Un premio americano per il Papa, alla vigilia di un 4 luglio speciale (che passerà a Lampedusa)

 di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington


Il National Constitution Center (Centro nazionale per la Costituzione) di Philadelphia, ha scelto di premiare quest’anno con la Medaglia per la Libertà Papa Leone XIV. La premiazione è prevista il 3 luglio, alla vigilia del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti. E’ un riconoscimento del lavoro del Pontefice nel promuovere la libertà religiosa, di coscienza e di espressione nel mondo, ci spiega Vince Stango, il direttore del Centro nazionale per la Costituzione, cosa che ha fatto “come prete, vescovo, cardinale e ora Papa”. Questi sono gli ideali contenuti nel Primo emendamento della Costituzione, “nella tradizione americana di pluralismo e diversità religiosa”. Il Papa si collegherà in diretta dal Vaticano per il suo discorso, che verrà proiettato a Philadelphia sullo sfondo della Sala dell’Independenza dove furono firmate la Dichiarazione di Indipendenza e la Costituzione americana. 

C’è stato un tempo, nella Storia degli Stati Uniti, in cui i cattolici venivano visti con sospetto quando puntavano ai vertici delle istituzioni (il primo presidente cattolico fu Kennedy). Il direttore del Centro, Vince Stango, italoamericano (come il Papa), ci dice di sperare che “questo evento e questo premio sottolineino sia il lavoro del Papa nel promuovere la libertà religiosa, che il ruolo della Chiesa, ma anche il fatto che ci sono persone  musulmane o ebree in questo Paese che stanno ancora lottando per la libertà religiosa e quindi c’è ancora lavoro da fare, ma anche la speranza che ci siano persone impegnate tuttora a combattere questa battaglia”. In varie dichiarazioni, dal Vaticano e pubbliche, “sua Santità ha affermato che la pace non può esistere senza libertà religiosa, di pensiero, di espressione, principi che si allineano strettamente con le protezioni costituzionali garantite dal Primo emendamento”.

Il premio, giunto alla 38esima edizione, è stato assegnato in precedenza — tra gli altri — al Dalai Lama, al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alla giudice della Corte suprema Ruth Bader Ginsburg, all’attivista pachistana Malala Yousafzai, al senatore John McCain, al deputato e icona della lotta per il diritti civili John Lewis, al documentarista Ken Burns. “Personalità dentro e fuori la politica, internazionali o americane. Questo non è un evento politico ma ci sono anche molti premiati che sono leader politici”.

Il Papa negli ultimi giorni è stato nelle cronache italiane e internazionali per il suo approccio alla guerra in Iran. Senza assegnare colpe, sta esprimendo il suo desiderio che la “diplomazia” riacquisti il “suo ruolo”. Il suo obiettivo sembra essere quello di “abbassare il tono”, evitare la “politica di parte” e “promuovere polarizzazione nella Chiesa”, anche se una parte della sinistra potrebbe considerarlo troppo “diplomatico”.  Preferisce che siano le Chiese nazionali a parlare a proposito della politica nei rispettivi Paesi, com’era tradizione in passato, prima di Papa Francesco, nota il Washington Post. Al Pontefice interessa lo scontro con il presidente americano Trump, ma prende la parola quando ritiene di doverlo fare: lo scorso autunno ha definito “disumane” le retate contro i migranti negli Stati Uniti. Il Cardinale Parolin, il segretario di stato del Vaticano, ha dichiarato nei giorni scorsi: “Se venisse riconosciuto agli Stati il diritto alla ‘guerra preventiva’… ci sarebbe il rischio di appiccare il fuoco al mondo intero”. 

E’ molto significativo che il prossimo 4 luglio, il 250° anniversario dell’Indipendenza americana, il Pontefice abbia scelto di recarsi a Lampedusa. Alla Casa Bianca sarà messa in scena “una delle più grandi rappresentazioni di patriottismo che il mondo abbia mai visto”, mentre il primo Papa americano ha scelto quel giorno di sottolineare le sofferenze dei migranti. Non è un messaggio anti-Trump, dice il Vaticano al quotidiano americano. “Con Papa Leone, il messaggio è sempre positivo”. Andare a Lampedusa illustra “un altro modo di essere americano”, “il modo di chi non ha paura né preclusioni nei confronti del mondo”.  

Andare a Lampedusa illustra anche un altro modo di essere europeo, nel momento in cui l’Unione ha deciso di inasprire le sue politiche per contrastare l’immigrazione irregolare grazie all’alleanza,  al Parlamento Ue, del Partito popolare europeo di ispirazione cristiana con le forze conservatrici e di estrema destra.

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