11 Settembre 2001 – 11 Settembre 2021

di Marco Marini

11 settembre 2001: il XXI secolo, appena arrivato, perdeva già le sue illusioni di pace, riscoprendo lacerazioni devastanti, concretizzatesi nell’azione terroristica più sconvolgente della storia. 11 settembre 2021: questa riflessione di Marco Marini, che ricevo e pubblico volentieri, ci aiuta a ripercorrere le premesse e le conseguenze di quel giorno, per ricordare e capire.

Oggi, sabato 11 settembre 2021, ricorre il ventesimo anniversario dell’attacco terroristico alle Twin Towers, le Torri Gemelle del World Trade Center di New York.

Sembra un caso ma la ricorrenza viene celebrata a pochi giorni dal ritiro delle truppe U.S.A. dall’Afghanistan, presenza giustificata proprio dall’attentato a New York.

Sono già iniziate le cerimonie commemorative che hanno segnato indelebilmente la vita degli statunitensi ma anche del resto del mondo. Aldilà della retorica che verrà

espressa nella circostanza della ricorrenza, è innegabile affermare che il mondo non è stato più lo stesso da quel momento.

Furono circa 3.000 le vittime dell’attentato a cui si aggiungono i 19 terroristi e 6.000 feriti. Senza contare coloro che moriranno per tumori o a cause respiratorie, negli anni successivi.

Questo avvenimento ha scatenato le ipotesi complottistiche più disparate. Degne di un copione di  un film di Hollywood.

Senza entrare nel merito di queste varie ipotesi, è evidente che ci siano stati dei comportamenti a dir poco discutibili da parte delle autorità statunitensi.

Alcuni dei terroristi che parteciperanno all’attacco erano stati già segnalati da elementi della C.I.A. e dello F.B.I., che ricordiamo agiscono rispettivamente all’estero ed all’interno degli Stati Uniti d’America. Si verificò che alcuni avevano passaporti sauditi ed erano in possesso del visto di ingresso negli U.S.A.

Sembra quindi che non ci fu molto dialogo fra le Intelligence americane.

Fu accusata l’organizzazione Al Qaeda ed il suo Leader Osama Bin Laden, che in un primo momento negò ogni addebito in merito. Sembra che successivamente alcuni

video mostrassero il Capo di Al Qaeda con alcuni uomini che parteciperanno all’attacco.

Subito dopo il presidente degli Stati Uniti George W. Bush Junior scatenò la vendetta

contro Al Qaeda ed il suo leader. E contro i terroristi  e le nazioni che li ospitavano.

Prima con l’ENDURING FREEDOM contro l’Afghanistan che accoglieva Bin Laden e che rifiutava di consegnarlo agli americani.

Poi con l’ IRAQI FREEDOM, accusando Saddam Husseyn, già sconfitto dal padre di G.W. Bush Junior, appunto Senior, durante il Desert Storm, di possedere armi di distruzioni di massa, le cosiddette NBC (nucleare, batteriologiche e chimiche) che sarebbero state una minaccia per gli U.S.A.

Ora Bin Laden non ha mai nascosto il suo odio verso gli americani e gli occidentali in genere, in quanto appunto durante il DESERT STORM occuparono la terra del Profeta, considerata dai credenti musulmani HARAM, cioè santa. Propose al Governo Saudita di schierare ai confini  sauditi  i  mujahiddin da lui addestrati contro i sovietici in Afghanistan (armati dagli U.S.A, tra l’altro), ma il Re Fahad preferì chiamare gli americani e i suoi alleati, anche con la ragione di un esistente accordo di difesa dell’Arabia Saudita da parte degli U.S.A già dal 1945.

Questa presenza straniera vicino alla Mecca non fu gradita neanche dalla borghesia saudita a cui apparteneva lo stesso Bin Laden, ecco perchè godette di appoggi e finanziamenti in loco. Anzi, qualcuno suggeriva che il suo vero scopo fosse quello di rovesciare il regime Saudita e gestire le immense ricchezze derivanti dal petrolio. Però era difficile scatenare una guerra nella terra del Profeta e contro i Custodi della Città Santa della Mecca. Ecco perché ritenne di attaccare i nemici della vera Fede fuori dall’Arabia Saudita. E qui ci può essere una logica nel comportamento degli

americani.

Ma l’Iraq? George Bush Senior sconfisse Saddam Husseyn e lo cacciò dal Kuwait. Ma ebbe la lungimiranza, se così’ possiamo dire, di non lasciare un vuoto di  potere in Iraq.

E il figlio? Dei 19 attentatori (che erano sauditi, qatarioti, yemeniti, baireniti, omaniti e kuwaitiani) nessuno era iraqeno. L’embargo durato 12 anni contro l’Iraq ha fatto sì che arrivassero le siringhe ma non i vaccini o il cloro per potabilizzare l’acqua, in quanto secondo le fonti U.S.A. avrebbero potuto essere utilizzati per la produzione di armi chimiche. Intanto epatiti e colera si diffondevano tra i bambini.

Il Presidente Bush ha cercato di dimostrare che Saddam possedeva l’uranio necessario per produrre la bomba atomica. Uranio fornito dal Niger, circa 500 tonnellate. Gli esperti del settore affermano che sarebbe stato impossibile nascondere questa fornitura (come avrebbero potuto trasportarlo? Aerei, camion ?) e che il Niger che viveva della benevolenza delle altre nazioni, non avrebbe mai violato l’embargo dell’ONU sulla fornitura di questo materiale. Un ispettore  statunitense inviato da Bush  per trovare le Armi di Distruzione di Massa diede le dimissioni il 23/01/2004: non ne trovò traccia o prove.

Un regalo dell’amministrazione Bush Junior fu il cosiddetto PATRIOT ACT una legge federale che rinforza il potere dei corpi di polizia e di spionaggio statunitensi, quali CIA, FBI e NSA, con lo scopo di ridurre  il rischio di attacchi terroristici negli Stati Uniti, intaccando di conseguenza la privacy dei cittadini.

Quattordici disposizioni su sedici previste da questa legge sono state rese permanenti.

Tra le altre disposizioni promosse dalla votazione, cui una serie di emendamenti ha favorito l’applicazione, vi sono la possibilità di effettuare intercettazioni telefoniche, l’accesso a informazioni personali e il prelevamento delle impronte digitali nelle biblioteche, che sono scadute il 1º giugno 2015. Validità posposta fino al 2019.

Ma forse la causa più evidente della “vendetta” degli U.S.A. dopo l’attacco alle Twin Tower e le conseguenti operazioni di guerra,  è stata la riconsegna dell’Afghanistan ai Talebani con la quale, volenti o nolenti, ci dovremo confrontare, anche se qualche nostro politico non lo reputa possibile.

La seconda considerazione è quella di aver distrutto l’Iraq senza un piano di stabilizzazione del potere politico che ha messo in crisi il paese e lo ha consegnato all’ISIS (che vuol dire Stato Islamico Siria e Iraq o DAESH). Anche se questo è stato sconfitto, le sue cellule sono sparse per il mondo.

Ultimo appunto riguarda la realtà del popolo Curdo sparso tra Iran, Iraq, Afghanistan e Turchia. Problema mai risolto dopo lo smantellamento dell’Impero Ottomano dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, e dopo le solite promesse delle Grandi Potenze di allora (Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti). Come il problema Palestinese.

Ma queste sono altre riflessioni.

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