La benedizione di papa Francesco alle coppie omosessuali è immagine vera di Dio

di Daniele Madau

Non deve passare in secondo piano quanto affermato, giorni fa, da papa Francesco nel corso di un’intervista al settimanale Credere, che è in edicola dall’8 febbraio. Parlando del documento Fiducia Supplicans del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha ripreso l’argomento delle benedizioni alle coppie omosessuali, affermando: “Nessuno si scandalizza se do la benedizione a un imprenditore che magari sfrutta la gente: e questo è un peccato gravissimo. Mentre si scandalizza se la do a un omosessuale… Questa è ipocrisia! Il cuore del documento è l’accoglienza”. La portata rivoluzionaria di queste parole salta subito agli occhi, come una luce sfolgorante, come una rivelazione, e una verità, non più condannate a essere represse. Non possiamo addentrarci in particolari aspetti teologico-religiosi, attinenti alla Sacra Scrittura o storico-sociologici: ma, con una operazione ardita, li toccheremo tutti velocemente.

Il sentimento del sacro, davanti alla ciclicità del tempo, alla nascita e alla morte, alla meraviglia del creato, all’arte e all’amore – o all’odio – che si può provare nei confronti di un altro essere, ha sempre fatto parte dell’uomo e, verosimilmente, così sempre sarà. Son nate, perciò, le religioni: dapprima, per quanto riguarda il bacino mediterraneo e il medio oriente, legate alle Madre Terra; in seguito, legate al cielo, con l’idea di un dio padre, guerriero, a cui portare sacrifici per placarlo. In Grecia e a Roma, a questo dio si è affiancato un ‘pantheon’ di divinità antropomorfe quasi in tutto; in Israele si è, invece, affermata l’immagine di un Dio unico, santo, tanto separato dal mondo che non si poteva guardarlo in volto ma, paradossalmente, ‘vivente’ e, perciò, anche innamorato del suo popolo e, per questo, geloso e vendicativo. E’ sorto, poi, il Cristianesimo, che predica la nascita, morte e resurrezione di Gesù Cristo, la cui stessa vita è ‘vangelo’, e cioè ‘lieto annuncio’ ‘lieto messaggio’: la vita di Gesù è, dunque, la parola di Dio, che manda un messaggio, esclusivamente, di bene.

La sua predicazione è rivolta a tutti, soprattutto, però, agli ultimi, ai poveri, alle donne, ai pescatori, ai pubblicani, ai piccoli, ai peccatori. Gli ipocriti, i legalisti, i farisei, i ricchi devono, per poterlo seguire, cambiare vita. Non a caso, papa Francesco, a proposito della benedizione alla coppie gay, si riferisce agli ipocriti. Ora, la dottrina cristiana si basa su due elementi fondamentali: la Scrittura e la tradizione. Chiaramente, benché la seconda sia di notevole importanza, si basa comunque sulla prima, che i credenti e i religiosi, per non tradirla, devono studiare e contestualizzare con rigore scientifico e onestà.

Si potrà sempre scoprire, così, che Gesù Cristo ha parlato pochissimo di affettività e matrimonio, anche se lo ha fatto; e quando lo ha fatto è stato sempre con riferimento alla sua epoca e mai inserendeo le sue parole su questi temi tra ‘i precetti più grandi’. Non ha mai chiesto la santità come adattamento totale a delle regole o a dei modi di vivere, che è concetto tipico del vecchio testamento e, perciò, superato dalla ‘buona novella’. Non ha mai, neanche, chiesto obbedienza completa alla propria parola, anzi, ha visto con i suoi occhi il momentaneo fallimento e le fragilità dei discepoli. Una volta solo ha, bruscamente, rivolto un comando a Pietro: è il celebre ‘vade retro, Satana’ quando il discepolo voleva allontanare l’dea della sofferenza e della morte del suo maestro. Tutto questo per far capire, spero semplicemente, che l’aderire volontario e libero a una religione dovrebbe aver come unico scopo quello di vedere la propria vita arricchita in amore e libertà, con la seconda piegata unicamente al primo, come gli uomini di coscienza, anche senza credere nelle religioni, sanno già. Penso al periodo dell’illuminismo, in cui credenti e non hanno saputo lavorare insieme, per rendere il mondo il migliore dei luoghi possibili, prima di una nuova frattura dovuta alla Rivoluzione Francese.

Da duemila anni, il metro esclusivo della religione più presente nel mondo occidentale, il cristianesimo, sarebbe dovuto essere, semplicemente, l’amore per il prossimo prima ancora che per me, a prescindere dal sesso a cui è rivolto questo amore.

Ora, si capisce bene quanto un imprenditore che sfrutti le persone, una persona che non paga le tasse – privando della sanità, dell’istruzione, dei servizi essenziali i suoi concittadini – un amministratore infedele, facciano del male al loro prossimo: e chi è più prossimo dei concittadini?

Grazie a papa Francesco, finalmente, si sta comprendendo che sono questi i veri valori non negoziabili cristiani, e non quelli sulla sessualità, perchè è qui che si gioca il bene delle persone, il loro benessere, la loro felicità, in comuità, su questa terra. Tutto questo, ricordandoci che la povertà che c’è nel mondo non è una punizione divina ma l’esito di scelte ben precise degli uomini come quella già citata, per restare in Italia, di non pagare le tasse. L’amore omossessuale – con tutte le caratteristiche di rispetto e libertà all’interno di una coppia che devono caratterizzare l’amore in generlae – non ha nessuna ricaduta negativa su una società, se non quella di rendere gli appartenenti più felici. Il peccato contro il bene comune – come l’evasione fiscale o lo sfruttamento – hanno invece il potere di privare di questa lecita felicità e del benessere.

Le parole di Francesco, quindi, sono di una portata rivoluzionaria: se il papa stesso e la Chiesa avranno il coraggio di convertirle in azione concrete, allora, la rivoluzione sarà non solo in portata ma completa e si potrà ritornare al cuore del messaggio evangelico originario. Di liberazione.

2 pensieri riguardo “La benedizione di papa Francesco alle coppie omosessuali è immagine vera di Dio

  1. Accoglienza è ciò che risuona nelle parole e nelle iniziative di Papa Francesco. Per troppo tempo la Chiesa è stata accusata di: “bigottismo”, “chiusura”, “arretratezza”, etc. Certamente, è bene ricordare il suo essere “fatta di uomini”, i quali portano con sé tutta la loro miseria e il loro peccato. Tuttavia, tale realtà oggettiva e innegabile non annulla la natura insita della Chiesa: essa è immagine del Cristo accogliente, che guarda il cuore di ciascuno per ricordarci chi siamo veramente: Suo Figlio, Sua Figlia. Tutto ciò va oltre le varie etichette che la società impone agli uomini e alla donne del nostro tempo. Possono davvero racchiudere la preziosità e la bellezza che ognuno rappresenta? Papa Francesco, benché per alcuni possano sembrare azioni rivoluzionarie e/o “inappropriate”, sta in realtà ricordando al mondo che la Chiesa è luogo di incontro e di accoglienza e che ciò non può riguardare solamente il clero in senso stretto ma tutti noi, quali membra vive e indispensabili di tale Corpo.

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