Storia e curiosità delle Olimpiadi /2.

di Daniele Madau

Continua l’approfondimento sui Giochi Olimpici, una storia che ci lega a un passato di 2800 anni fa

Gli ultimi giorni dei Giochi di Parigi sono stati caraterizzati da gare che hanno suscitato – nel migliore dei casi – riflessioni sull’inclusività e la correttezza delle gare; nel peggiore dei casi, da polemiche. Abbiamo tutti negli occhi le lacrime della pugile Angela Carini, dopo i primi colpi di Imane Khelif. Lasciamo la riflessione approfondita, tipica del nostro giornale, ad un altro momento, per ora ricordiamo solo che l’atleta algerina è donna a tutti gli effetti, caratterizzata dall’essere ‘intersex’ , e cioè da una condizione che provoca una produzione anomala di androgeni (ormoni maschili)- compreso il testosterone- nel corpo femminile. E’, comunque, un bene che ci sia una discussione di questo tenore, segno -positivo- dei tempi. In antichità, infatti, il problema non era assolutamente contemplato. La partecipazione era riservata a greci liberi che potessero vantare antenati greci. La necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti comportava che solo i membri delle classi più facoltose potessero prendere in considerazione di partecipare. Venivano esclusi dalla partecipazione gli schiavi, gli stranieri, gli assassini, i sacrileghi e le donne, secondo una mentalità e un uso sociale tipico della Grecia arcaica e classica.

I Giochi, nel corso dei secoli, persero gradualmente importanza con l’aumentare dell’influenza romana in Grecia e con la decadenza della cutura, e del potere, dell’ ellenismo arcaico- classico. Cominciarono e non trovare più spazio i valori aristocratici del passato, dell’eccellenza e dell’agonismo come ricerca della virtù , mentre sorsero problemi di corruzione, di sicurezza e ordine pubblico.

Questo aspetto non è venuto meno, se ripensiamo ai disordini e alla risse tra gli atleti che hanno caratterizzato, pochi giorni fa, il calcio: nell’incontro Argentina- Francia, infatti, vecchie ruggini legate al presunto razzismo dei sudamericani nei confronti dei neri francesi, dopo essere state covate per anni, sono esplose a fine gara.

E’ quasi impossibile, infatti, slegare ogni aspetto extra- sportivo dalla manifestazione: l’utopia, a cui bisogna sempre tendere, è quella di far sì che ogni conflitto, se non resta fuori dal terreno di gara, proprio lì, si riappiani.

L’avvento del cristianesimo, poi, portava ai propri fedeli, e al mondo, un altro tipo di gara. San Paolo, infatti, si esprime così: ‘ Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.  Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione ‘. Questo modo di esprimersi riflette, indirettamente, l’importanza delle gare nel mondo classico, traslandole, chiaramente, su di un altro livello. Proprio in quegli anni Nerone, come auriga, vinse la corsa dei carri dei Giochi Olimpici, con seri dubbi sulla correttezza della gara.

Quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero romano, i vescovi e gli scrittori cristiani mostrarono la loro netta avversione per ogni celebrazione pagana e la loro forte repulsione nei confronti dell’agonismo. I Padri della Chiesa in numerosi scritti esortano i cristiani a resistere allla tentazione di partecipare o assistere ai ‘ludi’ agonali: sant’Agostino, a esempio, deprecò con toni aspri gli spettacoli atletici. Fu così che nel 393 d.C., anche in seguito alla strage di Tessalonica, dietro l’influenza del vescovo di Milano, l’imperatore Teodosio li vietò, ponendo fine a una storia durata più di 1 000 anni. Cosa era successo ? Nel 390 Teodosio, imperatore romano, aveva ordinato di massacrare la popolazione di Tessalonica, dopo che questa si era ribellata. I Tessalonicesi avevano infatti ucciso Buterico, il comandante goto della guarnigione romana, per aver arrestato un famoso auriga e vietato i giochi. Teodosio ordinò allora di organizzare una nuova corsa, durante la quale venne dato l’ordine di massacrare la popolazione. Il vescovo Ambrogio gli chiese allora di chiedere pubblicamente perdono, cosa che l’imperatore fece (infatti si era battezzato qualche anno prima, credendo di essere in punto di morte, durante una dura malattia). Teodosio, che aveva già emanato l’editto di Tessalonica (con il quale, nel 380 d.C., il Cristianesimo divenne religione ufficiale dell’impero), da allora inasprì le condizioni per i pagani, attraverso gli editti teodosiani, che chiudevano definitivamente i templi pagani e proibivano ogni forma di culto pagano, equiparando i sacrifici alla lesa maestà. Ad Alessandria i cristiani, guidati dal vescovo Teofilo, ne approfittano per distruggere il Serapeo, parte pubblica della monumentale biblioteca. Allo stesso modo finirono per sempre i giochi olimpici, ritornati, in tempi più vicini a noi, alla fine dell’Ottocento.

2/ Continua…

2 pensieri riguardo “Storia e curiosità delle Olimpiadi /2.

  1. Leggo con interesse questa serie di articoli, è bello riscoprire le origini degli eventi. Riguardo a Imane Khelif non è detto che sia intersex. È stata diffusa la notizia da parte dell’IBA (International Boxing Association) del suo essere caratterizzata da cromosomi XY, ma non è stata rivelata la metodologia delle analisi a cui è stata sottoposta, inoltre, l’IOC (International Olympic Committee)che ha precedentemente tagliato i rapporti con l’IBA per presunta corruzione, ha affermato che l’atleta è nata donna . Di conseguenza, non ci sono elementi certi per definire  che l’atleta algerina sia effettivamente intersex. Bisogna fare attenzione anche al fatto che lei non si sia mai definita tale.

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    1. Grazie Oleandro del tuo contributo. La definizione di ‘intersex’ è ancora ‘in fieri’, e, generalmente, indica la presenza, in un determinato sesso, di caratteristiche di un altro sesso. Resta il fatto, acclarato, che Imane è nata donna ed è donna. Certamente, se lei non si è definita come ‘intersex’, è importante considerare il modo in cui lei si avverte e si considera. Riporto le sue parole, in una conferenza stampa affollata ed emotivamente difficile da affrontare, dopo la sua ultima vittoria sul ring: ‘La mia storia è una questione di dignità e onore. Tutto il popolo arabo mi conosce da tempo. Per anni ho fatto boxe nelle competizioni internazionali, loro sono stati ingiusti con me. Ma io ho Allah e vado avanti. Ho fatto tantissimi sacrifici per essere qui. La mia vittoria è per tutte le donne. Basta così…’ .

      Davanti a queste parole, dobbiamo avere un atteggiamento di rispetto, pensando che, prima di ogni aspetto regolamentare – tra l’altro, per il Cio, come scritto dal lettore, il regolamento è stato rispettato- c’è una persona, coi suoi sentimenti.

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