
di Daniele Madau
Quando un concetto è molto complesso, può essere utile andare a scoprire la sua etimologia, scavando così nel tempo sino a raggiungere il significato che, nel remoto passato, hanno attribuito a quel concetto: si trovano così sfumature nuove e illuminanti e, soprattutto, la verità di quel termine, o almeno quella che gli hanno attribuito al momento della coniazione.
Durante la recente, breve, polemica tra la Conferenza Episcopale Italiana e il governo, sulla possibilità di rendere nuovamente possibile la celebrazione della messa coi fedeli, non si è potuto fare a meno di riflettere sul rapporto tra lo Stato e la Chiesa, tra la religione e la politica, il sentimento e la ragione, il cielo e la terra.
Visto che il tema è forse uno dei più complessi che si possano presentare, torniamo allora all’etimologia di religione: il termine è legato al verbo latino “lego”, da cui “legame”. “Religio” è quindi un rilegare insieme, come le pagine di un libro. Già l’immagine è di per sè bellissima, ma il merito è degli antichi, non nostra che la riscopriamo. Il legame è, chiaramente, verticale -con Dio- e orizzontale – con i fratelli- fratelli che, come noi, vivono in una società, nello Stato.
Dante scriveva che il fine della Chiesa era la nostra salvezza, la felicità eterna, e il corrispondente speculare in terra era l’impero, a cui era delegato il compito di procurare agli uomini il benessere in vita. Due facce di un’unica medaglia, anche se, mentre lo scriveva, Dante vedeva (e lo scriveva proprio perché vedeva il contrario) le lotte tra guelfi e ghibellini.
La storia infatti, lo sappiamo, ha voluto scherzare e ha visto quasi sempre la Chiesa e lo Stato combattersi piuttosto che collaborare insieme ai due fini citati sopra.
Ho scritto quasi sempre e non sempre, perché, ogni tanto, è successo: penso a quando le monarchie illuminate chiedevano agli ordini religiosi di arrivare ai più poveri, o a quando alla Chiesa è stata delegata l’istruzione.
Noi, oggi, abbiamo la possibilità di assistere a uno di questi momenti, grazie a papa Francesco: se, infatti, a inizio articolo ho parlato di breve polemica, è grazie a lui, che è subito arrivato a parlare di obbedienza alle regole.
A tutti arriva immediatamente il buon senso di queste parole ma, in realtà, sono parole storiche, nessun papa era mai arrivato a tanto, liberamente, nei confronti di direttive statali.
Proprio nel fatto che l’abbia fatto liberamente, senza essere costretto (penso a chi, come Bonifacio VIII, era stato costretto con la forza a gesti di sottomissione), sta la sua grandezza e la sua bellezza. Perchè è nella libertà il mistero del sentire religioso: non a caso, prima del Padre Nostro, il sacerdote invita a recitarlo “con la libertà dei figli di Dio”.
Ecco allora il bel paradosso: il segreto della religione sta nel vivere nella libertà i suoi legami; legami che sono strettissimi con lo stato, perché ambedue dovrebbero portare l’uomo alla felicità.
Questa volta, allora, la ricerca etimologica ci ha portato al paradosso e, forse, a una ulteriore complicazione: ma sono, credo, il paradosso e la complicazione più belli che ci siano.