di Irene C.

‘La Rifessione’ , soprattutto per tematiche di profondo valore civile, ha sempre uno spazio riservato per gli studenti. Irene, studentessa del Liceo Siotto di Cagliari, racconta una mattinata vissuta insieme a Tina Montinaro, vedova dell’agente di scorta di Falcone, nel ricordo di chi ha dato la vita per la legalità. Mattinata di sensibilizzazione anche per la donazione del sangue, per passare “dal sangue versato al sangue donato”
Legalità: è una parola pesante. É una parola imponente. È tanto pesante ed imponente che nel nostro paese intimorisce molte persone che, per vigliaccheria, vivono a testa bassa e spalle ricurve per paura di incrociarla nel loro cammino.
La parola legalità è indissolubilmente legata al concetto di dovere, che fa storcere il naso ai più perchè richiede sacrifici.
E infatti sono proprio le persone che non fanno il loro dovere che più avvertono il peso della legalità, che è tanto forte da schiacciarli.
In questo Paese c’è poi un elefante nella stanza, che quasi nessuno ha mai voluto guardare in faccia, del quale per decenni si è negata l’esistenza nonostante fosse sotto gli occhi di tutti: è la mafia.
Mafia che con i suoi tentacoli è riuscita a raggiungere i più alti ranghi dello Stato civile, delle forze dell’ordine, della magistratura e lo ha fatto senza difficoltà, perché gli italiani hanno abbassato la testa, preferendo negare l’evidenza che affrontare il problema alla luce del sole.
I cittadini non hanno fatto il loro dovere, e hanno pagato caro il prezzo dei propri errori.
Infatti nel momento in cui hanno deciso di voltare le spalle allo Stato e alla legge, la mafia ha preso il controllo della Nazione e l’ha paralizzata con la violenza e la paura, costringendo gli italiani ad abbassare la testa come non mai.
In questo clima di violenza, ingiustizie e paradossi, si sono distinti alcuni uomini e donne che si sono rifiutati di soccombere al male che li circondava.
Persone che si sono rifiutate di cedere agli atteggiamenti mafiosi che stavano piegando la legge, che si sono permessi di camminare a testa alta e schiena dritta perchè erano nel giusto, e non avevano niente da nascondere.
Martedì 29 ottobre abbiamo avuto la fortuna di ascoltare ed imparare da una di quelle persone che la testa non l’ha chinata mai: Tina Montinaro.
Tina è la moglie di Antonio Montinaro: caposcorta di Giovanni Falcone caduto in servizio nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 insieme allo stesso giudice, sua moglie Francesca Morvillo e gli altri agenti della scorta: Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Da quella tragica giornata sono passati 32 anni, che Tina Montinaro, nonostante l’immenso dolore, ha trascorso a testa alta.
Ha fondato la Quarto Savona Quindici, che ha lo scopo di diffondere la memoria della strage di Capaci, girando l’Italia e parlando con le nuove generazioni, per fare in modo che brutalità del genere non siano mai più permesse e ci ha infatti accolto con questa frase “Ragazzi, io sono qui oggi per dirvi che dovete essere migliori di noi: le generazioni dei vostri genitori e dei vostri nonni hanno fallito, voi dovete essere migliori”.
“Queste persone non sono eroi, ma uomini che hanno scelto di fare il proprio dovere. Quel giorno questi uomini sono scesi in campo contro la mafia e hanno perso una battaglia – continua la Montinaro – ma, ragazzi, noi dobbiamo vincere la guerra”.
Grazie alla Quarto Savona Quindici e a molte altre associazioni volte a sensibilizzare i cittadini ai pericoli dell’omertà e degli atteggiamenti mafiosi, sono stati fatti passi da gigante in questo trentennio.
Palermo, che era stata un teatro di ingiustizie e violenze costanti e normalizzate tra gli anni ’80 e ’90, in cui ricatti, rapimenti, torture e omicidi erano all’ordine del giorno, oggi ha completamente cambiato volto e atteggiamento.
Oggi a Palermo non si vive più con la testa sotto la sabbia, ma alla luce del sole e a testa alta, grazie al lavoro per nulla scontato di persone come Tina Montinaro, che hanno deciso di rimanere a Palermo a combattere la mafia.
É importante sottolineare che nessuno dei due coniugi Montinaro si era ritrovato a combattere le proprie battaglie per caso, ma entrambi hanno preso la decisione totalmente altruistica e disinteressata di fare il proprio dovere nei confronti della propria patria e collettività.
Negli anni dello stragismo mafioso Antonio Montinaro, di origine leccese, lavorava come poliziotto a Bergamo ma, avuta notizia della battaglia intrapresa dai magistrati del pool antimafia, decise di partire per Palermo a “dare una mano”, finendo poi per dare la vita nel capoluogo siciliano.
In seguito alla morte del marito Tina Montinaro, nata e cresciuta a Napoli, decise di rimanere a Palermo perchè, come ci ha spiegato, se fosse andata via come molti fecero in quegli anni, “Avrebbero vinto loro, perchè non ero io che me ne dovevo andare, non ero io a dovermi vergognare, erano loro. Sono rimasta a Palermo a testa alta e ho dimostrato ai mafiosi che non ci avevano fatto niente”.
Ha passato la vita ad usare la sua voce contro la mafia, a sensibilizzare i giovani, a condividere con le nuove generazioni la sua memoria personale (che s’intreccia con la memoria collettiva del nostro Paese) per fare in modo che non si ripetano mai più gli errori del passato “Il dolore non lo posso condividere con voi, ma la memoria sì, ed è mio dovere farlo”.
E infatti la memoria è stata uno dei concetti cardine di tutta la conferenza, poiché ha fatto da collante tra ciò che è stata in passato e ciò che è oggi la legalità.
E come inquadrare il concetto di legalità oggi senza parlare di ciò che accade nel mondo digitale? Proprio per questo durante la conferenza sono intervenuti alcuni agenti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, che si occupa di tutti quei reati che vengono commessi attraverso l’uso della rete.
Ci è sono stati spiegati il funzionamento e l’organizzazione della Polizia Postale, sia a livello regionale che nazionale, che svolge un ruolo fondamentale nella messa in sicurezza della rete.
Infatti ogni giorno 2000 agenti pattugliano il web, soprattutto il “deep web”, nel quale si concentrano maggiormente i reati digitali, dei quali alcuni dei più comuni hanno tristemente a che fare con i reati di pedofilia e di pedopornografia (che da soli hanno portato a venti arresti nell’arco di quest’anno in Sardegna).
Si è poi parlato di come sia fondamentale l’individuazione dei contenuti opportuni da postare sui social, dato che, nella società di oggi, siamo qualificati come persone da ciò che postiamo online, tanto nell’ambito sociale quanto in quello lavorativo.
In seguito è stato analizzato il fenomeno del “revenge porn” purtroppo molto diffuso nella fascia d’età adolescenziale (ma non solo), esaminando casi realmente accaduti e valutandone le conseguenze penali e morali e di come le azioni digitali abbiano conseguenze nella vita reale.
Siccome su internet si può trovare di tutto, bisogna utilizzarlo in modo consapevole, essendo in grado di discernere le informazioni reali da quelle false, anche tenendo conto delle enormi potenzialità di strumenti come l’intelligenza artificiale, in grado di produrre immagini talmente verosimili da rendere impossibile la distinzione da un’immagine reale guardandola ad occhio nudo.
Infine si è parlato del mondo delle truffe online, che sempre più spesso colpiscono i più anziani, ma che spesso arrivano anche ai più giovani, con metodi sempre nuovi e sottili per estorcere denaro, informazioni o dati sensibili.
Questi sono reati solo apparentemente digitali, in quanto hanno conseguenze pesanti nel mondo reale e non devono essere sottovalutati.
Tutti questi interventi hanno seguito il filo rosso della consapevolezza e del dovere, che ha condotto a parlare di un dovere troppo spesso sottovalutato, ma indispensabile per la vita di molti: la donazione del sangue.
Infatti, insieme alla Quarto Savona Quindici (che si è occupata del sangue versato nelle stragi di mafia) e a Tiscali, alla realizzazione dell’incontro ha partecipato anche l’associazione Donatori Nati che si occupa della donazione del sangue.
L’intera conferenza era incentrata sul dovere. Antonio Montinaro aveva svolto il suo dovere versando il proprio sangue per la collettività, Tina Montinaro fa il suo dovere trasmettendo la memoria per sensibilizzare i giovani e gli agenti della Polizia Postale fanno il loro dovere pattugliando ogni giorno la rete affinché sia più sicura.
Adesso tocca a noi fare il nostro dovere donando il sangue, perchè un gesto che a noi costa così poco, ha il potere di salvare delle vite.