Quando l’emergenza sarà passata, vedo un futuro di opportunità

La deputata Romina Mura

Con questa intervista con la deputata Romina Mura, inauguro un breve ciclo di articoli di riflessione con cui esamino i contesti istituzionali della crisi: dialoghiamo sulla situazione a livello nazionale, presente e futura, con l’onorevole Mura e, nei prossimi giorni, il contesto europeo grazie all’europarlamentare Pietro Bartolo.

di Daniele Madau

Questa, sia dal punto di vista sanitario che politico, è una settimana cruciale: ieri le informative alle Camere, oggi la discussione generale sul decreto Cura Italia, domani appuntamento con il Consiglio Europeo e voto di fiducia in aula per il Cura Italia stesso. Ci si appresterà inoltre a votare, la settimana prossima, il documento del Consiglio dei Ministri per il via libera al deficit aggiuntivo necessario a coprire la terza tranche delle misure anti crisi. Il tutto mentre si pensa alla “fase 2”. Come si presenta la maggioranza a questi giorni cruciali?

Il momento è difficile per tutti, certamente per noi maggioranza -così esposta- ma per tutta la classe dirigente. Il Parlamento sta lavorando con grande sforzo, a distanza, mentre avvertiamo tutti il desiderio di essere lì, fisicamente, nella commissioni, dove si svolge gran parte del lavoro. Nella maggioranza, appunto, il Partito Democratico sta compiendo tutto il possibile, grazie anche al suo capogruppo; coi Cinque Stelle, c’ è una dialettica costante: buona con coloro, i più sensibili, che si trovano nelle istituzioni. Tutto ciò nonostante siamo incessantemente attaccati: questo grazie anche a Conte; il mio giudizio su di lui è, ora, positivo, dopo un primo momento in cui sono stata anche critica.

Tra i punti nevralgici della dialettica nella maggioranza c’è il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità): sembra un dibattito tutto italiano, negli altri Stati non si mette neanche in discussione l’utilità dei 37 miliardi

Concordo sull’assoluta necessità di attingere al Mes. Spero che Conte si presenti agli appuntamenti europei non indebolito e possa ottenere quanto più possibile.E’ necessario, quindi, che i Cinque Stelle mostrino intelligenza e concordino sul fatto che la vicenda della Grecia riguardava un’altra situazione. L’Italia, a causa di tagli ventennali, è tra gli Stati europei che, in rapporto al Pil, investe meno in sanità e questo ha creato dei divari inaccettabili tra regione e regione. Anche il dramma della Lombardia è dovuto a una gestione meno pubblica, fatto che non si è verificato nel Veneto. I 37 miliardi servirebbero per intervenire seriamente e appianare le disparità.

Ultimamente , nella tua attività parlamentare, si è occupata anche dell’ex Alcoa di Portovesme, nel Sulcis: una vicenda che era passata in secondo piano

L’ex Alcoa vive una situazione molto particolare. Eravamo arrivata a buon punto nella trattativa tra lo Stato e i nuovi acquirenti: ora, però, la procedura è ferma perché non si sono ancora definiti tutti i parametri dell’accordo, come il prezzo dell’energia. Gli operai, quindi, ricevono un sussidio che, causa il meccanismo che prevede che l’importo si riduca a ogni deroga, equivale oggi a circa 500 euro. Questa è una cifra troppo bassa che non permette una vita dignitosa. Ho portato avanti, quindi, un’interrogazione parlamentare alla ministra Catalfo per proporre di inserire, tra i nuovi provvedimenti legati all’epidemia, una norma per equiparare il sussidio almeno al reddito di cittadinanza.

Restiamo in Sardegna: lei è sindaca di uno tra i borghi più belli dell’isola, Sadali. Due terzi dei nostri paesi, fortunatamente, sono risultati immuni dal contagio. La Sardegna può fare da apri pista alla “fase 2”?

Certamente e questa potremmo viverla come una grande opportunità, a partire dalla nostra insularità che, per una volta, è stata un fattore positivo, avendoci, in qualche modo, preservato. Poi, non solo in Sardegna ma in tutta Italia, dovremmo ripartire dal quel grande patrimonio che sono i nostri borghi. Sono i valori dei nostri borghi, quali il rispetto delle regole e delle persone, che non hanno permesso al contagio di diffondersi eccessivamente e, come anche proposto dall’architetto Boeri, da lì dovremmo ripartire, valorizzando, come mai è stato fatto prima, le nostre realtà più piccole.

Tutti ci ricordiamo il clima politico- assai teso – prima dell’emergenza. Che politica vede una volta passata questa crisi?

Io vedo un periodo di grandi opportunità, in cui colmare, finalmente, alcune lacune nei diritti e rivedere lo stato sociale, il welfare. Penso alle donne: hanno dovuto sopportare, e lo dovranno ancora, il peso più rilevante di questa crisi sanitaria. Le donne lavoratrici che hanno dovuto chiedere i congedi parentali per stare coi loro bimbi. Le mamme in generale e le insegnanti che si stanno misurando con la nuova esperienza della scuola a distanza. Le donne che lavorano in sanità. Insomma, questi due mesi ci consegnano una missione. Mettere in campo nuovi strumenti per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne. Valorizzare le loro energie, le loro competenze, le loro caratteristiche. Non dimentichiamoci che le donne si sono rivelati più resistenti al virus Sars-CoV-2. E allora ripartiamo dalle e con le donne.

Ritornando ai provvedimenti legislativi, e concludendo con una riflessione generale, è soddisfatta di quanto fatto o si poteva osare di più?

Si può sempre osare di più e ci proveremo, quando dovremo votare i 50 miliardi in deficit per i provvedimenti del, cosiddetto, “Decreto Aprile”. Ricordo, quando abbiamo votato i primi 25 miliardi di sforamento, lo stato d’animo che avevo, preoccupato, e ora parliamo del doppio. Però lo Stato ha davvero pensato a tutti: avremo il “Decreto liquidità” e il “Reddito di emergenza”. Vorrei sottolineare, però, un fatto particolarmente importante: durante questa crisi, siamo riusciuti a far ottenere una compensazione anche agli autonomi e alle “partite iva”, fatto mai accaduto. Siamo riusciti, così, a muovere i primi passi per il superamento di quella dialettica che vedeva scontrarsi lavoro pubblico e dipendente e autonomi: sono entrambi pilastri del tessuto sociale italiano ed entrambi vanno sostenuti.

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