazione. ‘La Riflessione’ ha sempre dedicato particolare attenzione ai giovani e al mondo scolastico e, per aiutare gli studenti e le studentesse nella loro opera di riflessione e approfondimento, continua a pubblicare gli articoli della redazione del giornale scolastico del Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari, ‘Il Siottino’. Nella riflessione che segue, ci si interroga sui fatti di Crans Montana, mentre proseguono le indagini

Quello che è successo la notte di capodanno a Crans Montana,
in Svizzera, non ci ha lasciati s i c u r a m e n t e i n d i f f e r e n t i , soprattutto perché le vittime erano ragazze e ragazzi della nostra età, con vite e sogni come i nostri. Questo articolo non vuole essere semplicemente un racconto dei fatti avvenuti o un attacco ai presunti responsabili, come abbiamo visto in quasi tutti i servizi e articoli al riguardo e che hanno raccontato un fatto di cronaca nera che dopo un po’ sarebbe finito nel dimenticatoio, senza lasciarci altro se non rabbia e dispiacere per le vittime, i feriti e le loro famiglie.
Quello che voglio esprimere è una riflessione su come questa situazione, così come tante altre tragedie, non sia qualcosa di lontano da noi, che sì ci turba e ci fa pensare, ma non ci riguarda in prima persona: quello che è successo in Svizzera avrebbe
potuto coinvolgere davvero chiunque, persino me o voi.
Vorrei dunque trasmettervi la necessità di non rimanere spaventati e inermi al sentire una notizia del genere e di porci invece delle domande riguardo a ciò che accade.
Di fronte a un tale accadimento, emerge senza dubbio la forte e
pressante evidenza del fatto che non siamo padroni fino in fondo
della nostra esistenza; per questo l’uomo ha bisogno di costruirsi certezze e progetti riguardo la realtà, proprio perché non è prevedibile, non dipende totalmente da noi e perciò le uniche cose a cui possiamo ancorarci per poter avere almeno un’apparenza di stabilità sembrano coprire tutto l’orizzonte della nostra vita (ognuno di noi può dire cosa). Spesso non siamo scossi profondamente da queste notizie perché abbiamo paura di entrare in campi misteriosi e domande che non sono sotto il nostro controllo, come il senso della vita, della morte, del dolore, e quindi anche il senso di una tragedia così grande. Questo perché la vita è fragile, queste certezze sono frangibili e
non rispondono in maniera esauriente alla domanda infinita dell’uomo, che caratterizza
l’intera esistenza, portando al riconoscere che la vita non è in
mano a nessuno di noi, e quindi donata. Ecco perché non ha senso soffermarsi troppo a
lungo su questioni meramente t e c n i c h e , r i g u a r d a n t i l a
s i c u r e z z a o i l m o d o di svilupparsi di un incendio ( s i c u r a m e n t e
i m p o r t a n t i a n c h ’ e s s i p e r sensibilizzare riguardo temi simili ed essere più preparati in casi analoghi a questo), come se fosse una scappatoia per non
riflettere troppo e non pensare eccessivamente a temi che ci toccano più nel profondo, per paura di rimanere paralizzati davanti a domande brucianti e sicuramente scomode, ma necessarie per poter prendere sul serio la propria vita, non semplicemente per stare più attenti solo in caso di incendio, ma nella vita di tutti i giorni.

Per questo la tragedia di Crans- Montana non può lasciarci indifferenti: se non apre a questi interrogativi di senso, rischia di essere etichettata come l’ennesimo caso di cronaca nera.
Deve invece ricordarci che la vita è imprevedibile e diventa quindi ancora più urgente chiedersi per che cosa si sta vivendo, senza rimandare questa ardente domanda del cuore, ma vivendola nella quotidianità insieme, come centro di ogni nostra azione.

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