di Giada Piras
Cosa c’è di più bello che festeggiare la Liberazione e la Resistenza, facendo parlare i ragazzi? Ecco, allora, la riflessione, i ricordi, e anche la foto simbolo (scattata a Casarsa) di Giada, ventenne, con cui abbiamo condiviso per due anni le aule scolastiche, come prof. e studentessa.
All’alba del 25 Aprile sono sempre un po’ malinconica. Ricordo quando da piccola, durante una grigliata, chiesi a mio nonno che cosa si festeggiasse. Lui, impettito come non mai e con un bicchiere di vino rosso in mano mi disse “Oggi coniglietta, si festeggia la libertà!”.
Per me, il 25 Aprile, per gli anni a venire, sarebbe stata la festa della libertà, con una grigliata nel giardino dei miei nonni e tutti i nostri parenti.
Ricordo anche il giorno che tornai a casa da scuola, tutti i miei compagni parlavano di un giorno di vacanza che non avevo mai sentito. Sì, perché qui i giovani, hanno l’abitudine di proclamare il “Sabato fascista”.
Ne parlai a casa, gli occhi di mio nonno si incupirono, per poi esclamare un “Certo che qui, non si impara proprio niente”. E ad oggi, a soli vent’anni, posso dire che aveva proprio ragione.
Ora noi non possiamo immaginarlo, ci sembra assurdo solo il fatto di dover rimanere in casa pure se per il nostro bene, mentre in quegli anni, il coprifuoco era alle 18, e se qualcuno veniva trovato in giro dopo quell’orario, ne prendeva di santa ragione.
Iniziai a leggere, a scoprire quale fosse il significato di tutto quello che era accaduto. Divorai tanti libri, Italo Calvino, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio… Iniziai a capire perchè mio nonno esordisse con un pugno sul tavolo, ogni qual volta qualcuno dei suoi ospiti pronunciasse la fatidica frase “Sì ma, quando c’era lui…”, per poi mandarli via da casa sua. Capii perchè diceva sempre “Saremo pure poveri, ma almeno non siamo fascisti”, perché con tutta la fierezza del mondo mi raccontava di quando da bambino, dopo che i suoi fratelli più grandi erano partiti per la guerra, i soldati gli chiedevano dove si trovasse il fiume poiché erano pieni di pidocchi, e lui, in tutta risposta, gli indicava una via che portava a chilometri e chilometri di campagne.
Capii, finalmente, perché quando gli chiedevo di parlarmi dei suoi fratelli, dei loro amici e della sua infanzia, me ne parlava con forse troppa amarezza, perché “Dopo tutto, a prescindere da che parte stai, nessuno merita di morire a vent’anni”.
Ed ora, a distanza di anni, mi rendo conto che pochi ormai sanno veramente l’abominio che è stato il fascismo. Quando si parla di 25 Aprile nelle scuole, raramente qualcuno sa cosa sia, a parte “un giorno di vacanza”.
Col passare degli anni, mi appassionai sempre di più alla lettura ed ai racconti riguardanti questa data, alle curiosità.
Il 25 Aprile, viene festeggiato indirettamente ogni giorno se ci pensiamo bene. La Resistenza ha unito tutti. Nessuno ha fatto distinzione tra Nord e Sud, tra Veneto e Siciliano. Se ci si trovava lì, insieme, lo si faceva per un ideale, lo si faceva perché quando si parlava di libertà, erano tutti uguali, ed è questa la cosa che mi affascina più di tutte.
La Resistenza, la si può trovare anche oggi in chi senza paura denuncia le ingiustizie anche sapendo che avrà tanti contro. La si può trovare nelle piccole cose, negli artisti, con una canzone o un disegno. Si può trovare nei giovani che lottano perché viene loro strappato ogni giorno un piccolo pezzo di futuro che può fare la differenza.
Come diceva Maria Cervi (figlia di uno dei sette fratelli Cervi brutalmente assassinati perché antifascisti), “Nessuna conquista è per sempre: c’è sempre qualcuno che è interessato a toglierla. Per cui resistere è non solo un dovere, ma anche una necessità dei giovani d’oggi, altrimenti non si va avanti”.
A maggior ragione noi giovani dobbiamo combattere per far sì che non ci igannino, portandoci via i nostri diritti, il nostro futuro…
Prima di tutte l’istruzione, che ad oggi, è una realtà che pian piano diventa sempre più triste in Italia.
I protagonisti della Resistenza, avevano per la maggior parte poco più di vent’anni, alcuni erano addirittura studenti universitari (come si può leggere nel libro “I piccoli maestri” di Luigi Meneghello). Il cambiamento parte da noi e se c’è una cosa che questa data ci ha insegnato, è che l’unione fa la forza.
“Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi” (Italo Calvino – Il sentiero dei nidi di ragno)
Buon 25 Aprile a tutti, e come avrebbe detto mio nonno: ‘Viva la libertà! ‘
