Entrate con noi alla Corte suprema che sta per decidere sui dazi 

di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

Terzo potere: interno della Corte suprema

La scorsa settimana la Corte suprema dominata da giudici conservatori (6 su 9) ha ascoltato per quasi tre ore le argomentazioni delle parti sui dazi di Trump (e ora aspettiamo il verdetto). La vostra inviata dagli Stati Uniti era in quell’Aula della Corte suprema degli Stati Uniti (alla penultima fila laterale, pessima posizione, dove per tre intere ore senti le argomentazioni, ma non puoi vedere in faccia i giudici a meno di non alzarti costantemente e spingerti in avanti sotto lo sguardo vigile degli agenti di sicurezza….). Ecco i nostri brevi appunti: da Washington e da Bruxelles.  

APPUNTI DA WASHINGTON

L’Aula della Corte suprema degli Stati Uniti si trova al primo piano di un edificio in stile neoclassico vicino al Campidoglio di Washington: assomiglia ad un tempio greco, con grandi colonne, e assomiglia anche a un teatro con tende simili a sipari di velluto rosso. Le voci dei giudici risuonano solenni, a ricordare che questo è uno dei tre rami del potere in America. 

Abbiamo assistito all’udienza sui dazi mercoledì scorso. qui ne abbiamo scritto, osservando i dubbi dei giudici, inclusi alcuni conservatori, che fanno pensare che la Corte suprema potrebbe alla fine esprimere un verdetto contro Trump. Se così sarà, si apriranno molti interrogativi: è davvero possibile un rimborso dei dazi pagati finora? Che cosa ne sarà degli accordi negoziati con fatica da molti Paesi, inclusa l’Unione europea? C’è anche chi teme l’instabilità dei mercati. E comunque il presidente Trump potrebbe utilizzare altre norme (come ha fatto per una parte dei dazi  già tuttora in vigore) al posto della  l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) se questa venisse “bocciata” dalla Corte, anche se forse avrebbe una minore flessibilità nell’applicare i dazi (e continuamente cambiarli) sotto altre leggi. Potete trovare tutti i dettagli del caso nell’articolo linkato sopra (e anche qui), ma ci sono un paio di cose che vorrei aggiungere. 

Ne abbiamo parlato con un esperto, Elie Honig, ex vice procuratore, commentatore di questioni giudiziarie il cui volto vi sarà familiare se avete mai guardato la Cnn. E’ anche l’autore del libro appena uscito: “When you come at the King” e l’abbiamo conosciuto in un recente incontro su zoom della “Luncheon Society”. Honig non fa di solito predizioni, ma stavolta ne ha fatta una per noi – anzi ha fatto una serie di predizioni –  (e tra l’altro queste cose ce le ha dette qualche settimana prima dell’udienza alla Corte suprema).  “La mia prima predizione è che avremo un verdetto prima di Capodanno 2026. Penso che la Corte suprema capisca quanto sia importante il tempo  in questo caso”. Honig crede certamente che sia possibile cercare di applicare i dazi con una legge e poi cambiare, nel caso in cui la Corte suprema dice che non è possibile. La stessa cosa è stata fatta dal  predecessore di Trump, Joe Biden, quando ha cercato di “graziare” i debiti contratti dagli studenti per gli studi universitari (cosa molto comune in America). “Prima, ha cercato di farlo attraverso una determinata legge e la Corte suprema ha detto: assolutamente no. Allora ne ha provata un’altra. La Corte suprema non giudica le tue politiche, non dirà a Trump se può o non può applicare i dazi.  La Corte suprema valuta le leggi che vengono usate per giustificare una determinata politica”.

Dunque, tornando alle predizioni di Honig, sono due: 1) che la Corte suprema respingerà i dazi di Trump. 2) Che “segretamente, in qualche modo lui e la sua cerchia sperano che questo sia il risultato. La ragione è che finora i dazi sono stati rifiutati in maniera netta sia dai tribunali distrettuali che dai tribunali d’appello. La ragione non è che i dazi sono giusti o sbagliati o che sono una politica economica disfunzionale. La ragione è che Trump ha usato una legge di emergenza, IEEPA, l’International Economic Emergency Powers Act e il problema è che quella legge non fa alcun riferimento alle tasse (i dazi sono considerati da molti tasse, anche se gli avvocati della Casa Bianca insistono che non lo sono, ndr) ed esiste  una dottrina, chiamata “major question doctrine” che dice che se il Congresso vuole dare al presidente una importante delega su poteri finanziari o militari di competenza del Congresso, il Congresso stesso deve dirlo specificamente e esplicitamente. Questo non si trova da nessuna parte in quella legge. Peraltro, questo è un principio conservatore. Vedrete che Alito, Thomas, Gorsuch (giudici conservatori ndr) abbracciano questo principio. Lo hanno usato contro Joe Biden sui debiti studenteschi. Perciò penso che i giudici respingeranno questo caso”.

La domanda a quel punto sarà: che cosa farà Trump? “Forse non vuole perdere – dice Honig – ma alla fine non sarà un dramma perché ogni problema finanziario che ci sarà nei prossimi tre anni, che si tratti dell’occupazione che per un mese si abbassa o dell’inflazione, sapete che cosa dirà? Bé ragazzi, avrei potuto impedirlo se i tribunali mi avessero consentito di approvare i dazi. L’economia sarebbe incredibile, i posti di lavoro alle stelle, l’inflazione più bassa. Ma è colpa di quegli stupidi giudici”.

P.S. Secondo Honig non c’è il 90% di probabilità ma più del 50% che vada a finire così.  

APPUNTI DA BRUXELLES 

A Bruxelles hanno imparato a reagire con cautela a quanto succede a Washington perché il cielo tende a cambiare molto velocemente, dunque il livello di incertezza resta elevato.

È anche il motivo per cui all’indomani dell’udienza della Corte suprema americana, il portavoce con delega al Trade Olog Gill ha detto che «la Commissione non commenta i procedimenti giudiziari in Paesi terzi, soprattutto quando riguardano questioni interne», rispondendo alla domanda di un giornalista durante al consueto briefing di mezzogiorno. E ha aggiunto che «l’attenzione della Commissione è rivolta all’attuazione dell’impegno espresso nella dichiarazione congiunta Ue-Usa, con l’obiettivo di instaurare relazioni transatlantiche commerciali e di investimento stabili, prevedibili e reciprocamente vantaggiose».

Per il mondo produttivo, dunque, resta l’incertezza sui dazi imposti nel Liberation Day ma non cambia nulla o quasi per quelli settoriali applicati da Trump su acciaio, auto e prodotti farmaceutici, per i quali il presidente Usa ha seguito altre vie legali che non sono quelle al centro del caso della Corte Suprema. Da un lato c’è la convinzione che Trump troverà un’altra base legale per giustificare le tariffe e dall’altro lato resta l’incognita, in caso di bocciatura da parte della Corte, sul futuro dell’accordo Ue-Usa. Ad esempio al momento i dazi sull’automotive sono scesi dal 27,5% (tariffe settoriali) al 15% (accordo Ue-Usa), ma non è chiaro cosa accadrà. Né è chiaro quale sarà l’effetto sul Parlamento europeo che era stato molto critico nei confronti dell’intesa con Washington. Il Parlamento deve approvare quella parte dell’accordo che prevede l’azzeramento dei dazi su centinaia di importazioni industriali e agricole dagli Stati Uniti, contro un dazio di base del 15% sui prodotti dell’Ue.  Di sicuro gli Stati membri non si stanno facendo illusioni. Ormai è chiaro che Trump non è disposto a fare sconti o favori sulle tariffe. Tanto più che, come ha dichiarato ieri il presidente, gli Usa si troverebbero ad affrontare un disastro economico e di sicurezza nazionale, se la Corte Suprema si pronunciasse contro.

Trump ha affermato che la sua amministrazione intende approvare un pagamento di 2 mila dollari ai residenti a basso e medio reddito utilizzando i proventi dai dazi, mentre utilizzerà i proventi rimanenti per ridurre il debito degli Stati Uniti. Abbastanza per far ritenere a Bruxelles che sarà difficile sfuggire alla scure.

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