Non chiedetevi cosa può fare l’Italia per voi ma voi per l’Italia

di Daniele Madau

In questi giorni sono stati pubblicati alcuni sondaggi, riferiti al gradimento dei politici e alle intenzioni di voto: essi assumono un particolare rilievo, dato che arrivano alla fine della dura fase 1. Subito è stato notato come Conte, che pure ha un gradimento del 65% circa, sia distante in maniera un po’ imbarazzante dai suoi omologhi europei. Quasi tutti gli altri poi, tranne Zaia – ormai considerato un caso e atteso al varco come possibile spodestatore di Salvini -sono sotto il cinquanta per cento. Eppure abbiamo avuto i decreti ‘cura Italia’ e ora ‘aprile’. Ci saranno 400 miliardi per le imprese e il reddito di emergergenza. L’anno scorso poi, richiesti dalla maggioranza degli elettori, sono arrivati il reddito di cittadinanza e quota cento. Sembra che il popolismo non sia popolare oltre lo strettissimo giro delle elezioni o che l’appettito degli italiani non abbia mai fine. Chiaramente la questione potrebbe essere risolta solo con la quantità dei libri della biblioteca di Borges ma io vorrei soffermarmi sull’appettito degli italiani. Non voglio sembrare irriverente, stiamo appena discostandoci da una tragedia, infatti il discorso è generale e valido in ogni tempo. Credo che l’elettorato italiano, quindi noi tutti, compreso me che scrivo, sia infantile, nel senso che pretende, quasi senza responsabilità. In questi duri giorni ho parlato con imprenditori non impeccabili da un punto di vista morale (tasse, contributi, eccettera…), volere molto di più dallo Stato e famiglie che si lamentavano perché non sapevano dove tenere i figli durante la chiusura della scuola, come se questa fosse un servizio di accudimento dei figli in assenza dei genitori, e non un luogo educativo e di cultura. Davvero, mi sembrano lamentele di bambini: ci vuole sempre un ragionamento un po’ rigoroso e sincero prima di parlare. Non a caso, non siamo noi ad aver sentito: ‘Non chiedetevi cosa può fare l’Italia per voi ma voi per l’Italia’, purtroppo…

Noi, al contrario, siamo la nazione più malinconicamente redarguirta dai poeti “Ahi, serva Italia” , “Italia mia, benché il parlar sia indarno”, “O patria mia, vedo le mura e gli archi”.

E quante immagini di aperta derisione abbiamo visto, in questi mesi, venire dall’estero, come, a esempio, dall’Olanda?

Eppure, tutti noi, nello stesso tempo, dobbiamo essere fieri dell’alta tempra morale -non minore della Cina- che ci ha permesso di guardare negli occhi questa pandemia. Allora, allora, torniamo sempre lì, a come saremo poi, tra poco, vaccinati e liberi di scegliere come vivere. Ci sono autori, come Eco, che amavano le liste, tanto da scrivere “Vertigine della lista”: questo amore rientra in quello che gli antichi avevano per i canoni e gli elenchi. Allora, ricollegandomi anche all’articolo del 3 maggio sulle parole della fase 2, ecco una brevissima lista, personale, di cosa gli italiani dovrebbero fare tra poco, all’uscita da questa breve parentesi, per poter poi chiedere allo Stato e avere con lui un rapporto più maturo e stabile: queste parole sembrano tratte dall’analisi di un rapporto di coppia e, forse, credo che il paragone non sia neanche tanto sbagliato.

  1. Pagare le tasse 2. Avere cura del paesaggio 3. Denunciare tutte le illegalità …(continua)

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