Il racconto del Cagliari: dalle vette olimpiche agli inferi

di Daniele Madau

Unipol Domus, XXV Giornata/ Cagliari-Lecce:0-2 (64mo Gandelman; 75mo Ramadani)

Cagliari (4-2-3-1): Caprile; Zappa (57mo Mazzitelli), Zé Pedro, Mina, Obert (75mo Trepy); Adopo, I. Sulemana; Palestra, S. Esposito, Idrissi; Pavoletti (57mo Kılıçsoy).
In panchina: Sherri, Ciocci, Mazzitelli, Kılıçsoy, Juan Rodríguez, Raterink, Albarracín, Dossena, Liteta, Mendy, Trepy, Cogoni.
Allenatore: Fabio Pisacane.

Lecce (4-2-3-1): Falcone; Veiga, Tiago Gabriel, Gaspar, Gallo; Ramadani, L. Coulibaly; Pierotti (85mo Siebert), Gandelman (85mo Ngom), Sottil (80mo Ndaba); Cheddira (80mo Stulic).
In panchina: Früchtl, Samooja, Ndaba, Siebert, Sala, Fofana, Štulić, N’Dri, Helgason, Jean, Marchwiński, Ngom, Kovač.
Allenatore: Eusebio Di Francesco

Spettatori: 16133

All’ Unipol Domus ci accolgono i ragazzi con le zeppole, in una serata che, se non fosse per il mestrale- compagno immancabile delle serate cagliaritane- sarebbe tiepida, quasi primaverile.

E’ un periodo in cui lo sport, tra splendori olimpici e misere sceneggiate calcistiche, riempie le nostre giornate, cosi’ Cagliari- Lecce rischia di passare in secondo piano, mentre e’ vitale per entrambe. Per il Cagliari, per acquisire quasi definitivamente il diritto alla serenita’ olimpica della serie A, il Lecce per continuare a restare aggrappato a quel monte Olimpo della massima serie, mentre in basso si spalanca l’abisso degli inferi.

E sara’ la visione di questo abisso ma, dopo 30 minuti di totale assenza di segnali di vita, e’ il Lecce a ravvivare la gara, schiacciando i rossublu’ in area con azioni ripetute, che la difesa dei padroni di casa ha faticato a respingere.

Cosi’, il Cagliari si risveglia, rinuncia alla sua olimpica serenita’, torna tra i mortali, e, in serie, scaglia tre frecce apollinee, quasi letali, due con Zappa e una con Sulemana: ma non portano l’epidemia nell’esercito leccese.

Finisce il primo tempo, con la sensazione che la tregua sia stata violata e che il secondo tempo sara’ combattuto.

Nume tutelare della linea di porta, come Giano, divinita’ degli inizi e degli ingressi, Caprile salva la porta di casa, proprio all’inizio del secondo tempo.

Uscio violato, pero’, al 64mo, da Gandelmann, che vola a vette altissime, su cross dell’ex Sottil, per il colpo di testa dello 0-1.

Il Cagliari prova a reagire, ma manca l’ ossigeno che rifornisca l’attacco, sotto forma di palle fornite da un centrocampo stranamente asfittico. Il colpo di testa di Obert al 70mo e’ frutto del caso, in un Cagliari in cui anche Palestra fatica a ritrovare le sue ali da Ermes.

Cosi’, al 75mo raddoppia Ramadani, con un destro senza pretese dalla sinistra, che passa sotto la pancia di Caprile: gli dei hanno abbandonato il Cagliari.

Trepy, neoentrato in attacco, sembra avere la hybris per andare contro il destino rossoblu’ gia’ scritto, ma non riesce nell’impresa. E, cosi’, il destino si compie, con uno 0-2 inaspettato.

Tra gare olimpiche e miti greci, pero’, permetteteci di finire con la divina per eccellenza di questi giochi, che puo’ insegnare- anche ai rossoblu’- a capire come gli inferi del dolore e la risalita per la vetta olimpica non siano solo per gli dei, ma anche per gli uomini. E da li’ su la vista, e’ la piu’ bella che ci sia.

Federica Brignone

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