Il racconto del Cagliari: tutto è compiuto, ma non svegliateci

di Daniele Madau

Claudio Ranieri, e il ‘mister’ con la nipotina, durante l’ultima gara con la Fiorentina. Foto: ‘Corriere dello Sport’

«Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata». Così Kasumoto, nell’ Ultimo Samurai . La perfezione in ogni cosa. Ecco la filosofia samurai, la ricerca della perfezione. Così è stata la vicenda umana e sportiva di Ranieri al Cagliari: perfetta, di una perfezione ricercata. Non certo per la frenesia del successo ad ogni costo, in stile ‘vincere è l’unica cosa che conta’ . Quella è intelligenza artificiale, finanza esasperata. La ricerca della perfezione, invece, con i successi, le cadute, le crisi, le rinascite. Dal 1988 al 2024, tutto si è ricomposto nella forma più perfetta, il cerchio, che racchiude il senso della vita, l’alternarsi ciclico delle stagioni, il mistero del tempo, l’andata e il ritorno verso un luogo diventato del cuore; e lì trovare il fiore perfetto, con stelo di umanità e fiori di promozioni e salvezze. Come già insegnava Omero che, nella ‘ringkomposition’ -‘ricomposizione ad anello’ -, dava un sigillo di perfezione ai poemi.

Le dure leggi dell’alternanza in tribuna stampa non mi hanno permesso di essere alla stadio, ieri; ma Leopardi parlava della lontananza come capacità di rendere più poetici un suono, un’immagine, un evento. E, allora, svegliatevi poeti, andate a Milano, ma anche a Bologna e Bergamo e, infine, a Cagliari. Troverete una comunità, quella dello sport e dello stadio, che sa riconoscere valori e meriti, crede negli sforzi atletici come come sforzi di riscatto, sublimazione, lealtà; che accoglie e respinge, si affeziona e pretende: come ogni comunità. O, forse, come era una comunità: perché quella degli stadi è una delle poche rimaste. Troverete, quindi, ciò che cercate: sentimenti d’umanità, l’autenticità ormai ristretta negli spalti, in una vera fede – quella sportiva – che quando diventà fedeltà non cieca verso qualcosa in cui si crede o in cui si spera, è vera poesia. O qualcuno in cui si crede: questo è stato Ranieri. L’anno scorso, noi tutti – o quasi – abbiamo, nuovamente, spalancato la porta della città a chi a Cagliari aveva iniziato a conoscere gli splendori del calcio dalla panchina, sicuri che qualcosa sarebbe accaduto. Sicuri come si crede ai sogni, alle speranze. Siamo, così, tutti saliti nella fregata del nostro ‘mister and commander’ , come l’ho sempre chiamato, e abbiamo respirato i meriti umani che si fanno meriti sportivi. Come per tutti i maestri, questo insegnamento vale per la vita. Così, la sconfitta nell’ultima di campionato, come quella con la Lazio, da cui è partito il riscatto, o come tutte le altre, è come il filo d’oro che ripara le crepe delle ceramiche giapponesi, che avranno vita migliore delle precedenti. L’importante è che si cresca tutti insieme, come equipaggio di una nave o come una squadra di calcio.

Personalmente, ricorderò le conferenze stampa, in cui il clima, anche durante la tempesta, non era da tempesta, e in cui salutava sempre i presenti a uno a uno, perché l’attenzione personale è segno di sensibilità: anche qui, come per i veri maestri, l’insegnamento vale per la vita.

Il Cagliari sarà ancora in Serie A e Ranieri non sarà più il suo allenatore: il bello e la fatica della vita, come quando ci si sveglia la mattina. Ma non svegliateci, ancora per un po’: solo nei sogni, c’è solo il bello della vita.

2 pensieri riguardo “Il racconto del Cagliari: tutto è compiuto, ma non svegliateci

  1. Ciao Dani, Grazie altro bellissimo articolo, ti leggo sempre volentieri.
    ⁣Giuseppe Lillus Docente specializz. Sostegno Pedagogista-Educatore Professionale-Disability manager Cell. +39.349.8765275 Email: g.lillo78@tiscali.it – giuseppe.lillus@gmail.com Pec: giuseppe.lillus@peceasy.it
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