di Daniele Madau
Come un incendio, le fiamme dei conflitti stanno bruciando il mondo, con il nuovo- devastante- innesco dell’attacco in Iran e della reazione iraniana nel Golfo. Mentre scrivo, arriva la notizia anche della morte dell’ex presidente Ahmadinejad- dopo quella di Khamenei e altri esponenti di spicco del regime- e l’annuncio della scelta della nuova guida suprema in pochi giorni, fatto che renderebbe impossibile una svolta anti teocratica in Iran.
Non e’ il caso di citare nuovamente l’immagine della terza guerra mondiale a pezzi di papa Francesco, ma non e’ possibile non restare sgomenti e impauriti davanti al parallelo tra l’immagine di oggi di un mondo in fiamme e l’immagine del mondo come era solo pochi anni fa, nel 2020, gli anni del Covid.
Trump perdeva le elezioni per lasciare il posto a Biden, Netanyahu era accerchiato dai suoi guai giudiziari, Navalny, all’inizio del 2021, tornava in Russia per sfidare Putin. Come nelle tragedie greche, la storia lasciava intravedere spiragli positivi che poi, pero’, sarebbero sfociati in tragedia.
Si’, perche’ Trump lasciava con lo strascico dell’assalto a Capitol Hill, Navalny si avviava al martirio, Netanyahu ha potuto formare, poi, un governo di destra estrema. Nel 2022, in Iran, moriva Mahsa Amini.
Sono le persone che fanno la storia, non e’ mai il contrario. E in questi ultimi anni, le persone a capo di Stati o governi di rilevanza geopolitica sono governanti portati alle fiamme della guerra, come nuovi Nerone. E’ molto pericoloso, perche’ gli anticorpi possono essere fragili. L’Europa -dai confini ucraini occidentali al Portogallo- e’ ancora un’ oasi indenne dalla guerra, ma non lo e’ stata dai dazi e da minacce varie. Nonostante tutte le accuse, l’Europa resta un miracolo del multilateralismo, soprattutto se si confronta- mutatis mutandis – con l ‘Onu che, ultimamente, ha potuto solo avallare il board of peace in Palestina e pronunciarsi con Guterres in un accorato appello in riferimento all’attacco israelo-statunitense a Teheran:’ Da questa mattina ho condannato i massicci attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e ho anche condannato i successivi attacchi dell’Iran che violano la sovranità e l’integrità territoriale di Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’azione militare implica il rischio di scatenare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo”.
Ha ragione, il rischio e’ altissimo. Sono gli uomini a prendere le decisioni, come volonta’ nella liberta’ che l’uomo ha di decidere il corso degli eventi. Cosa ci possiamo aspettare da Trump e Netanyhau, alleati di ferro? Gia’ dagli accordi di Abramo – proprio del 2020, uno degli ultimi atti di Trump- era chiara la loro alleanza con gli Stati del Golfo per isolare l’Iran. I tentativi di dialogo dei giorni scorsi col regime teocratico sembrano, ora, solo di facciata, come le rassicurazioni di Putin prima di invadere l’Ucraina, in perfetto stile machiavellico. Un tiranno e’ caduto, e’ stato ucciso, ma non sembra- come accadde invece con quelli nazifascisti che sono stati sconfitti in nome della liberta’ – possa nascere, in una zona del mondo di bellezza millenaria come l’Iran, anche la bellezza della pace e dei diritti. Dove sono passate le fiamme, passa molto tempo prima che ricresca la vita.