Il ministero dell’immigrazione, Enea, Giorgia Meloni e Rama

di Daniele Madau

E’ di questi giorni la notizia dell’accordo tra Albania e Italia, per la creazione di un centro per richiedenti asilo fuori dai nostri confini nazionali, e precisamente in territorio albanese; ma in tutto dipendente, e alle spese, dell’Italia. Sembra che l’accordo sia stato raggiunto quest’estate, quando la presidente Meloni, senza apparenti motivazioni, si è recata in visita privata dal premier Rama.

Risulta non semplice capire il perché, la scelta, la motivazione di questa decisione, che entrambi gli stipulatori presentano con orgoglio: la prima, come a sottolineare che il ‘problema’ viene in qualche modo spostato, delocalizzato fuori dall’Italia, con il sospiro di sollievo che potrebbe derivarne al governo e alla maggioranza. Il secondo, come a rimarcare la stretta amicizia tra Italia e Albania, data la sua affermazione sul fatto che tante nazioni avevano avanzato la stessa proposta ma solo all’Italia sia stata fatta la concessione.

Ricordiamo che il premier inglese Sunak ha provato – a quanto sembra due volte – a portare avanti la stessa procedura, sostituendo l’Albania con il Rwanda, ma è stato bloccato, in patria, per ragioni umanitarie.

Cerco di ragionare obiettivamente e freddamente, anche se, avendo a che fare con persone in carne e ossa, non è semplice. Può giovare ricordare che, nel ‘600, proprio l’atto ‘Habeas corpus’ inglese ha tracciato una strada di diritti alla persona, alla quale si veniva riconosciuto di ‘avere un corpo’, portatore, appunto, di diritti inalienabili.

Vorrei, però, spostare l’obiettivo al futuro dell’Italia. La soluzione, complessa, quasi inestricabile, a parere di chi scrive, non può che essere una, sulla quale non ho mai trovato traccia nell’opinione pubblica. E, cioè, la creazione di un ministero, con relativo ministro, dell’immigrazione e dell’emigrazione, che assuma su di sè le funzioni che ora sono divise in vari ministeri, e che sappia controllare, organizzare, gestire l’ineluttabile flusso migratorio. Non servirebbe – come ci dimostra la posizione della Turchia, che riceve soltanto aiuti economici nella gestione dei flussi – neanche l’aiuto attivo dell’Europa, che ancora fa sentire la nostra solitudine. Avremmo bisogno, infatti, di sostegno economico per trovare tutte le risorse, soprattutto umane e di infrastrutture, per gestire, finalmente, in maniera lungimirante, progettuale e di prospettiva il fenomento migratorio; il quale, se risulta necessariamente complesso e non arginabile, potrebbe concorrere a regalare un futuro migliore all’Italia, come tante grandi nazioni, frutto di ‘melting pot’ dimostrano, a partire da Roma: nata dal profugo Enea.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora