Riflessioni sulla guerra Israele – Hamas

2. Seconda pubblicazione del dossier di Marco Marini

Mi permetto di aggiungere al cune mie considerazioni su quello che ho scritto precedentemente. Sono passati 50 anni dalla guerra del Kippur, dove Siria ed Egitto hanno messo a dura prova non solo l’esercito israeliano ma soprattutto la popolazione. Oggi il numero di civili massacrati non è mai stato registrato cosi’ alto in Israele. E ritengo che non sarà da meno per la popolazione palestinese di Gaza. In Cisgiordania c’è
qualche timida critica all’azione di Hamas, perché le sue conseguenze ricadranno su tutta la popolazione palestinese. Ma la richiesta di scendere in piazza e protestare contro Israele è stata accolta in molte nazioni arabe ed anche in Europa. Mi domando, cosa può fare una popolazione assediata dal terzo esercito del
mondo, una potenza nucleare che non esiterebbe a sganciare qualche bomba atomica sulle capitali arabe?
Le persone normali scendono in piazza, quelli armati fanno gli attentati. Ora sia chiaro aborro l’uso della violenza che si perpetra soprattutto verso i civili inermi. Ma da che mondo e mondo una nazione debole diciamo militarmente, può contrastare l’oppressore più forte solo con azioni che oggi chiameremmo di guerriglia. Pensate che proprio gli ebrei della Palestina antica (nome latino che Arafat pronunciava
“Philistina”, terra dei filistei, vi ricorda qualcosa?, Davide e Golia biblici), gli zeloti combattevano i romani con agguati e con l’uso di una piccola spada, nascosta sotto i mantelli, la SICA, da qui il termine sicario. E’ chiaro che la rappresaglia romana non si faceva attendere e a pagarne le conseguenze era la popolazione
innocente dei fatti attribuiti agli zeloti. Roma dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 79 D.C. decise di espellere definitivamente gli ebrei dalla Palestina (o almeno quasi tutti) nel 135 D.C., quando un certo Rabbi Akiva (Rav o Rab maestro) aveva individuato in un certo Bar Kochba il nuovo Messia (Masshiya,
unto del Signore, Christos in greco) che avrebbe liberato Israele dall’oppressore romano. Sappiamo che fine hanno fatto. Nella storia un debole usa questi sistemi per colpire il forte. Cosi’ in Spagna contro Napoleone, come in Vietnam contro gli americani. Anche in Medioriente i cosiddetti “terroristi” usano questi mezzi, ma
da una connotazione politica (movimenti di sinistra finanziati dall’ex Unione Sovietica, ed aiutati da altri gruppi quali la RAF tedesca o l’esercito Rosso giapponese) si è passati ad aspetti più o meno “religiosi”, religione come sempre è una scusa per attirare consensi, per poi cercare di riportare l’opinione pubblica
araba a quella specie di panarabismo che mette le sue radici anche in nord africa alla fine dell’ottocento come movimento di intellettuali che volevano liberarsi dell’ormai decrepito e corrotto regime ottomano.
Da un certo punto di vista movimento simile al Sionismo nato in Europa proprio alla fine del 19° secolo.
Tutte e due i movimenti avevano un progetto diciamo comune, liberarsi del colonialismo europeo. Si pensi che quando gli anglo-francesi con gli accordi di Sykes-Picot promisero a tutte e due le parti la Palestina una volta smembrato il secolare Impero Ottomano e dopo la dichiarazione Balfour dove il ministro inglese
dichiarava “ che sua Maestà Britannica vedeva di buon occhio la creazione di un focolare ebraico in Palestina”, non si pensò solo alla Palestina in quanto entità geografica, ma anche ad altre dislocazioni, quali l’Uganda in Africa, l’Argentina in Sud America, in una landa desolata in Unione Sovietica chiamata” terra
degli ebrei”, e pensate un po’ anche alla nostra Sardegna!!!! Prima ho definito “Terroristi” termine tecnico per chiamare chi fa attentati contro inermi, in questo gli israeliani sono stati maestri, anche loro più deboli
contro la maggioranza araba e l’occupante inglese (Protettorato). Uno di loro come ho detto Menachem Begin divenne primo ministro, capo dell’Irgun un gruppo paramilitare anti arabo a anti inglese che alla creazione dello Stato di Israele si rifiutò di deporre le armi. Si macchiarono del massacro di Deyr Yassin
insieme al gruppo Lehi (Banda Stern) dove morirono centinaia di persone. Anche questo gruppo diede negli anni più recenti un primo ministro Shamir. Ma non è terrorismo bombardare indiscriminatamente città
intere anche se prima hai avvisato la popolazione? Sia ben chiaro ho letto, inorridito, che le leggi internazionali prevedono il diritto alla rappresaglia. Ed è altrettanto vero che si registrano violenze nei confronti di ebrei in tutto il mondo, in Francia come in Belgio o Argentina. E’ giusto che Israele abbia il diritto a difendersi. Ma non c’è proporzione. Ho assistito ad incontri sia con palestinesi che con ebrei, qui a Cagliari, non mi è sembrato aver notato un minimo avvicinamento fra le parti. Dirò di più in una
associazione culturale repubblicana qualche anno fa, ho notato più comprensione fra i convenuti arabi ed ebrei che non da parte degli italiani che si scagliavano contro questi e quelli. A Serdiana da Padre Cannavera in uno dei suoi bellissimi incontri con le varie culture (es. I Ba’hai, ora ospitati ad Haifa in Israele
e perseguitati in Iran) alcuni palestinesi criticavano la visione Messianica del nuovo Stato di Israele, ma questo non risponde al vero. E’ vero che Ben Gurion aveva studiato in una Yeshiva, la scuola Talmudica, ma la sua visione di Israele era laica e socialista. Cosi’ come il fondatore del sionismo Theodor Herzl. Viceversa
per giustificare i loro atti gli israeliani ricordano la Shoah o come oggi 16 ottobre 2023, i 70 anni dal ratto al Portico d’Ottavia a Roma, il Ghetto. Ora avendo il sottoscritto letto della Shoah, per non dire studiato, alla ricerca di discrepanze, ed avendo parlato in alcune scuole nonché in un Comune della Provincia di Cagliari,
e aver studiato delle responsabilità mondiali sull’evento, sono stato apostrofato come non antisemita ma qualcosa di simile. Io che ho studiato l’arabo ma soprattutto l’ebraico, che ho visitato con emozione la Terra
Santa, o Israele o Palestina, chiamatela come volete. Io che ho portato un gruppo di sardi nella Sinagoga di Djerba in Tunisia, che sono stato a Dachau e Auschwitz, io che ho fatto aprire la Sinagoga di Dresda, che
vado al Tempio di Roma, da cristiano, Ferrara, Firenze, Trieste etc. insomma non voglio fare del vittimismo però mi sembra che se non cambiano le coscienze non ne usciamo più. L’O.N.U. mi sembra impotente, le
varie lobby americane spingono ancora verso un Israele forte, i movimenti pacifisti israeliani (Pace Ora, Peace Now, Shalom Achav) non li vedo in giro. Netanyahu fa quel che vuole con un sistema parlamentare
diciamo imperfetto, ai nostri occhi di occidentali, e le uniche proteste viste sono quelle contro la riforma del sistema giudiziario israeliano. Dall’altra parte, come sempre da 80 anni a questa parte, il mondo arabo, frustrato dalla fine miserrima delle cosiddette “primavere” trova uno sfogo nel nemico di sempre: Israele, appunto. Israele avrebbe un grosso problema da risolvere, scusate uso il condizionale, quello della natalità.
Si pensi che il vero motivo che ha portato il popolo “Eletto” a lasciare l’Egitto, dove si badi bene non tutti erano schiavi molti erano salariati, grazie al Profeta Mosé, era dovuto al fatto che gli israeliti proliferavano
in abbondanza mentre la popolazione egiziano non faceva figli ed invecchiava. Non ci ricorda nulla tutto questo ? Le cosidette “Civiltà” hanno cicli di vita, cosi’ I Faraoni e ancor prima Assiro-Babilonesi, Romani
fino alla nostra civiltà occidentale. Come i romani, abbiamo demandato le nostre scelte di vita ad altri, ci facciamo difendere da stranieri e ci siamo affidati ad un’economia di mercato globale che forse ci porterà a dipendere p.e. dalla Cina. E siamo vecchi. Israele non è da meno, molti ebrei ritornano nei loro paesi
d’origine, come il Sudamerica, perché senza tradire il senso di appartenenza a un popolo presente nella Storia da più di tremila anni, sono stanchi di aver paura di veder morire i propri figli in una lunga guerra di cui non si vede la fine. E Israele ha tradito le aspettative di sicurezza del proprio popolo, facendosi cogliere impreparata in questa guerra odierna. Il mito dell’invincibilità, ammesso che l’ho abbia mai avuto Israele, si
avvia sul viale del tramonto. Solo la pace, la democrazia, i diritti dei palestinesi porteranno gli israeliani a vivere con i propri vicini. Scusate la banalità, ma avendo sentito parlare un nostro ministro che dice”….non si può uccidere nel 2023 nel nome di Dio…..” non volevo essere da meno. Grazie

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