di Daniele Madau
Armanda Colusso, la madre di Alberto Trentini, prigioniero da un anno in Venezuela, ha parlato nei giorni scorsi in conferenza stampa. Ha dimostrato, ancora una volta, il suo coraggio, ha denunciato un governo distante, ha provocato tutti invitandoci a immedesimarsi in lei, non ha avuto pudore del suo dolore. È una madre, sola, con solo l’avvocata Ballerini, la stessa di Giulio Regeni, al suo fianco. Sinceramente, non so neanche se abbia un marito. Ci ha chiesto di parlare di Alberto. Lo faremo, a noi non costa nulla. Anzi. Abbiamo un’occasione unica di imparare. Dalla sua figura tragica all’improvviso, senza volerlo. Dalle drammatiche domande che ci nascono dentro quando vediamo il bene ricambiato col male. Dall’idea di un giovane uomo solo, senza colpa, in una prigione di un paese lontano e ostile. Eppure vivo. È come se sentissi il suo cuore, i suoi battiti in me. Come scriveva Szymborska: ‘“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore” . Ascolta, Alberto, come mi batte forte il tuo cuore, perché se io sento il tuo, son sicuro, tu senti il mio, e quello di tutti. Stiamo imparando la dolorosa speranza, l’idea della vita più forte della prigione, l’idea del bene che alla fine apre anche le porte di un carcere. E ci stiamo preparando ad imparare anche la gioia, quando tu sarai libero. Nell’attesa, ascoltiamo, questo battito di cuori, più forti di ogni carcere.