Le Fiamme del Mondo /2

di Marco Marini (studioso di geopolitica mediorientale)

Ci troviamo, per l’ennesima volta in pochi anni, a dover affrontare un conflitto nel Vicino e Medio Oriente con più o meno gli stessi protagonisti che hanno infiammato questa regione negli ultimi settantotto anni cioè dalla nascita dello Stato di Israele. Dobbiamo quindi ripetere le stesse considerazioni evidenziate nei vari articoli comparsi in questa testata giornalistica. Cercherò di procedere in modo organico con la speranza di poter capire
quello che sta succedendo in questi giorni in quell’area.
Perché Trump attacca l’Iran ? Presumo per il petrolio. Dopo aver fatto fuori Maduro in
Venezuela, altro produttore di petrolio e potendo contare sulle forniture saudite che
forniscono agli U.S.A. questa fonte energetica a basso costo, gli Stati Uniti vogliono
creare problemi ai suoi concorrenti economici globali.
L’Iran fa parte dal 2024, del cosiddetto BRICS, il raggruppamento di economie mondiali
emergenti, insieme a Brasile, Russia, India e Cina a cui si aggiungono Sudafrica,
Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Indonesia. Queste nazioni hanno rapporti
diciamo privilegiati, con i paesi del cosiddetto terzo mondo, anche se per essere
sinceri si rileva anche in questi luoghi uno sviluppo economico importante. Russia
e Cina sono partners rilevanti e contribuiscono sopratutto alle economie africane.
L’Iran dopo la rivoluzione teocratica del 1979, si è trovata isolata nel mondo anche
in quello arabo.
L’occidente ha sempre visto un pericolo “ideologico” in questa rivoluzione insieme
ai timori dell’Arabia Saudita.
Lo scontro tra il paese che ha dato i natali al Profeta Maometto, e il resto dei
paese Sciiti si è acutizzato intorno agli anni ottanta, appunto dopo la rivoluzione
Khomeinista. Lo Shah di Persia Mohammed Reza Palhavi, detronizzato nel 1979
era così forte militarmente ed economicamente che condizionava la politica della
regione, tanto da poter stringere accordi economico-militari perfino con l’Unione
Sovietico. Condizionava il mondo col suo petrolio, creando le prime centrali
nucleari che avrebbero permesso al suo paese l’indipendenza energetica e
praticare dei prezzi petroliferi concorrenziali a livello mondiale.
Dopo il 1979, l’occidente e alcuni paesi arabi, aiutarono l’Iraq a combattere contro
la neo Repubblica Islamica dell’Iran, ritenendola così debole da sperare in una sua
capitolazione in poche settimane. Invece dopo otto anni di guerra ed il cessate il
fuoco unilaterale da parte dell’Iraq, il regime teocratico iraniano ne è uscito
rafforzato. Vennero tenuti in ostaggio i diplomatici dell’ambasciata statunitense a
Teheran,determinando una sconfitta morale per gli U.S.A. L’Iran ha favorito i
movimenti anti-occidentali, quelli contro alcuni paesi arabi e ha creato il partito di
Dio (HitzbollaH) nel Libano del Sud in perenne stato di guerra con Israele.
Ritengo ancora una volta, confortato da esperti di geopolitica che dietro questo
ultimo attacco all’Iran, ci siano non solo Israele e gli U.S.A.ma anche i paesi del
Golfo (Qatar, Emirati Arabi Uniti) colpiti dalla rappresaglia iraniana e l’Arabia
Saudita.
Sembra che Khamanei sia stato “venduto” da qualcuno all’interno del regime.
Penso che questo attacco sia contrario alle leggi internazionali e che si usino
come spesso accade nella Storia due pesi e due misure.
Ci sono molti altri “Stati Canaglia” secondo una espressione occidentale, ma nei
confronti dei quali non si prevedono azioni fatte nel nome della democrazia. Noi occidentali siamo bravi nell’esportare la DEMOCRAZIA con le bombe. Però poi
non vediamo il miglioramento delle condizioni di vita elle popolazioni “liberate”.
Guardiamo cosa è successo in Afganistan, Iraq, Libia e Siria dove se è vero che ci
si é liberati del regime quarantennale degli Assad abbiamo lasciato scoperto un
problema che doveva essere risolto all’inizi del secolo scorso insieme allo
smantellamento dell’Impero Ottomano, cioè quello CURDO oltre alla spartizione
della Palestina in uno stato arabo ed uno ebraico.
Si dice che filtrino notizie contrastanti dall’Iran e che in molte città europee
profughi iraniani inneggiano a questa guerra. Ma siamo davvero sicuri che tutto il
popolo iraniano sia contro il regime khomeinista?
Quando scrivemmo della povera Mahsa Amini uccisa dalla polizia morale
leggemmo che i giovani iraniani vorrebbero affrancarsi dalle proprie famiglie
d’origine, e vivere la loro vita. Ma non lo possono fare, perché 47 anni di
embarghi contro questa nazione hanno reso loro difficile questa possibilità.
Embarghi che colpiscono la popolazione e non l’ entourage politico o religioso.
Come capita sempre in queste circostanze in tutte le parti del mondo.
Parlavo di Stati Canaglia appunto e non vediamo nessuna azione verso per
esempio la Corea del Nord che viene comandata da un regime del terrore che fa
morir di fame la propria gente che produce armi che minacciano i propri vicini,
Giappone in testa. Ma forse economicamente la Corea non interessa.
Il Sig. Trump nella sua precedente gestione dell’economia ha mantenuto lo stesso
PIL dell’epoca Obama anzi ha vissuto l’onda favorevole di quel periodo. Osservate
se vi capita l’andamento dell’attuale sviluppo economico statunitense e le loro
Borse. Non sembra che vada poi così bene, è spesso alla ricerca di fonti
energetiche e materie prime (Groenlandia ed anche l’Ucraina, anche se in questo
caso non ha favorito lui l’escalation del conflitto, ma è comunque interessato alle
terre rare. Anche perché gli esperti hanno già dichiarata sconfitta l’Ucraina almeno
un anno e mezzo fa.
Veniamo all’ultimo personaggio di questa tragica rappresentazione “teatrale” il Sig.
Benjamin Netanyahu, qualche mese fa ha chiesto l’appoggio a Trump per le
prossime elezioni politiche in Israele a fine 2026. Sa bene che finirà in galera per
una condanna per corruzione che solo gli eventi del 7 ottobre 2023 hanno
rimandato. Si pensi che i quattro partiti arabo israeliani si riuniranno in una sola
lista che secondo un sondaggio potrebbero creare qualche problema ai partiti di
opposizione a Netanyahu.
Ultimo ragionamento che scaturisce dall’incontro avvenuto a Cagliari con Marco
Travaglio. Il giornalista ha spiegato che la furia di Israele dopo il 7 ottobre 2023 si
è rivolta a Gaza, di Hamas. Ma non verso la Cisgiordania, perchè? Il motivo
dipende alla presenza di insediamenti ebraici in territorio palestinese (42%) se
Israele occupasse questa terra, per la stessa legge israeliana dovrebbe indire
delle elezioni dove non otterrebbe la maggioranza.
Meditiamo gente, meditiamo.

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