di Daniele Madau
Il pre-gara

“La vita non è imparare che passi la tempesta , ma imparare a ballare sotto la pioggia”. Questa frase, attribuita a Mahatma Gandhi, è stata citata spesso negli ultimi tempi. L’ ha ripetuta Roberto Vecchioni, l’ha declamata con la forza dell’amore disperato Gino Cecchetin. Vorrei scusarmi per averlo nominato in un articolo sportivo, e aver ricordato la terribile vicenda di Giulia: ma lo sport può dare, o non dare, tanto, come insegna la recente vicenda di Acerbi. Le sentenze si rispettano, ma tutti ci siamo idealmente inginocchiati, sabato all’ora di pranzo, insieme ai giocatori del Napoli, fianco a fianco a chiunque abbia subito discriminazioni razziali.
Ranieri ha detto un’altra cosa, vicina all’affermazione di Ghandi: e, riportandola, torniamo in ambito strettamente sportivo, di leggerezza non superficiale. Ha detto, in conferenza stampa pre-gara, la fondamentale Cagliari – Verona di Pasquetta, che ‘dobbiamo ballare’, sino alla fine. Proprio ora che il Cagliari si gioca tutto, proprio ora che si affronta, in una gara decisiva, una squadra fisica che, nonostante un mercato invernale da rivoluzione, ha continuato a lottare, proprio ora che si assapora una ritrovata serenità: proprio ora, bisogna ballare sino alla fine. Ballare la bellezza dello sport; e, farlo, è ricordarne anche i valori: Claudio Ranieri, da uomo di valori qual è, infatti, ha precisato che alla, fine di questo ballo, resterà chi merita. Solo lui.
Noi intanto balleremo lunedì davanti al nostro pubblico che, da giorno di festa di calendario quale sarà quello della gara, affollerà lo stadio per l’ennesimo tutto esaurito. Lui, fino alla fine, proverà a dirigere questa orchestra, sapendo di averne in mano le chiavi del successo: ‘Sì, ma solo per l’età e l’esperienza. Insieme a me, però, tutti contribuiscono, col loro meglio, per raggiungere l’esito sperato’.
Per quanto riguarda i giocatori, questi ‘tutti’ significa tutta la rosa che, in attesa della sfida salvezza, si è allenata interamente.
La sfida salvezza

(1-1)
Cagliari (4-3-2-1 ): Scuffet, Dossena, Nandez (71mo Oristanio),Lapadula, Deiola (71mo Soulemana), Mina, Augello (81mo Azzi), Zappa, Makoumbou (71mo Prati), Shomurodov (46mo Viola), Luvumbo
Hellas Verona (4-2-3-1 ): Montipò, Mitrovic (46mo Lazovic), Noslin (84mo Swidersky), Magnani, Serdar, Davidowicz, Cabal, Duda, Tchautchoua, Folorunsho, Bonazzoli (65mo Suslov)
Arbitro: Daniele Doveri
Reti: 30mo Bonazzoli, 75mo Sulemana
Ammoniti: Duda, 26mo; 90mo Magnani
Spettatori: 16.285
La fatal Verona, la città dell’amore eterno, il tempio della lirica: Verona è tante cose, anche l’avversario per la lotta per la salvezza. Il tempo dà ragione a chi ha scelto lo stadio, anche se lo stadio stesso, a volte, non dà il meglio di sè: dagli spalti non del tutto colmi, infatti, viene violato il minuto di silenzio in commemorazione di Joe Barone.
A bordo campo, la postura di Ranieri è quella del comandante che dispensa una tesa serenità, ossimoro che racchiude l’esperienza e la statura del ‘mister’; in tribuna stampa, alla lettura delle formazioni, sento commentare: ‘Ranieri non si discute’. Questo è lo stato delle cose nei suoi confronti, stato che si è costruito con la sua carriera e col suo stile.
Intanto i rossoblu iniziano a far piovere i loro tipici spioventi dalla difesa, soprattutto sulle fasce, la destra delle quali è territorio di Nandez. Il quale, al 15mo, serve Shomurodov al centro dell’area: la conclusione, però, è smorzata e, debolmente, termina fuori. In precedenza i padroni di casa avevano reclamato un rigore per una caduta in area di Luvumbo sulla sinistra, ma tutto ha taciuto.
La gara, tuttavia, non decolla: il Verona non si fa trovare scoperto sui lanci lunghi del Cagliari ma, contemporaneamente, non riesce a penetrare la retroguardia rossoblu, guidata dal pretoriano Mina, che ha fisico e atteggiamento da fedelissimo veterano del generale, pur essendo l’ultimo arrivato. L’importanza della gara sembra spezzare gambe, fiato e gioco.
Su un improvviso cambio di gioco, però, Noslin riceve palla sulla destra e serve al centro un pallone teso: Bonazzoli sfrutta l’ampio lasciatogli per deviare di tacco e portare in vantaggio l’Hellas. E, così, in un attimo, dal grande nulla alla grande bellezza di un gesto tecnico che sposta l’equilibrio a favore degli scaligeri. E’ il 30mo.
Il Cagliari, però, in tutto questo campionato si è sempre imbattuto in situazioni ostiche, ostacoli, cadute, ammutinamenti nel campo ma se ora è qui a giocarsela, vuol dire che si è sempre rialzato. Così dovrebbe fare nel secondo tempo, perché il primo scivola via lasciando con sè ancora lo stordimento del goal, un po’ di confusione e un po’ di nervosismo. Oltre che un ultimo, innocuo, tiro del Verona.
A inizio ripresa l’esercito sbanda ancora: Lazovic segna, ma oltre la linea di difesa. Bisogna serrare le fila, e il pubblico si fa sentire: lo ha capito. Nel Cagliari è entrato Viola, a cucire il gioco tra centrocampo e attacco, nelle linee centrali, perché la tessitura sulle fasce è l’unica cosa che non è mai mancata: Nandez col tratto marcato, Luvumbu con la fantasia e il colore.
A cavallo del 60mo, solo davanti alla porta, Zappa perde l’attimo del pareggio e, sul contropiede del Verona – ripartenze che l’Hellas sfrutta al meglio -, Scuffet non fa passare il pallone del 2-0. Lo stadio esulta come per un goal ma, i rossoblu, non solo non hanno segnato ma, ad ora, non sono riusciti neanche a tirare in porta.
Al 75mo, nel momento in cui la pressione dei padroni di casa era in continuo aumento di intensità, Sulemana, entrato da pochissimo e posizionato poco fuori l’area, di controbalzo trova l’angolo basso a sinistra e il pareggio. Che dire: goal al primo tiro, che vuol dire cento per cento di percentuale realizzativa.
Negli ultimi dieci minuti si cristallizza la situazione che ha caratterizzato tutta la gara: all’attacco del Cagliari, corrisponde un contrattacco veronese; in uno di questi, Folorunsho sfiora il nuovo vantaggio gialloblu. La tessitura sulla fascia di Luvumbo, invece, porta un tocco di esterno punta, quasi da calcetto, che Montipò, disteso, riesce a respingere. Sono le ultime occasioni di un pareggio giusto, che sa di occasione sciupata: Cagliari e Verona si contenderanno la salvezza sino all’ultima gionata. E che la città dell’amore eterno non sia, per noi, fatale.