di Marco Marini
Volentieri ricevo e pubblico un articolo che ci aiuta a orientarci nella storia recente dell’Afghanistan, per capire meglio gli ultimi eventi. Grazie a Marco Marini, appassionato esperto di geopolitica orientale e mediorientale.
Stiamo assistendo ad un evento che lascia aperti vari scenari sullo scacchiere mondiale, la “fuga” dell’occidente dall’ Afghanistan. Le varie posizioni degli esponenti politici europei, spesso in contrasto fra loro, dimostrano che stiamo lasciando l’iniziativa alle varie potenze mondiali, Cina in primo luogo ma anche Russia, senza dimenticarsi degli Stati Uniti. Abbiamo sentito giudizi negativi sulla decisione del Presidente statunitense Biden di lasciare l’Afghanistan, spesso con motivazioni più ideologiche che razionali. La decisione di lasciare quella nazione martoriata era prevista già ad aprile di quest’anno, ed era stata già programmata dalla precedente amministrazione Trump.
E’ nota la solita posizione del Partito Repubblicano americano in tema di politica estera, cioè non impegnarsi più di tante in questioni che non riguardino le faccende “interne”. Al contrario il Partito Democratico U.S.A. guarda all’esterno del proprio paese assumendo il ruolo di Difensore dei principi di Libertà (la loro). Ricordiamo che la guerra in Vietnam è stata voluta da JF Kennedy e LB Johnson negli anni sessanta e conclusa dal repubblicano Nixon. L’intervento in Afghanistan di vent’anni fa è stato motivato dal rifiuto, da parte dei Talebani, di consegnare Bin Laden accusato di aver organizzato l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001.
Gli U.S.A convinsero l’O.N.U. E la NATO ad intervenire motivando la minaccia terroristica come mondiale. Oltre alle operazioni militari, che hanno creato migliaia di vittime innocenti, si era cercato di creare un’economia a sostegno di quella nazione. La risorsa principale erano le coltivazioni di oppio da cui si ricavavano morfina ed eroina. Intervistati in merito agli aspetti morali di queste coltivazioni i coltivatori affermarono che a loro non interessavano in quanto non ne facevano uso o abuso ma le producevano per il consumo degli “infedeli” occidentali. Anche questo fu un motivo, sebbene marginale, dell’intervento U.S.A, come fece nel 1982 nella valle della Bekaa in Libano. Si proposero coltivazioni alternative quali grano e mais ma il terreno montagnosa non si adattava allo sviluppo di queste piante.
L’importanza strategica del paese è riconosciuta nella Storia. Sia l’impero Britannico che la Russia zarista cercarono di occupare il territorio e nonostante la vittoria britannica si dovette riconoscere l’indipendenza di questo popolo fiero.
L’ultima presenza nello scacchiere afgano è rappresentata dalla Cina. Qualche mese fa si sono svolti incontri informali tra i rappresentanti Talebani ed il governo cinese. Le motivazioni principali sono due. La prima riguarda le risorse che l’Afghanistan offre, innanzitutto il rame ed altri minerali preziosi per circa mille miliardi di dollari, utili alla produzione dei cellulari di cui la Cina detiene il dominio quasi incontrastato.
Il secondo motivo riguarda la vicinanza dei confini Afgani allo Xinjiang, provincia autonoma occidentale della Cina, la cui poloazione principale gli Uiguri sono di religione musulmana.
In tempi recenti a causa delle rivendicazioni autonomistiche di queste popolazioni il governo di Pechino è intervenuto pesantemente nella zona. Si parla di circa tre milioni di “ospiti” nei campi di rieducazione cinesi. La vicinanza dei guerriglieri Talebani avrebbe una influenza negativa sulle altre popolazioni musulmane che vedeno in questa “fuga” dell’occidente, un motivo di orgoglio.
Un portavoce del governo cinese ha affermato che quando gli U.S.A. Arrivano con l’esercito “lasciano solo disordine e distruzione”.
Alla luce di ciò che è accaduto in Iraq, queste parole fanno pensare.
In tutto questo l’Europa continua ad essere assente. Questo fa il gioco delle altre Superpotenze. Certo la Brexit ha dimostrato che la Gran Bretagna nel nome di una tradizione autonoma e poco europeista si è adagiata su posizioni americane che non vedono di buon occhio un’ Europa unita e forte non solo culturalmente ed economicamente ma anche militarmente. 450 milioni di europei sono una “minaccia” anche per la Russia e Cina.
Si chiede ad una nazione come l’Afganistan di rispettare i diritti umani, e gli afgani ci ricordano quanto questo occidente abbia poco rispettato, anche recentemente, i diritti di cui sopra. Guantanamo e Abu Ghraib ne sono un esempio, o la Cina sopra citata. In tutto questo caos oltre alle popolazioni innocenti, tra le vittime di queste ipocrisie, dobbiamo ricordare i giornalisti che nel nome della Verità hanno perso la vita o rischiano la galera:
Khassogi ucciso presso l’ambasciata Saudita in Turchia, Anna Politkovskaja una degli oltre duecento giornalisti morti in Russia dopo la caduta del regime sovietico, la nostra Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che scoprirono quanto di lurido ci fosse nella Cooperazione Internazionale italiana e per finire con Julian Assange che rischia 175 anni di galera per aver rivelato le atrocità delle truppe U.S.A. Ed altri ancora.
Un’ultima considerazione, da che esiste il mondo, la guerriglia non è stata mai sconfitta neanche dalle grandi nazioni, sin dai tempi in cui gli zeloti dell’antico regno di Israele, combattevano contro le truppe di occupazione romane in Palestina, o i guerriglieri vietnamiti o i talebani mai sconfitti ne dai sovietici ne dagli americani.
L’ex Primo ministro Hamid Karzai, appena rientrato dall’Italia dove si era rifugiato insieme all’ex Re Mohammed Zahir Shah, riunì il consiglio dei Capi Tribù afgane e discusse delle leggi relative alla tradizione familiare di quel paese, non di diritti civili o altro.
La realtà afgana è un mondo lontano dalla nostra “morale” o idea di libertà che volevano imporre e visti i risultati è lecito domandarsi che cosa abbiamo fatto in questi anni se non stare tranquilli mentre lì la gente continuava a morire.