A cinquant’anni dalla prima pubblicazione, esce ‘Storia di un impiegato’ nella rivisitazione di Cristiano De André: quando le grandi opere ci interrogano con la loro complessità

di Daniele Madau

‘Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti’ : sono versi entrati, ormai, nella grande cultura popolare, a indicare la nostra non possibile estraneità alle vicende umane. Siamo tutti in relazione, ci salviamo insieme. Sono verso tratti da ‘Storia di un impiegato ‘ di Fabrizio De André. È uscita il 15 dicembre, in CD e in vinile- con una scelta che guarda al passato e preserva l’unità di un ‘concept’ – , l’opera rock di Cristiano De André “Storia di un impiegato”, già al centro di un tour da tutto esaurito nei teatri d’Italia. Secondo le note che accompagno la pubblicazione, ‘le nove canzoni originarie sono state vestite con un abito nuovo e arricchite con tanta musica scritta da Cristiano assieme a Stefano Melone. Così ai titoli conosciuti, (dall’Introduzione alla Canzone del maggio sino all’ultima, Nella mia ora di libertà, passando per pezzi come Canzone del padre, Il bombarolo, Al ballo mascherato, La bomba in testa, Al ballo mascherato, Sogno numero due), si aggiungono i brani strumentali intitolati: “Il corteo; Piano di maggio; La corsa; Onirico, Passa la banda; Intro Sogno; Un nuovo sogno, Intro del padre; Allo specchio mio padre”.
Un lavoro davvero importante per l’attualità dei testi, per gli arrangiamenti musicali e per le performances della band guidata da Cristiano’

‘Storia di un impiegato’ fu pubblicato da Fabrizio De André esattamente cinquant’anni fa, all’alba degli anni ’70: il decennio precedente si era aperto con l’anno del ‘boom’ economico e delle Olimpiadi di Roma e si era chiuso con la strage di piazza Fontana, a opera dell’estremismo eversivo nero, che voleva rispondere alle grandi conquiste sindacali dovute all’ ‘autunno caldo’.

In base a questo inquadramento storico, sembra quasi naturale che il protagonista del capolavoro dei De André, padre e figlio, che lotta contro il potere, non sia, quindi, un operaio – il quale, nella realtà italiana, ha visto esaudite le sue rivendicazioni- ma un impiegato, un borghese, il quale, nella tradizione letteraria italiana ed europea, aveva già avuto un posto di rilievo, soprattutto nella figura dell’inetto.

Si può pensare a Svevo e Kafka che, sia nella vita sia nell’opera letteraria, hanno presentato e incarnato figure destinate a lottare contro il potere. Invano, nel caso di Kafka, con un paradossale successo nel caso di Svevo e del suo indimenticabile Zeno.

L’impiegato, nella ‘Storia’ dei De André è un inetto di successo? Sembra proprio di sì in quanto, pur fallendo miseramente l’attentato contro l’inarrivabile potere del parlamento, riesce a capovolgere la situazione del carcere , facendo imprigionare collettivamente (altro successo) il secondino, figura intermedia, schiava del potere più grande.

Questa è solo una lettura personale, dovuta al tentativo, altrettanto personale, di inserire Fabrizio De André nella storia della letteratura italiana.

Aggiungerei altri due elementi di riscatto dell’ inetto di ‘Storia di un impiegato ‘ : l’affrancamento dal padre (e il rapporto padre-figlio è imprescindibile nella figura dell’inetto) e l’amore, perso ma portato a un livello più alto, trasfigurato nell’indimenticabile ‘Verranno a chiederti del nostro amore’.

Fabrizio non amava particolarmente questo suo lavoro, lo reputava troppo complesso, poco intuitivo e immediato: e, forse, aveva ragione.

Ma quanto c’è bisogno di opere complesse oggi, che, grazie anche alla grande musica, ci aiutino a riflettere? E quanto è importante, oggi, la riflessione sul potere politico?

I giudici, che in ‘Sogno numero 2’ si rivolgono all’imputato- impiegato, sembrano davvero i terroristi dell’eversione nera che, mai epurati e nascosti nell’ombra, deviavano la storia italiana con trame terribili.

A Cristiano- che ha sempre rivendicato il suo riprendere le opere del padre come risposta al bisogno di poesia che il presente dimostra di avere – il merito di aver rivestito di nuova musica un lavoro complesso, pienamente inserito nella storia della letteratura italiana e, perciò, ancora necessario.

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